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INTERVISTE

Sviluppo e legalità’. Intervista a Luigi Angeletti

Maggio 2005

1) Angeletti, anche quest’anno Cgil, Cisl e Uil hanno scelto un luogo simbolo per celebrare, con una grande manifestazione nazionale, la Festa dei lavoratori. Perché Scampia?

R) Scampia è un rione periferico di Napoli che negli ultimi mesi è stato teatro di ripetuti episodi di violenza, divenendo per tutto il Paese quasi un simbolo del degrado sociale e dell’arretrare della ‘Cosa pubblica’ di fronte all’arroganza e alla crudeltà della criminalità organizzata. Noi vorremmo che Scampia da simbolo della criminalità divenisse luogo simbolo della lotta alla criminalità, per la legalità e lo sviluppo: il simbolo di un Mezzogiorno che non si rassegna e che vuole rinascere.

2) Lo slogan di questo Primo Maggio è stato “sviluppo e legalità”. Che messaggio avete voluto dare al Paese?

R) Abbiamo voluto trasmettere un messaggio di legalità come fattore indispensabile per lo sviluppo dell’economia. Il rispetto delle leggi, la riduzione del crimine influiscono in maniera decisiva sullo sviluppo economico. Noi crediamo che, tutti insieme, ognuno per la propria parte, si possa essere in grado di cambiare una condizione così negativa.

3) Quali sono gli altri problemi da affrontare e risolvere per lo sviluppo del Mezzogiorno?

R) Innanzitutto deve esser chiaro che se vogliamo far crescere il Paese, è il Mezzogiorno che occorre far crescere: in questo senso quella del Sud è una questione nazionale. Non c’è nessuna possibilità di incrementare il tasso di crescita per il Paese se nel Sud esso non sarà superiore al 2%: lo sviluppo del nostro Paese nasce dal nostro Mezzogiorno. Finchè però si sarà la meta' delle infrastrutture che ci sono nel resto d'Europa e mancheranno strade, ferrovie, energia elettrica e persino l'acqua e finchè continueremo ad importare il 13% dell'energia che ci costa il 30% in piu', e' davvero difficile parlare di sviluppo. Prima bisogna risolvere questi problemi. Non ci sono scorciatoie: bisogna smettere di pensare che si possa non avere energia elettrica, ferrovie, infrastrutture e fare gli sconti fiscali in maniera compensativa. Così non funziona.

4) In tutto il Paese si avverte chiaramente un impoverimento di una parte dei cittadini. Ci sono difficoltà – come si suol dire- ad arrivare a fine mese e c’è una crisi dei consumi. Cosa è accaduto?

R) Non c’è dubbio che si siano ridotti i consumi: noi compriamo meno cose con gli stessi soldi. E’ sotto gli occhi di tutti che una parte del nostro Paese si sia impoverita. Una crescita dei prezzi avvenuta senza alcuna motivazione economica ma solo per ragioni di carattere speculativo ha determinato un’ingiusta redistribuzione della ricchezza a svantaggio dei redditi da lavoro dipendente e dei pensionati. La crisi della domanda interna nasce semplicemente da questa situazione che ha generato una riduzione del potere d’acquisto.

5) Domanda interna e redistribuzione della ricchezza sono dunque correlate?

R) Assolutamente sì. La redistribuzione della ricchezza non è solo un problema di giustizia sociale ma è anche una questione che attiene all’efficacia della politica economica. Non si può sperare che la crescita del nostro Paese dipenda solo dal fatto che “altri” comprino nostri beni e servizi, non ci si può basare solo sulla domanda estera: occorre anche un sufficiente livello di consumi interni. E perché ciò avvenga, i soldi devono essere redistribuiti. Deve esser chiaro che crescita e redistribuzione sono due facce della stessa medaglia e che, dunque, la prima si realizza congiuntamente e contemporaneamente alla seconda.

6) E cosa bisogna fare per realizzare questa redistribuzione?

R) Ci sono solo due leve su cui agire: quella fiscale e quella contrattuale. Abbiamo ripetutamente sottolineato la necessità di ridurre le tasse sul lavoro e, più precisamente di detassare gli incrementi contrattuali. Così come abbiamo precisato che non è più tollerabile un andamento dei salari reali, ormai sistematicamente inferiore alla crescita dei prezzi. Noi dobbiamo ottenere una crescita dei salari reali: questo deve essere il nostro obiettivo, questo è ciò che più conta per i lavoratori ma anche per il Paese

Agenda UILCOM, maggio 2005

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