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INTERVENTI

Sintesi dell'intervento del Segretario Generale della UIL
Luigi Angeletti al Congresso della CGIL

Rimini, 2 marzo 2006

Dopo il 2002 si è realizzata la più grande redistribuzione di ricchezza della storia repubblicana: il 3% del Pil si è trasferito dal lavoro dipendente e dai pensionati alle imprese. Questo non è l’effetto del mercato, ma il frutto di un'idea dello sviluppo basata sui rapporti di forza e di un capitalismo bonsai e feudale come il nostro.

Si è sviluppata l'idea che per fare soldi basta speculare sul mercato finanziario o immobiliare. Un disastro sociale ed economico, perché si è ridotta la base materiale della crescita e la capacità di consumo del paese: ecco perché penso che quello della redistribuzione sia il problema principale che abbiamo davanti.

L’attuale Governo non ha voluto usare la leva fiscale o addirittura l’ha usata al contrario. Per questo Epifani ha parlato di un nuovo patto fiscale, ma il patto presuppone uno scambio e io penso che non abbiamo nulla da scambiare: lavoratori e pensionati devono essere risarciti.

Qualcuno ha detto che i sindacati sono d'accordo sulla proposta di ridurre di 5 punti le tasse sulle imprese, perché indirettamente ne beneficerebbero anche i lavoratori. Io propongo di invertire il percorso: meno tasse ai lavoratori perché indirettamente ne trarrebbero beneficio anche le imprese.

Ma dobbiamo riflettere anche sulla politica contrattuale. Il sindacato deve scongiurare il pericolo di chiudersi in una riserva a protezione dei dipendenti pubblici e delle grandi imprese. Serve una politica contrattuale capace di rivolgersi anche a chi è fuori dal recinto: un contratto nazionale in grado di difendere il potere d’acquisto, ma anche di far ripartire la produttività, cosa che può essere fatta solo con la contrattazione di 2° livello.

Il modello del '93 non c'è più: era ottimo per disinflazionare l'economia, adesso è una macchina che garantisce una perdita del potere d'acquisto. Servirebbero nuove regole, un accordo, ma se l’accordo non si può fare, lasciamo perdere. Alla Cgil, in ogni caso, riconosco il merito di aver insistito sulla democrazia sindacale: i lavoratori hanno il diritto di votare sui contratti.

Sono convinto che questo è un problema da risolvere: in attesa di una legge sulla rappresentanza che forse non arriverà, propongo di batterci assieme per riconoscere il diritto di voto delle Rsu a tutte le categorie. Questo, secondo me, sarebbe già un passo in avanti.

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