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INTERVENTI

Convegno Banca Intesa: intervento di Luigi Angeletti, Segretario generale della UIL

Io, né personalmente né come sindacalista, ho niente da chiedere a Massimo Cacciari per il motivo che ha poco da dare.

Volevo affrontare il primo aspetto del titolo: la crescita del Paese, perché credo che questo sia il nostro problema.

Quando abbiamo capito che la nostra economia non era più in grado di tenere il passo con una competizione globale  e, a volte, senza regole, ci siamo concentrati su un aspetto del problema, pensando – e secondo me illudendoci – che la soluzione fosse quella di ridurre i costi. Eravamo poco competitivi perché, in fondo, lavorare in Italia costava di più che altrove. Non perché questo non sia vero e non meriti di essere affrontato e risolto positivamente, quanto piuttosto sarebbe un’illusione pensare che questa sia la soluzione, mentre credo che tutte le persone, tutti gli analisti più attenti hanno potuto constatare come il male del nostro Paese, oggi, siano i particolarismi. Pensiamo, ad esempio, alla Tav, dove gli interessi degli abitanti di quella valle, si scontrano con gli interessi della collettività. Non c’è, ad oggi, nessun meccanismo per risolvere questo problema, e il sindaco Cacciari lo sa bene.

Mentre noi continuiamo a discutere inutilmente e forse cominciamo a mettere in discussione anche  la ragione di fondo della democrazia, il Paese si ferma, non fa nulla, non reagisce ai cambiamenti.

La democrazia ha valore perché le decisioni vengono prese – o per lo meno dovrebbero essere prese – tenendo conto degli interessi della maggioranza, si contano le opinioni e si decide. Una volta, prima delle forme di democrazia, invece di essere contate, le teste venivano tagliate, seguendo il principio in base al quale chi ne tagliava di più, alla fine, prendeva la decisione a lui più favorevole. In democrazia, per fortuna, si contano le teste e si prende la decisione giusta, quella condivisa dalla maggioranza e poi si agisce.

Quando in un paese gli interessi delle minoranze riescono a prevalere sugli interessi della maggioranza, c’è ragione per diventare pessimisti. Ecco perché tutti gli attori della democrazia e tutti i cittadini devono riscoprire il senso più autentico della partecipazione, che è il valore fondante della democrazia e  di ogni paese che voglia veramente definirsi civile e moderno.  Grazie.

Roma, 19 ottobre 2006

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