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| La
responsabilità sociale delle imprese |
responsabilita' sociale delle imprese "Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese" Roma 30 Maggio 2002 Convegno ISVI: L’ Accountability 1000:
intervento di Lamberto …Mi sembra opportuno, innanzi tutto, fare una riflessione sullo
scenario globale nel quale si articolano gli attuali processi economico
sociali. In particolare vorrei soffermarmi sul significato di
responsabilità sociale delle imprese. Il processo di globalizzazione ha indubbiamente consegnato alle imprese
un ruolo ed una influenza sulla società mai assunto finora. La trasformazione di tante singole iniziative industriali e commerciali
in una rete sempre più fitta di realtà multinazionali ha fatto sì che
queste "entità" transnazionali acquisissero un ruolo molto
importante al punto tale che la loro "responsabilità" è oggi
talmente significativa da riuscire ad incidere sempre di più sulle
politiche nazionali ed internazionali. Pensiamo all’impatto sociale provocato per esempio da recenti e,
purtroppo anche attuali, grandi ristrutturazioni aziendali che, attraverso
imponenti ridimensionamenti degli organici, vanno a modificare quell’equilibrio
che permette a migliaia di individui di progettare condizioni di vita
serena. Riflettiamo sugli effetti devastanti causati di recente in America da
gestioni scellerate che hanno prodotto ferite laceranti ai dipendenti e a
tutti coloro che avevano investito i loro risparmi ed il loro futuro in
quote azionarie delle stesse società. E’ opportuno quindi, alla luce di questa nuova dimensione assunta
dalle imprese, approntarsi ad una più attenta lettura ed analisi del loro
operato, non più valutato in una mera ottica di profitti, ma analizzando
il bilancio degli effetti che la strategia di un’impresa riflette su
tutti i suoi interlocutori e sull’ambiente circostante. Bisogna riconoscere che questo invito è stato di recente recepito con
molto interesse da una parte del mondo imprenditoriale. E’ infatti molto importante che metodi, regole ed indicatori
contribuiscano a rendere tutte le fasi di rendicontazione sociale
obiettive ed approfondite, evitando che scivolino, come molto spesso
inevitabilmente può accadere, in una ennesima rappresentazione
pubblicitaria. Voglio a questo punto riportare una riflessione di Mario Viviani :
"La genesi del bilancio sociale – egli dice – è identica alla
costituzione dell’etica: è necessario che i membri di una società
convengano su ciò che è bene e ciò che è male , perché si devono
reciprocamente fidare". Ebbene da questa affermazione si può
individuare un po’ la sintesi di quello che è il punto di vista del
nostro sindacato. E’ necessaria la condivisione tra stakeholders ed imprese nella
definizione di quelle regole e di quei metodi per permettere la redazione
di bilanci che evidenzino effettivamente la differenza di una politica
aziendale da un’altra. Riconosciamo senza dubbio la validità di standard quali l’Accountability
1000, che hanno permesso un approccio metodologico serio ed articolato. La UIL, prima Confederazione che ha avviato una profonda riflessione e
sviluppato proposte concrete sul tema della Responsabilità sociale d’impresa,
in un Convegno tenuto a Roma lo scorso mese di Maggio, condivide l’impianto
generale proposto dall’AA1000. Siamo anche favorevoli al modello di rendicontazione esterna ed
indipendente, previsto nell’AA1000S. Noi sosteniamo che occorre: un approccio multistakeholders alla individuazione degli obiettivi Finora, purtroppo, abbiamo registrato, pur nelle lodevoli iniziative
sviluppate da alcune aziende, la caratteristica dello "stand
alone", cioè un approccio al tema non condiviso con gli altri
soggetti portatori di interesse. Questo mancato coinvolgimento denota una visione unilaterale della
responsabilità sociale da parte delle imprese, che rischia di vanificare,
anzi di rendere controproducenti gli sforzi finora fatti. Le "comunicazioni sociali", contenute in questo modello,
appaiono ai destinatari più un tentativo di "lifting", che l’espressione
di una profonda convinzione e la piena accettazione di pratiche che
tendono ad "includere" i portatori di interesse. I lavoratori, le loro organizzazioni sindacali, sono estremamente
interessati allo sviluppo di questo modello diverso di concepire il ruolo
dell’impresa nella società, sia come destinatari di "buone
pratiche", sia come attori verso gli stakeholders esterni dei
comportamenti dell’azienda. E’ pertanto indispensabile che si apra al più presto tra le
associazioni imprenditoriali e i sindacati uno specifico tavolo di
confronto per condividere metodologie e prassi da proporre all’insieme
del sistema produttivo. Non va dimenticato che anche la Pubblica Amministrazione è parte
integrante di questo nuovo modello di relazione con lavoratori ed utenti e
vogliamo avviare questa discussione con il Governo, le Regioni e gli Enti
Locali, focalizzandola in uno specifico dossier. Riteniamo però sia necessario fare un ulteriore passo in avanti. A maggio abbiamo proposto l’adozione di questo strumento sia a
livello nazionale che a livello europeo. Ebbene qualche cosa si sta muovendo nella giusta direzione. Il giorno 4 Novembre u.s., nell’ambito delle riunioni del dialogo
sociale settoriale del credito e della finanza, è stato concordato un
gruppo di lavoro sulla responsabilità sociale, con tre obiettivi: Scambio di buone pratiche ed esperienze sulla RSI Il sistema bancario europeo sta dimostrando una importante sensibilità
nell’affrontare con il sindacato questi argomenti. Riteniamo utile la diffusione e lo sviluppo di questo dialogo a livello
settoriale, come auspichiamo che il Forum organizzato dalla Commissione
Europea dia risultati utili e che nel 2004, al termine dei suoi lavori,
sia possibile avere un compiuto e condiviso modello etico-sociale europeo
cui far riferimento La Uil porterà alla Conferenza di Stoccolma, prevista per il 21 e 22
Novembre prossimi, queste riflessioni. In conclusione, esprimo vivo apprezzamento per l’organizzazione di
questo convegno e per l’opportunità che mi è stata offerta di
presentare il punto di vista della mia Confederazione. Solo attraverso il confronto delle idee, delle esperienze e delle
proposte, sarà possibile trovare un percorso comune tra tutti i soggetti
interessati. L’Isvi, che ha organizzato il convegno, rappresenta un modello da
imitare, una buona pratica da seguire per il mondo imprenditoriale. Per
quanto riguarda la UIL, con un pizzico di orgoglio, siamo da sempre in
primissima linea aperti a verificare le idee degli altri con le nostre,
siamo da sempre portatori di istanze di sviluppo di modelli di democrazia
economica e questo convegno fa fare un passo in avanti al dibattito aperto
sul nuovo ruolo dell’impresa nella società moderna. Grazie per l’attenzione |