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ARTICOLI

Consumi, inflazione, speculazione.
Articolo per la rivista della COOP

di Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL

Sul fronte dei consumi, la nostra società ha subito una vera e propria rivoluzione: non si consuma più ciò che si produce ma, al contrario, si produce quel che si consuma. Sono cambiate radicalmente le regole del mercato perché sono cambiate la storia e le stesse abitudini della nostra società. Molte delle crisi attuali di alcune aziende derivano proprio dall’incapacità di dare risposte adeguate ed efficaci alle aspettative e alle richieste di ‘clienti’ sempre più attenti ed esigenti.

Questa è una premessa di fondo di cui non sempre si tiene conto nelle analisi sulla crisi dei consumi che sta caratterizzando in quest’ultimo periodo, in particolare, il nostro Paese. C’è dunque innanzitutto un problema di qualità dei prodotti che andrebbe affrontato se si intende dare slancio al cosiddetto made in Italy, perché è del tutto evidente che una tale stagnazione può significare, nell’immediato, una crisi dello stesso sistema industriale italiano.

Questo è, però, un corno del problema: è una questione strutturale, potremmo dire, che andrebbe gestita sul fronte della ricerca, dell’innovazione e della qualità.

C’è invece un secondo aspetto, del tutto contingente, che fa emergere una collegamento diretto tra stagnazione dei consumi e quella che, in gergo, viene definita ‘inflazione percepita’. Insomma, è il fenomeno della massaia che va al mercato, coglie i segni evidenti del ‘carovita’ e riduce inevitabilmente i suoi acquisti. Questo è ciò che è accaduto e continua ancora a succedere nel nostro paese da un paio di anni a questa parte. Il fatto è, però, che non vi è alcuna ragione economica a giustificare un incremento dei prezzi che, in alcune circostanze, è oggettivamente raddoppiato. Una tale crescita ha esclusivamente motivazioni speculative. Con l’introduzione dell’euro si è diffusa l’errata e scorretta abitudine di condiderare le vecchie mille lire pari ad un euro. Fortunatamente, non è stata una prassi generalizzata, ma non vi è dubbio che l’incremento dei prezzi si è determinato per questa via. C’è di più: non c’è solo una stagnazione dei consumi per effetto del ‘carovita’, ma si è determinata anche un’ingiusta redistribuzione della ricchezza a svantaggio dei redditi da lavoro dipendente e da pensioni.

Per evitare che tutto ciò avvenisse, sarebbe bastato che, per un periodo sufficientemente lungo, a cavallo della transizione da una moneta all’altra, si fosse imposto l’obbligo di esporre il doppio prezzo, così da rendere immediatamente evidente l’effettivo valore della merce o anche dei servizi. E, ancora, sarebbe stato utile e lo sarebbe tuttora, intensificare i controlli sul processo di determinazione del prezzo al consumo. E, infine, sarebbe opportuna un’opera di moral suasion da parte del Governo, sull’esempio di ciò che è avvenuto in Francia, per invertire l’ingiustificata tendenza inflativa. Qualche sperimentazione è stata di recente avviata ma, forse, troppo lungo è stato il tempo del laissez-faire per sperare ora in qualche rapido risultato. Inoltre, gli accordi sottoscritti tendono a bloccare i prezzi e non a spingerli verso il basso come, invece, si è verificato in Francia e come sarebbe giusto si verificasse anche da noi. Bisogna, tuttavia, procedere su questa strada intensificando i controlli e sottoscrivendo accordi per ridurre i prezzi sapendo però che, nell’immediato, per accrescere la propensione al consumo della gente, si deve operare anche su altre leve. Occorre aumentare i salari dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Ecco perché bisogna concedere subito gli aumenti contrattuali e prevedere, per un periodo limitato di tempo, una detassazione degli incrementi salariali derivanti dai contratti. La maggiore ed immediata disponibilità economica che ne conseguirebbe per milioni di persone, oggi tartassate dal ‘carovita’, si tradurrebbe in una crescita dei consumi e in una ripresa dell’economia.

Queste sono le nostre proposte. L’auspicio è che, su questo fronte, il Governo abbandoni la sua inerzia e che il mondo della distribuzione commerciale, ma anche dei lavoratori autonomi, dei professionisti e dei servizi facciano, tutti insieme, responsabilmente la loro parte.

Ottobre 2004

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