UIL: le politiche di responsabilirà sociale delle imprese
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La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

"Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese"

Roma 30 Maggio 2002

Introduzione di Adriano Musi, Segretario Generale Aggiunto UIL

Nel dare il benvenuto a nome della UIL ai partecipanti al convegno, voglio rivolgere un particolare ringraziamento agli autorevoli relatori che, con i loro qualificati interventi, ci consentirano di avere un fecondo e importante scambio di idee.
Rivolgiamo un ringraziamento anche alla Commissaria Europea Anna Diamantopoulou, che pur non potendo presenziare a questa iniziativa, non ha voluto far mancare il suo contributo al dibattito, attraverso una videoregistrazione.
Riconosciamo alla Commissione Europea l’importante merito di aver proposto all’attenzione dei cittadini europei, delle parti sociali, questo tema. E abbiamo apprezzato molto l’invito rivolto al mondo delle imprese a ridefinire, alla luce di questa nuova e importante visione della loro azione sociale, i propri modelli e in ultima analisi il propria ruolo.
Un ruolo e una responsabilità sociale che vanno ben oltre la mera capacità di produrre reddito e utili, ma che acquista un senso più profondo nell’intreccio tra soggetto economico e soggetto che assume su di sé anche impegni verso la collettività più in generale.
Il Sindacato nel passato ha guardato con diffidenza a questo tema. E’ stato evidente e ancora lo è per qualcuno, l’utilizzo strumentale della questione della responsabilità sociale per fare operazioni di facciata, per apparire agli occhi dei consumatori come attenti e sensibili attori del processo economico. Sono state le iniziative di boicottaggio verso i grandi gruppi multinazionali, responsabili di palesi violazioni di tutte le convenzioni in materia di sfruttamento del lavoro minorile o di catastrofici inquinamenti o di utilizzo di materie prime scadenti che hanno costretto a rivedere drasticamente politiche "irresponsabili".
Oggi però qualcosa sta cambiando.
Cogliamo nello sviluppo del dibattito italiano ed europeo un atteggiamento e una consapevolezza diversi rispetto a solo pochi anni fa.
Per questo il convegno di oggi segna per noi della UIL una tappa fondamentale, nel solco della nostra cultura e della nostra tradizione di Sindacato che ha irreversibilmente scelto la partecipazione non come un fine, ma come un indispensabile strumento di azione politica.
E non è un caso che sia proprio la UIL ad avviare per prima in Italia questo confronto, che intende misurarsi con la complessa realtà collegata ad una visione di responsabilità più ampia cui intendiamo partecipare.
Siamo consapevoli che sia molto più comodo per un sindacato lasciare tutta intera alle aziende la ormai ineludibile necessità di dover rispondere del loro operato ad una platea molto più vasta dei loro azionisti, e unirsi al coro delle critiche per gli inevitabili errori e ritardi.
Con le nostre proposte, contenute nella relazione di Lamberto Santini, vogliamo invece dare il senso della nostra volontà di assumere un ruolo attivo, stimolatori di confronto, di idee e di posizioni.
Siamo convinti che lo sviluppo economico e sociale del Paese debba trovare una giusta sintesi ed un giusto equilibrio tra interessi più larghi di quelli attualmente rappresentati dalle sole parti sociali.
Molti anni fa non fummo compresi quando la UIL si definì "Sindacato dei cittadini". Quando cioè ponemmo come elemento distintivo della nostra azione sindacale la tutela degli interessi dei cittadini. Le politiche ambientali, i diritti degli esclusi, la lotta contro l’evasione fiscale, le battaglie per una sanità a misura di cittadino sono stati solo alcuni dei temi che hanno caratterizzato e che continuano a caratterizzare la nostra azione.
La UIL ha maturato prima e meglio di altri questi convincimenti ed è per questi motivi che oggi ha tutte le carte in regola per presentare le sue proposte al giudizio della comunità nazionale.
La responsabilità etico-sociale dell’impresa ci interessa molto e ci riguarda da vicino. Prefigura un nuovo modello sociale nel quale per il bene della collettività viene sacrificata una parte dell’interesse privato. Apre piani di collaborazione tra soggetti fino a oggi contrapposti. Richiede a tutti uno sforzo di comprensione e di apertura verso interessi diversi. Sollecita politiche generali adeguate a consentire una maggiore armonia nella società.
Da questa nuova società dovranno venire le risposte per fare fronte alla domanda di una maggior giustizia redistributiva nel mondo. I nostri orizzonti comprendono la necessità di una politica di responsabilità sociale nei confronti dei cittadini di quei Paesi del Terzo e Quarto Mondo che immersi nella miseria, nell’indigenza, nell’ignoranza guardano a noi come privilegiati della Terra.
Il dibattito che vogliamo aprire con questo convegno, le iniziative future che assumeremo, hanno come obiettivo quello di impostare nuove metodologie, nuovi strumenti, nuovi traguardi.
Nel pomeriggio si svolgeranno due interessanti workshops uno sugli investimenti socialmente responsabili, l’altro sulla responsabilità sociale vista dai lavoratori, che compendiano questa giornata.
Vi ringrazio ancora per la partecipazione e per gli attesi contributi che porterete al dibattito.

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