Roma, Palalottomatica, 11 maggio 2007
Questa è una manifestazione molto importante perché tocca temi che vanno al di là del rinnovo del contratto. In Italia, infatti, esiste un problema legato alla scarsa crescita economica, la nostra economia non funziona abbastanza bene e le condizioni dei lavoratori e dei pensionati sono peggiori di quelle degli altri paesi europei.
Ci si interroga sulle ragioni di questa situazione e su come risolverla. Credo che la vera causa risieda in quella perfida forma di opportunismo che consiste nell’affermare determinate cose e poi fare l’esatto contrario. La vera ragione della nostra mancata crescita economica sta in una matassa di interessi che non si ha la volontà di sciogliere, interessi degli evasori fiscali, degli imprenditori che non rispettano le norme, che sfruttano il lavoro nero, che non rispettano nemmeno i contratti. E come si risponde a tutto questo? Troppo spesso si assiste passivamente a forme incivili di sfruttamento delle persone. Questo è un paese dove non solo si fa uso di manodopera in nero, ma anche il Paese nel quale i lavoratori dipendenti guadagnano più dei loro datori di lavoro. Niente di più falso.
Nel nostro paese la maggioranza degli imprenditori denuncia di guadagnare meno dei propri dipendenti e di conseguenza paga meno tasse di loro.
Cosa si pensa di fare? Quali politiche si pensa di porre in atto? Ci sono effettivamente delle risorse finanziarie in più? La stragrande maggioranza di coloro che compongono la nostra classe dirigente è dell’opinione che la cosa migliore da fare sarebbe ridurre le tasse alle imprese. Non vedo per quale ragione dovremmo accettare che, dopo aver pagato le tasse, forse anche troppe, questo surplus debba esser utilizzato per ridurle alle imprese.
In questo paese il sindacato viene accusato, in maniera ricorrente, di essere poco rappresentativo, di non difendere i lavoratori, ma poi proprio quando cerca di difendere i salari delle persone, e con questi la loro dignità, diventa conservatore.
Coloro che intendono rivedere – nel senso di peggiorare - il nostro sistema previdenziale, si riferiscono sempre alla pensione degli altri, mai a quella propria. Cercano di terrorizzare i lavoratori ed i pensionati circa la nostra situazione previdenziale, che viene definita insostenibile, ma non osano mai ammettere che la prima cosa da fare sarebbe ridurre i privilegi previdenziali, privilegi di persone le cui pensioni non hanno alcun rapporto di corrispondenza con i contributi che hanno pagato, mentre vorrebbero tagliare le pensioni che i lavoratori hanno pagato con i loro salari.
Il nostro sistema previdenziale non prevede vantaggi, almeno per quanto riguarda i lavoratori dipendenti: le pensioni che percepiscono le hanno guadagnate versando regolarmente i contributi. Il nostro sistema è insostenibile perché paghiamo più contributi di tutti in Europa, prendiamo le pensioni più basse, e lavoriamo esattamente lo stesso numero di anni degli altri lavoratori europei.
Non è accettabile che con i contributi si paghino privilegi pensionistici. Questi dovrebbero essere coperti con le tasse e non con quanto messo da parte dai lavoratori dipendenti. Ecco quello che deve cambiare.
Da un lato si sostiene che bisognerebbe preoccuparsi della pensione dei giovani, e si accusano i sindacati di non preoccuparsene abbastanza, e nello stesso tempo le stesse persone propongono di rivedere i coefficienti, facendo in modo che coloro che oggi sono giovani domani avranno una pensione ancora più bassa. Non c’è coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si pratica.
È corretto dire che i problemi di questo paese risiedono nel sistema previdenziale, nel sistema di garanzie e tutele, del nostro sistema contrattuale? Forse le uniche che agiscono sul serio perché questo diventi un paese moderno sono le Organizzazioni Sindacali.
Un altro esempio: siamo tutti i giorni bombardati da interviste, sulla TV e sui giornali, di pseudo – economisti, anche rappresentanti di istituzioni internazionali, che pretendono di spiegarci che in Italia bisognerebbe avere un mercato del lavoro più flessibile. A questo punto è necessario sottolineare che ci sono centinaia di migliaia di persone che vengono assunte per anni dalla stessa impresa con contratti a termine di mesi. Flessibilità non deve significare questo. Perché si assume una cassiera in un supermercato con un contratto a termine di tre mesi e lo si reitera per decine di volte? Quella persona serve, quel lavoro serve, e serve per un tempo indeterminato, fino a quando ci sarà quel supermercato.
Tutto questo accade per un motivo banale: perché in questo modo si può retribuire di meno il lavoratore. E se noi diciamo che bisogna introdurre delle regole, passiamo per conservatori. Spesso alcuni di quelli che si definiscono imprenditori non sono altro che speculatori o meri intermediari di manodopera.
Si dice che noi abbiamo i salari più bassi d’Europa, secondi solo al Portogallo, che ha un reddito pro-capite pari alla metà del nostro. Quello che non accetto non è il fatto che finalmente venga riconosciuta questa realtà, bensì che ci sia un atteggiamento di contemplazione: anche i presidenti delle associazioni datoriali sostengono che bisogna fare qualcosa, ma nessuno agisce veramente, questo per me è un atteggiamento ipocrita.
Purtroppo è vero che abbiamo i salari più bassi d’Europa, è necessario portare avanti una politica che avvii a soluzione questo problema; dobbiamo tenere sempre a mente che questo non è solo uno scandalo sociale per le persone che lo subiscono, ma è anche il vero motivo per cui noi continuiamo ad avere una crescita economica più bassa della Francia, della Spagna e degli altri paesi europei.
Nell’economia di mercato vige una regola fondamentale: prima di produrre merci e servizi bisogna anche sapere a chi si vendono. Ci sono decide di milioni di cittadini italiani che non hanno i soldi per acquistare prodotti e servizi di buona qualità, che è proprio quello che servirebbe per far sì che la nostra produzione migliori. L’unica soluzione possibile è quella di fare scelte di politica economica volte a risolvere questo problema. E solo due sono le strade: aumentare le retribuzioni rinnovando i contratti e abbassare le tasse. Solo così si possono aumentare i salari, non ci sono altre soluzioni.
Nonostante tutto, queste persone che pretendono di poter impartire delle lezioni non fanno mai dichiarazioni in cui riconoscono che è uno scandalo che milioni di persone, tra l’altro pagate anche meno della media, sono da mesi, qualcuno anche da anni, senza contratto. Se vogliamo avere un paese moderno insieme con gli altri, se vogliamo costruire un futuro alla pari con gli altri, dobbiamo impedire che milioni di persone versino in condizioni sociali, economiche, di diritti e di dignità inferiori a quelle di altri.
Non si possono scrivere articoli di fondo sui grandi quotidiani dando lezioni su cosa bisogna fare per rendere questo paese migliore e nello stesso tempo mantenere un silenzio inaccettabile sulle contraddizioni in cui si trova. Il lavoro delle persone può risolvere i problemi, ma questo non è possibile se chi lavora ha meno diritti e deve faticare per mantenere i troppi privilegi altrui.
Dovremo finalmente trovare qualcuno che dica a tutti questi nostri concittadini che evadono le tasse, che guadagnano soldi violando le leggi ed i contratti, che è ora di cambiare. La festa per loro è finita. Quando questo accadrà potremo dire che qualcosa è cambiato.
Voi rappresentate il settore più importante delle economie moderne, siete voi il futuro del paese. Io penso che se la nostra economia è soprattutto un’economia di servizi, una modernizzazione deve passare per forza attraverso un miglioramento dei servizi stessi, in cui la qualità dipende dalla qualità del lavoro, non esclusivamente dalla tecnologia, dall’utilizzo di computer o di robot.
Non è credibile che ci possa essere un’espansione seria, competitiva, del nostro sistema dei servizi, se le persone che ci lavorano sono umiliate, se non si riesce a rispettare quella banale regola per cui per ottenere un lavoro migliore bisogna investire sulle persone, far crescere la loro professionalità, motivarle, valorizzare la loro dignità sul posto di lavoro. Quella che sembra essere una normale vicenda contrattuale, un normale conflitto tra noi e gli imprenditori per rinnovare il contratto ed ottenere aumenti salariali, ha un grande significato: questo è un paese che soffre di una gigantesca forma di sperequazione della ricchezza. Fino a quando questa ricchezza non verrà ridistribuita in maniera equa noi non solo non avremo forme di giustizia sociale accettabili, ma non avremo nemmeno un’economia capace di crescere. La ricchezza cresce se si ridistribuisce: è una regola che vige in tutte le economie di mercato più floride.
Le vicende contrattuali come quelle di cui stiamo trattando oggi non riguardano solo i rapporti di forza tra noi e le associazioni delle imprese, riguardano il destino di questo paese. Perchè un paese sia più moderno e sia in grado di guardare con ottimismo al futuro, deve essere in grado di dare fiducia e sicurezza ai propri cittadini. Solo così l’Italia potrà tornare ad essere grande e la gente che ci vive e ci lavora potrà tornare ad avere speranza.