UIL: le politiche di responsabilirà sociale delle imprese
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La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

"Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese"

Roma 30 Maggio 2002

Alessandro Profumo, Amministratore Delegato Gruppo Unicredito

"Il tema della responsabilità delle imprese è un qualcosa sul quale siamo ragionando in modo molto intenso all'interno del nostro gruppo e credo che sia estremamente importante che uno stakeholder fondamentale come il sindacato si attivi su questa tematica. C'è indubbiamente un po' di soddisfazione personale per il fatto che si conferma in questo modo un principio al quale tengo moltissimo e sul quale abbiamo lavorato con voi in questi anni nel nostro settore e cioè il fatto che tra imprese e sindacati ci sono sicuramente moltissime aree di confronto. Ma io credo che siano molte di più le aree sulle quali abbiamo obiettivi comuni e abbiamo necessità di un dialogo intenso per far sviluppare in modo positivo il nostro paese.
Perché Unicredito? Il nostro gruppo sta ragionando in senso sempre più intenso e significativo tanto da arrivare a creare a breve una struttura organizzativa totalmente dedicata a queste tematiche, una struttura che chiameremo corporate identity .
E' tanto importante il tema della responsabilità sociale. Credo che sia evidente a tutti il discorso delle esternalità positive che possiamo generare. Siamo un soggetto che comunque è inserito nella società e che da una società che cresce e prospera può trarre moltissimi benefici. Ma credo che ci siano dei motivi assai più importanti relativi al discorso della identità ambientale. Sempre più mi rendo conto che è fondamentale per aziende che come le nostre fanno servizi, ma anche per tutte le altre aziende, avere una chiara e ben definita identità aziendale, cioè un sistema di valori nei quali tutti i portatori di interesse si riconoscano in modo chiaro e preciso. Questo è fondamentale in particolare per le persone che lavorano per noi e ovviamente per i nostri clienti.
Mi vorrei un attimo soffermare su questi elementi. Sempre di più la vera competizione è sulla qualità delle risorse, sempre di più le aziende ma anche i paesi si sviluppano nella misura in cui hanno capacità di attrarre e ritenere risorse di grande qualità. Perché è senza risorse di grande qualità, con le competenze necessarie per raccogliere le sfide, che tutti noi, nel breve termine, cessiamo di esistere o, comunque, ci appiattiamo sul sistema. Per avere capacità di attrarre risorse bisogna avere un sistema di valori forti nei quali queste risorse si possano riconoscere. Un sistema di valori forti non può essere esclusivamente incentrato sulla redditività.
E' importante avere delle aziende efficienti e redditizie perché le aziende non efficienti e non redditizie purtroppo ritornano ai bisogni primari, devono prima di tutto sopravvivere, ma assolutamente non ci si può riconoscere solo ed esclusivamente in quel sistema di valori. Bisogna che le persone che lavorano per noi si riconoscano in un sistema di valori molto più ampio e molto più diffuso e tra questi valori credo che il tema della responsabilità nei confronti dei portatori di interesse sia un tema assolutamente centrale.
Stesso discorso vale per i clienti. Noi possiamo certamente attrarre i clienti perché in un momento specifico offriamo condizioni più interessanti di quanto non offrano gli altri, ma se vogliamo avere un rapporto di lungo termine con loro, inevitabilmente dobbiamo avere la capacità di avere un rapporto di grande qualità che si apra ai loro bisogni, che li sappia effettivamente comprendere e soddisfare. Perché in assenza di questa capacità inevitabilmente finiremo per avere un turn over elevato di clientela. Ci sono teorie abbastanza rilevanti che dimostrano come il valore dell'impresa è legato moltissimo alla fedeltà che i clienti hanno nei confronti dell'impresa stessa. E' ovviamente abbastanza importante evidenziare un elemento fondamentale: la fedeltà dei collaboratori e delle persone che lavorano con noi.
Quali sono le difficoltà pratiche che un'impresa si trova ad affrontare quando inizia a parlare di questi argomenti o ad affrontarli all'interno del proprio corpo aziendale? Prima di tutto prevale la presunzione generale di alternatività tra profitto e responsabilità sociale. Credo che sia assolutamente fondamentale che noi imprese ci muoviamo da un concetto di profitto e un concetto di valore perché sostengo, all'interno della mia impresa, che se è vero che per sviluppare, manifestare in modo chiaro e forte una capacità di essere "socialmente responsabili", bisogna fare degli investimenti,( parlo non a caso di investimenti e non di spese), che possano sì deprimere il profitto a breve termine, questi inevitabilmente aumenteranno il valore dell'impresa anche nel breve ma soprattutto nel medio e nel lungo termine. Perché torno a dire il valore dell'impresa è legato alla qualità delle risorse e alla fidelizzazione della clientela. E queste due cose si hanno e si possono ottenere soltanto avendo comportamenti che definiamo socialmente responsabili. Di questo ne sono profondamente convinto. E ovvio che far scendere tra i rami dell'azienda questa convinzione non è cosa assolutamente facile. L'altro tipo di difficoltà che si incontra generalmente all'interno dell'impresa sono le sensibilità abbastanza diverse su queste tematiche. Si può essere sufficientemente soddisfatti di quello che si sta portando avanti quando non è solo un numero limitato di persone che hanno "comprato" questi concetti e li hanno fatti propri ma quando tutta l'azienda ha effettivamente inglobato nel suo sistema di valori questo tipo di modalità di ragionamento e di comportamento. E' molto facile, in un'azienda come la nostra, predicare bene e poi allo sportello avere comportamenti non coerenti. E' per questo che la grande problematica che strutture come la nostra si trovano ad affrontare è quella di riuscire a portare determinate modalità comportamentali e valoriali al "trentamillesimo" dipendente della nostra filiale A o C del nostro territorio e della nostra presenza sul mercato.
Da questo punto di vista cosa stiamo facendo in Unicredito. Prima di tutto sono due anni che lavoriamo sul bilancio sociale. Fare un bilancio sociale nel complesso è facile. Il vero problema è che con il bilancio sociale ci si assumono degli impegni rispetto ai quali bisogna poi essere coerenti e congruenti. La probabilità di "perdere la faccia" avviandoci su questa strada è molto elevata perché è facile scrivere un insieme di elementi sul bilancio sociale e non essere poi coerenti nei comportamenti per cui non si riesce poi a pianificare per quanto riguarda la responsabilità sociale, darsi dei chiari obiettivi di percorso.
Definisco il bilancio sociale un po' il bilancio dell'identità. Credo che possedere il bilancio dell'identità obblighi a capire che tipo di identità si vuole avere e su questo punto credo che il concetto della consultazione sia un concetto fondamentale, una strada sulla quale bisogna avviarsi.
Altro tema sul quale stiamo lavorando sono delle indagini sui nostri stakeholder al fine di realizzare un cambiamento profondo della nostra organizzazione. Con soggetti esterni abbiamo avviato delle indagini sui nostri dipendenti da una parte, sugli stakeholders esterni dall'altra per riuscire a capire come veniamo percepiti da questi stakeholders, qual è la memoria che questi hanno dell'impresa e come questa memoria può evolvere in questo processo di cambiamento che stiamo realizzando.
Abbiamo poi avviato un lavoro con Cittadinanzattiva per rivedere tutti i nostri contratti dal punto di vista dei clienti. Tutti voi conoscete i contratti bancari, mettersi dalla parte del cliente e riuscire a ragionare su questo argomento dalla parte dei cittadini riteniamo che sia estremamente importante.
Un'ulteriore area sulla quale ci stiamo impegnando è quella degli interventi socio-assistenziali. Abbiamo deliberato con l'ultima assemblea un cambiamento del nostro statuto che consente di destinare una parte degli utili ad interventi di tipo socio-assistenziale. Per noi sono fondamentali perché contribuiscono a definire l nostro sistema identitario anche nei confronti dei nostri colleghi. Stiamo studiando la creazione di una fondazione nostra per convogliare questi nostri interventi. Le aree nelle quali vorremmo lavorare sono dirette anche in paesi nei quali non siamo presenti. Il primo intervento che realizzeremo, deliberato di recente, è un intervento in favore della lotta all'AIDS in Monzambico assieme alla Comunità di S.Egidio.
Abbiamo deliberato di destinare 5/mil di Dollari per avviare questo intervento. Perché andiamo in Paesi dove non siamo presenti? Perché lavoriamo su un concetto di marginalità crescente del valore del nostro intervento: con 5/mil di dollari in quel paese possiamo fare veramente tantissimo, sicuramente molto di più di quello che potremmo fare con la stessa cifra nel nostro paese.
Una delle aree sulla quale la fondazione lavorerà saranno delle aree di co-intervento con i nostri colleghi, cioè iniziative e progetti definiti e realizzati insieme.
Credo infine che sia molto importante il ruolo degli stimolatori , perché avere delle aree di confronto può far crescere tutti.

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