UIL: le politiche di responsabilirà sociale delle imprese
UIL HOME CERCA NEL SITO CHI SIAMO CONTATTACI SCRIVI ALLA UIL ARCHIVIO
La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

Responsabilità sociale delle imprese.
Confronto con le Segreterie Nazionali di Categoria
e le Segreterie Regionali UIL

Riunione del 15 Settembre 2003

La UIL sta dedicando da tempo la propria attenzione ai temi proposti dalla Commissione Europea, che intendono stimolare, attraverso la realizzazione di nuovi modelli e relazioni, il concretizzarsi del modello sociale europeo.

L’articolo 138 della Carta fondamentale, il trattato di Roma, assegna all’Unione il compito di promuovere il “dialogo sociale”, la relazione tra i vari “interessi” che compongono la vita  economica e sociale dell’Unione, mirato a sviluppare tutte quelle iniziative che permettano l’interazione e la collaborazione di tutte le forze, al fine di realizzare lo “sviluppo sostenibile”, cardine della cultura europea.

In questo contesto centrale è il diffondersi della democrazia economica, della effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese.

La legislazione sulla costituzione dei Comitati Aziendali Europei, la Direttiva sui diritti di informazione e consultazione dei lavoratori e lo statuto della Società Europea e della Società Cooperativa Europea rappresentano un passo concreto proposto dalla Commissione Europea verso la realizzazione di una democrazia economica reale e definita.

Sta ad ogni Stato membro adeguarsi concretamente a tale indirizzo e sta alle parti sociali coglierne i frutti.

Da parte nostra è importante cogliere tempestivamente l’opportunità. Infatti, la trasposizione in legge da parte dei vari stati membri  può, nell’adattarne il testo alla realtà nazionale, modificarne i contenuti e svuotarne le finalità. E poiché la Democrazia Economica è un tema storicamente al centro dell’attenzione della nostra organizzazione, noi più di altri siamo chiamati a seguire costantemente e da vicino la trasposizione delle direttive nell’ambito della legislazione nazionale.

Nell’ambito delle politiche di “dialogo sociale” si può certamente inserire il tema della “Responsabilità Sociale delle Imprese”, proposto dalla Commissione attraverso la pubblicazione del Libro Verde nel luglio 2001.

Da quella data molteplici sono state le iniziative fiorite intorno a questo tema.

Di responsabilità sociale e di etica si è parlato moltissimo, a più livelli; sono stati organizzati numerosissimi convegni; sono nate società di consulenza che si occupano solo di questo; associazioni che si sono fatte promotrici delle iniziative più svariate; imprese che si sono auto-dichiarate socialmente responsabili, assumendo pubblicamente, anche attraverso lo strumento pubblicitario, iniziative “responsabili”; è nata una nuova professione, quella del certificatore etico; c’è infine una proposta annunciata dal Ministro delle Politiche Sociali e del Lavoro, che dovrebbe essere presentata a fine novembre, che ha l’intenzione promuovere la responsabilità sociale premiando le imprese attraverso la defiscalizzazione delle iniziative.

Il sindacato, nella sua qualità di stakeholder privilegiato, è stato più volte chiamato a partecipare insieme ad  aziende, società di consulenza, università,  associazioni professionali, a momenti di confronto e di discussione. Spesso è stato anche  richiesto il coinvolgimento nella realizzazione di progetti di studio.

Abbiamo sottoscritto alcuni accordi che introducono le tematiche della responsabilità sociale nelle politiche aziendali. Primi fra tutti i codici di condotta, fino all’inserimento del concetto della responsabilità  sociale nelle piattaforme contrattuali.

Il confronto con i dirigenti che operano sui territori e nelle categorie è il punto di partenza per sviluppare un programma di lavoro ed arricchire le nostra posizione con il supporto ed il contributo di chi opera tutti i giorni sul campo, di chi ha ben presente che cosa vuol dire “responsabilità sociale”.

Un primo atto di questo confronto si è realizzato con la riunione che si è svolta il 15 settembre presso la Confederazione.

Il risultato dell’incontro si può senza dubbio considerare positivo sia per la partecipazione attiva, sia per l’interesse mostrato per l’iniziativa. Obiettivo primario dell’incontro è stato quello di definire, a più livelli, come si stanno concretizzando le iniziative intraprese ad oggi in nome della responsabilità sociale e dare corso ad una ampia riflessione sui contenuti e sugli effetti. E’ necessaria una attenta analisi delle prassi fin qui individuate anche per formulare eventuali  modelli da perseguire.

Sono emersi nel dibattito alcuni punti nodali si quali è necessario interrogarsi e sviluppare il confronto.

Primo fra tutti la difficoltà che spesso emerge nel definire il campo d’azione della responsabilità  sociale. Dove finisce la materia storicamente delegata alla contrattazione sindacale e dove comincia quell’impegno  “in più” che caratterizza la RSI? Che cosa è veramente la responsabilità sociale delle imprese?

Il sindacato ha affrontato e sta affrontando con estremo impegno la realtà delle  ristrutturazioni aziendali in atto nel nostro paese. Forse è possibile fare ancora  qualcosa di più, anticipando magari questi dolorosi processi  attraverso una politica preventiva “responsabile”,  suggerendo alle aziende  modelli che aprano possibilità alternative.

 E’ importante rafforzare i Comitati Aziendali Europei, rilanciando e riqualificando il loro ruolo. Solo attraverso un effettivo processo di informazione e consultazione è possibile infatti progettare programmi che favoriscano il ricollocamento degli esuberi.

E’ opportuno soffermarsi sulla centralità politica della RSI individuando nel nuovo ruolo della impresa nella società un veicolo verso un modello di “qualità totale”, un diverso metodo di valutazione delle politiche aziendali.

Va sviluppata una riflessione profonda sul modello di sviluppo e ricercato un punto di equilibrio più alto tra gli interessi delle economie più avanzate e quelle dei Paesi in via di Sviluppo.

Il Sindacato italiano ed europeo deve sciogliere alcune contraddizioni di fondo nell’essere contemporaneamente sostenitore dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in tutto il mondo ma nel contempo strenuo difensore del lavoro nazionale. Va riscoperta “l’etica e la responsabilità sindacale”.

Il fallimento del vertice di Cancun pone a tutti gli attori politici e sociali alcuni interrogativi nuovi. Le analisi di alcuni movimenti si sono dimostrate fondate in relazione alla natura della globalizzazione così come è stata attuata finora. La UIL dovrebbe aprire un serio dibattito al suo interno e riflettere sui nuovi scenari aperti nel dopo Cancun.

C’è una forte relazione fra l’eticità e la politica dei consumi. Se l’etica ha un costo, questo non può essere un elemento distorsivo della concorrenza. E’ possibile immaginare progetti di mutualità di tali costi, attraverso specifiche iniziative delle associazioni imprenditoriali e dello Stato ?

Il tema della responsabilità sociale è stato inserito in alcune piattaforme rivendicative. Il settore del credito ha orientato il rinnovo contrattuale incentrandolo sul tema. Può essere utile trasformare una scelta che le Aziende sostengono appartenga esclusivamente alla loro competenza, in obbligo da inserire nei contratti di lavoro? Quali possono essere i nuovi orizzonti della contrattazione?

La responsabilità sociale ha una forte relazione con il territorio. Alcune iniziative intraprese a livello locale  nel settore edile hanno evidenziato una positiva ricaduta e spesso hanno rappresentato un modello anche per gli enti locali  che nei nuovi contratti d’appalto inseriscono alcuni obblighi per le imprese legati al rispetto della persona. ( Nel caso in esame il diritto per gli operai ad avere nei cantieri residenziali una stanzetta singola).

Questi alcuni degli elementi scaturiti dal dibattito che saranno ulteriormente approfonditi e sviluppati nel corso dei prossimi mesi con alcune specifiche iniziative. Possiamo per ora anticipare che è in preparazione un modulo formativo di base sul tema della Responsabilità sociale, che la Commissione ha appena approvato un progetto del dipartimento Democrazia Economica, sul tema dei contenuti dell’informazione nei CAE e sulla responsabilità dei delegati nel caso di informazioni classificate “confidenziali”e che è stato presentato un ulteriore progetto europeo sulla Società cooperativa Europea, sulla base della direttiva approvata lo scorso agosto. L’orientamento del dipartimento è quello di sviluppare l’utile e fecondo rapporto finora avviato con tutte le strutture interessate, categoriali e territoriali. La sinergia delle esperienze e delle competenze potrà portare un indubbio beneficio alla qualità della nostra azione e alla preparazione di una piattaforma politica coerente con la nostra cultura e con la tradizione di saper anticipare i tempi del cambiamento.

____________________

Hanno partecipato alla riunione: Marcelli (Uilcem), Regazzi (Segretario Generale Uilm), Di Cola (Segretario Generale Uilcomunicazioni), Cucchi, De Paoli (Uilcomunicazioni), Ascoli (Uil Campania), Ciddio (Feneal), Rossi (Uilta), Solfaroli (Uilpost), Iozia (Uilca), Scarpari (Ciq), Fioretti (Segretario Regionale Unione Uil Marche), Conti (Uiltrasporti) , Gatti (Ital), Ranaldi (Uil Lazio)

TORNA ALLA HOME