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La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

"Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese"

Roma 30 Maggio 2002

Il “Libro Verde”: uno strumento su cui ragionare.

Di Maria Sacchettoni, Servizio Confederale UIL Democrazia Economica / Terziario

La responsabilità sociale delle imprese

Discutendo sui temi tanto attuali della globalizzazione, inevitabilmente si delinea la necessità della costruzione di un occidente  più giusto, più solidale, ispirato da principi che non pongano l’economia ed il profitto al centro della nostra organizzazione sociale  ma al contrario pongano l’economia ed il capitale al servizio dell’uomo. Al servizio dell’uomo, oltre che per una fonte di reddito necessaria  che permetta condizioni di vita adeguate, anche e soprattutto per una qualità di vita migliore per tutti.

Ma quando si pensa all’occidente altrettanto inevitabilmente  si evidenzia la differenza dello spirito che accompagna l’occidente “America” dall’occidente “Europa”, due realtà con radici culturali  e storiche assai differenti.

Se il paradigma espresso dalla società americana si può riassumere in  tre fattori espressi nel seguente ordine dei valori: MERCATO, LIBERTA’, SOLIDARIETA’, la cultura europea riconosce gli stessi tre fattori ma in un altro ordine del valori: SOLIDARIETA’, LIBERTA’, MERCATO

La Commissione Europea procede da tempo in questa direzione e  sui temi di una migliore qualità della vita per tutti è concentrato il programma di lavoro della commissione europea  per il 2002.

Migliorare la qualità della vita significa preoccuparsi di ciò che ci circonda e questa preoccupazione non può non essere vissuta in prima persona dai principali attori dell’economia.

Molte imprese europee promuovono già da tempo strategie di responsabilità sociale anche a causa di pressioni sociali, economiche ed ambientali.

Sulla scia dei temi affrontati nel vertice di Lisbona a proposito della responsabilità sociale delle imprese in materia di formazione continua, la Commissione ha promosso nel corso del 2001 la pubblicazione del LIBRO VERDE, un lavoro sviluppato con lo scopo di lanciare un segnale  a tutte le parti interessate alla vita stessa dell’impresa: lavoratori, azionisti, consumatori, poteri pubblici e ONG.

Ciò che si prefigge è sviluppare  un dibattito incoraggiando lo sviluppo di prassi innovative  e migliorando la trasparenza l’affidabilità della valutazione delle varie iniziative già realizzate in Europa, aprire   la via ad una nuova cultura: la cultura dell’impresa socialmente responsabile.

Che cosa è  la “Responsabilità sociale delle imprese”? Si tratta dell’acquisizione volontaria da parte delle imprese delle preoccupazioni sociali ed ambientali sia nell’ambito delle loro transazioni commerciali che nelle loro relazioni con le controparti.

La responsabilità sociale  è  un tema che interessa il mondo dell’impresa;  sia per l’ottimizzazione che ne può derivare  in una migliore gestione dei rapporti interni (lavoratori) sia per l’immagine che l’azienda può rappresentare  nei rapporti esterni (consumatori ed investitori). Ma, da questa ottica,  il principio è  vissuto e  utilizzato soprattutto  in termini di marketing aziendale. Non è un caso che un gruppo di grandi imprese europee si sia fatto promotore di uno specifico sito telematico  (www.csreurope.org), dedicato proprio alla responsabilità sociale delle imprese  e che alcune campagne pubblicitarie  recenti contengano messaggi in questa direzione (campagna Telecom).

Molti sono i fattori che alimentano l’attenzione a questa cultura: le attese e le preoccupazioni di gran parte della società alla luce della mondializzazione e delle grandi trasformazioni aziendali in corso, l’influenza dei criteri sociali  sulle scelte dei consumatori  e degli investitori,  l’informazione sull’attività delle imprese fornita dai mezzi di comunicazione. Le imprese sono poi sempre più consapevoli che  una corretta politica sociale rivesta un valore economico sia diretto sia indiretto.

I consumatori stanno poi mostrando sempre più attenzione  a questo argomento  sommando alle varie qualità di un prodotto  il rispetto che l’azienda produttrice ha verso chi consuma, chi lavora, chi investe   e verso un rapporto corretto con l’ambiente.

Pensiamo per esempio alle campagne condotte da alcuni movimenti contro  l’atteggiamento di quelle multinazionali  accusate di comportamenti antisindacali  che hanno prodotto una notevole flessione dei consumi e indotto le aziende a modificare i propri comportamenti  (es. Nike, Coca Cola).

Pensiamo anche alla quota di mercato ed agli interessanti risultati che sta riportando la “finanza etica”, con particolare attenzione alle iniziative ed alla rete della Banca Etica.

Il  sindacato non può non cogliere  l’importanza  di un proprio intervento sull’argomento, costruendo proposte e rafforzando gli strumenti già in essere, focalizzando tutti gli sforzi  affinché si definiscano regole attraverso una più stretta partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, in un percorso compiuto di democrazia economica.

Il  Vertice di Nizza ha invitato la Commissione  ad integrare le imprese in una partnership che riunisca le parti sociali, le ONG, le autorità locali e tutti gli organismi che svolgono servizi sociali.

Numerose sono già le iniziative intraprese in Europa sull’argomento;  già nel 94, per esempio , in Danimarca il ministro degli affari sociali lanciava una campagna sul tema e creava nel 1998 il “Centro di Copenaghen”.

L’approccio europeo vuole e deve essere parte integrante di un più ampio disegno che comprenda le iniziative realizzate dalle organizzazioni internazionali (OIL, OCSE) 

E’ una sfida che il sindacato non può perdere anche per non lasciare che le imprese intraprendano relazioni sviluppate su diversi piani e con diversi interlocutori , aggirando così più facilmente regole e leggi.

Individuare gli strumenti più opportuni che evidenzino criteri di trasparenza ed omogeneità: indice sociale, etichette sociali, codici di condotta, bilancio sociale ecc.

Sono molti gli approcci da cui iniziare un cammino che apre molte vie. Il Libro Verde  apre un dialogo su cui la UIL, il sindacato dei cittadini, non può che essere fra gli attori protagonisti.

Un percorso che necessita di un contributo da parte di tutto il mondo sindacale ed un coinvolgimento di tutti i lavoratori per diffondere e radicare la cultura della responsabilità sociale

dell’impresa, in un contesto di responsabilità sociale collettiva ed individuale.

Il Libro Verde ci invita ad esprimere un nostro parere su come costruire una partnership con lo scopo di costruire un’impresa responsabile che tenga conto degli interessi di tutti gli attori sociali. Ragionare sui quesiti proposti ci sembra un terreno molto fertile in cui radicare il seme della nostra esperienza sindacale.

Maria Sacchettoni, Servizio Confederale UIL Democrazia Economica / Terziario

30 gennaio 2002

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