UIL: le politiche di responsabilirà sociale delle imprese
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La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

"Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese"

Roma 30 Maggio 2002

Intervento di Giovanni Consorte, Amministratore Delegato Unipol

Rivolgo un caloroso saluto a tutti i partecipanti a questo importante convegno organizzato dalla UIL, sindacato al quale il Gruppo Unipol è legato da profondi rapporti di collaborazione e di amicizia personale con gran parte del gruppo dirigente, ed anche da rapporti societari. Si può senz'altro affermare che la UIL ha contribuito in modo significativo alla crescita ed all'affermazione del Gruppo Unipol nel mercato italiano.
Aver organizzato questo convegno è stato molto opportuno non solo per 1' attualità dei contenuti che tratta, ma anche per la tempestività rispetto alle vicende sociali, politiche ed economiche che il Paese sta attraversando.
Il richiamo:
- alla responsabilità sociale dell'impresa,
- allo sviluppo di una finanza etica con particolare riferimento ai fondi pensione,
- alla definizione di un benchmark sociale, quale misuratore della qualità delle attività dell'impresa con particolare riferimento al rapporto tra lavoratore ed azienda;
- alla solidarietà ed alla sicurezza del posto di lavoro sono valori universali che vanno ribaditi e riaffermati con convinzione e per i quali vale la pena di battersi.
Ognuno, nell'ambito delle proprie attività, del proprio ruolo e delle proprie competenze, può contribuire all'affermazione di questi principi.
In tal senso, l'elaborazione del Bilancio Sociale da parte di un Gruppo assicurativo e finanziario come Unipol può rappresentare un piccolo contributo al perseguimento degli obiettivi di cui sopra.
Mi sono accostato per la prima volta alle logiche del Bilancio Sociale nel 1976 (quindi circa 25 anni fa) quando lavoravo presso l'Associazione Nazionale delle Cooperative dei Consumatori, con il mio amico Giorgio Riccioni, attuale presidente della stessa ANCC.
Intuimmo l'importanza di uno strumento come il Bilancio Sociale a supporto delle prospettive di sviluppo strategico dell'impresa ed anche di esplicitazione dell'impatto dell'attività della stessa sulla comunità civile, finalizzato ad accrescerne la credibilità e quindi 1' accettazione.
Intuimmo, in particolare, l'adeguatezza di uno strumento come il Bilancio Sociale che avrebbe potuto evidenziare la coerenza tra i principi ai quali si ispiravano le aziende cooperative nello sviluppo della loro attività e i riflessi che queste stesse avevano sul sociale.
La sollecitazione in tal senso c'era venuta da alcune esperienze svedesi delle quali eravamo venuti a conoscenza, nonché da un libro divulgativo sul Bilancio Sociale pubblicato a quel tempo dalla Franco Angeli.
Avviammo alcune riflessioni, suggerimenti e proposte nell'ambito delle cooperative di consumo, con apparente scarso successo, in quanto i tempi non erano ancora maturi. In realtà guardando l'impegno che le stesse Cooperative di consumo hanno successivamente messo nella redazione del bilancio sociale delle singole aziende, forse almeno l'obiettivo di sensibilizzazione alle problematiche lo avevamo raggiunto, pur senza rendercene pienamente conto.
In Unipol a partire dagli inizi degli anni novanta, questa volta in tempi culturalmente più maturi, è stato avviato uno sforzo per la redazione del Bilancio Sociale, che in fondo si ispirava agli stessi obiettivi ed agli stessi valori che avevano indirizzato in tal senso anche il mondo delle cooperative.
Possiamo affermare con orgoglio che con il Bilancio Sociale del 2002 raggiungeremo gli otto anni di pubblicazione del Bilancio Sociale di Unipol.
Nel 1995, '96 e '97 il Bilancio Sociale non era altro che una relazione che illustrava ai Consigli Regionali Unipol, dei quali parleremo brevemente fra poco, le attività e le iniziative sociali che Unipol Assicurazioni metteva in campo nel corso dell'anno. In tal senso era uno strumento ad utilizzo esclusivo degli stessi Consigli Regionali.
A partire dal 1998, il Bilancio Sociale diventa sempre più uno strumento integrativo del Bilancio Civilistico di Unipol Assicurazioni. Esso rispecchia e si adegua sempre più alle regole internazionali della contabilità sociale. Nell'anno 2001 viene anche certificato dalla società di revisione di Unipol Assicurazioni.
Il Bilancio Sociale viene di fatto costruito sulla base dei dati del bilancio civilistico della società ed è a sua volta certificato proprio come Bilancio Sociale.
L'evoluzione del nostro Bilancio Sociale nasce dalla volontà di illustrare e documentare l'impegno di Unipol verso il sociale, un impegno che ha rappresentato fin dalla nascita un tratto caratteristico e peculiare della Compagnia. É opportuno sottolineare che la cultura del Bilancio Sociale si sviluppa e si diffonde soprattutto attorno ai Consigli Regionali Unipol, i quali rappresentano non solo un'organizzazione storica fondamentale per la crescita della
Compagnia, ma anche una sede per lo sviluppo della comunicazione sociale del Gruppo.
Questa fase raggiunge un importante traguardo nel 2000 con il riconoscimento dell'Oscar per il Bilancio delle società quotate nel settore assicurativo ad Unipol Assicurazioni e un altro importante traguardo nel 2001 con il riconoscimento dell'Oscar per il Bilancio Sociale delle società quotate in Borsa sempre per Unipol Assicurazioni.
E' con orgoglio che sottolineo come il Bilancio Sociale di Unipol è considerato un modello di riferimento, una rendicontazione sociale precisa e puntuale che rende conto della coerenza dell'impegno dell'impresa rispetto ai valori di riferimento assunti, che affondano le radici, come già detto, nei valori portanti della cooperazione italiana.
La motivazione del premio riconosciuto ad Unipol infatti, cita testualmente:
"Un riconoscimento alla carriera che premia un impegno continuativo e pionieristico."
In effetti, l'elaborazione del Bilancio Sociale ha coinvolto alcuni importanti categorie di stakeholder a partire dai CRU, dagli agenti, dai dipendenti. Il Bilancio Sociale ci ha consentito di riclassificare le voci contabili in modo da far emergere in che modo l'attività dell'impresa abbia potuto contribuire alla prosperità dell'intera comunità, facendo emergere il valore aggiunto sociale ottenuto scorporando dall'attività imprenditoriale le voci riguardanti le relazioni con gli stakeholder.
Unipol, ha realizzato nel 2000 un valore aggiunto di 800,3 miliardi di lire. Il 73,1% è stato destinato alle risorse umane, l'11,5% agli enti ed istituzioni, il 9,2% agli azionisti, il 5,2% al rafforzamento patrimoniale, mentre 1,4 miliardi di lire sono stati destinati alla comunità sotto forma di contributi.
E' solo il caso di sottolineare che i traguardi raggiunti, lungi dal limitarsi ad un appagamento per lo sforzo compiuto, hanno rappresentato un'iniezione di entusiasmo per profondere un ulteriore impegno nel miglioramento della nostra attività.
In tal senso forse è bene ricordare che il bilancio sociale ha come obiettivo quello di rendere l'impresa sempre più sensibile non solo ai suoi obiettivi economici, ma anche a recepire tutte le istanze degli stakeholder. In effetti, essi sono portatori di istanze e di interessi specifici (azionisti, dipendenti, agenti, clienti, organizzazioni socie, collettività, stato, analisti ed investitori nazionali ed esteri) e sono capaci di influenzare la condotta dell'azienda che deve organizzarsi in modo tale da comunicare meglio con loro, attrezzandosi a raccoglierne e soddisfarne i bisogni.
In altri termini,
occuparsi della qualità e della sicurezza dei prodotti e dei servizi,
della trasparenza ed affidabilità dei rapporti contrattuali con i propri clienti,
delle condizioni di lavoro,
della protezione dell'ambiente,
dell'attenzione agli aspetti umani,
della comunicazione chiara e trasparente delle strategie aziendali,
determina la responsabilità sociale dell'impresa nonché la sua reputazione e credibilità nei mercati.
Credo che questa definizione di responsabilità sociale dell'impresa, ancorché non teoricamente ineccepibile, renda però l'idea dell'evoluzione e della dinamica culturale e sociale che influenzano l'evoluzione delle aziende.
Di conseguenza, questa continua evoluzione non può che determinare una rielaborazione permanente dell'impostazione, delle logiche e delle tecniche con le quali vengono compilati i bilanci sociali.
Vogliamo in estrema sintesi affermare che non esisterà un punto di arrivo che definisca una volta per tutte la struttura, le logiche, e i parametri, ai quali deve fare riferimento una costruzione meccanicistica del bilancio sociale, in quanto lo stesso bilancio sociale deve adeguarsi ad una dinamica dell'impresa in continua evoluzione.
L'unico punto certo che, a nostro parere, resterà immutabile nel tempo, è quello rappresentato dall'estrema coerenza che dovrà esistere fra il Bilancio civilistico ed il Bilancio Sociale, affinché quest'ultimo sia realmente rappresentativo e veritiero circa il ruolo sociale che l'impresa svolge. In tal senso siamo assolutamente favorevoli alla certificazione del Bilancio Sociale quale garanzia fornita da terzi della sua veridicità.
In tal senso, basta solo fare un confronto tra le prime esperienze del Bilancio Sociale in Italia agli inizi degli anni '70 e la situazione attuale, ricordando:
- Alcune resistenze sindacali allo sviluppo del bilancio sociale, erano altri momenti storici,
- i tentativi di una via legislativa obbligatoria per il Bilancio Sociale (forse non auspicabile),
- la progressiva diffusione in Italia del bilancio sociale in molti aziende operanti in vari settori di attività nel corso degli anni '90,
- le diverse filosofie alle quali comunque si ispira la stesura del Bilancio Sociale,
- gli studi che si sono sviluppati da parte dei ricercatori, delle imprese e dei consulenti.
L'evoluzione è continua.
D'altra parte, la stessa dinamica, seppure in modi differenziati, si è manifestata in Francia, in Germania, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Oggi i modelli di riferimento riconosciuti a livello internazionale sono:
il progetto Global Reporting Initiative;
1'Accountability - AA1000;
le norme SA8000.
D'altra parte, tutte le esperienze dei vari paesi sono in continua evoluzione e non è difficile prevedere 1' approdo a nuove prospettive di rendicontazione sociale.
In questo contesto, Unipol ha cercato di coniugare continuativamente il rigore metodologico e la qualità dei contenuti nella redazione del Bilancio Sociale con la sua diffusione, ed in tal senso il ruolo dei Consigli Regionali Unipol è stato determinante.
I CRU, Consigli Regionali Unipol, sono costituiti dai rappresentanti regionali di CGIL, CISL e UIL, CNA, Confesercenti, CIA e Legacoop. Inoltre, alle riunioni di questi organismi vengono spesso invitate le associazioni dei consumatori.
Oltre alle problematiche di Unipol Assicurazioni e, più in generale del comparto assicurativo, a partire dal 2002 con lo sviluppo di Unipol Banca, la struttura dei CRU ha cominciato ad affrontare anche le tematiche bancarie e finanziarie.
E' il caso di ricordare in questa sede, che la distribuzione del bilancio sociale (circa 15000 copie) riguarda:
- Consigli Regionali Unipol, quadri, funzionari e dirigenti delle Organizzazioni Socie (7000 copie),
- le agenzie Unipol (3500 copie),
- i mass media in genere (700/800 copie),
- il mondo universitario (300 copie),
- gli analisti finanziari,
- i dipendenti e i collaboratori vari di Unipol,
- altri destinatari (a richiesta 500/600 copie).
Vorremmo inoltre sottolineare che disponiamo di un periodico di informazioni inviato a tutte le organizzazioni, ma soprattutto che ogni anno si realizzano 20/25 iniziative a carattere regionale nelle quali lo stesso Bilancio Sociale viene presentato e discusso con i Consigli Regionali.
Inoltre, per ogni edizione del Bilancio Sociale viene definito un tema caratterizzante e di riferimento per quell'anno:
- 2000 Consumatori,
- 2001 Volontariato,
- 2002 Carta di responsabilità sociale dell'Unione Europea.
Il Gruppo Unipol è riuscito nei suoi quasi quarant'anni di vita a superare alcune profonde crisi come quella del 1971 e quella del 1991-92 di Unipol Finanziaria.
Inoltre è riuscito a raggiungere negli ultimi 10 anni importanti risultati nel settore assicurativo, sia per dimensioni che per produttività e redditività, che l'hanno portato ad avere un ruolo stabile fra i primi cinque gruppi in Italia.
Negli ultimi due anni, inoltre, ha avviato un processo di ulteriore crescita e diversificazione, che di fatto l'hanno trasformato in un Gruppo finanziario integrato assicurativo, di bancassicurazione, bancario e del risparmio gestito.
Questi risultati, sia di superamento dei momenti di crisi, sia di crescita, sono senz'altro in gran parte merito di tutti coloro che hanno lavorato con passione ed entusiasmo nel Gruppo, soci, dirigenti, dipendenti ed agenti, e dimostrato dall'alto grado di fidelizzazione che caratterizza il Gruppo, ma non meno importante è stato il contributo che i CRU hanno dato per il raggiungimento di questi risultati.
Nei prossimi anni, uno dei nostri obiettivi primari è quello di consolidare e sviluppare ulteriormente i rapporti con le nostre organizzazioni socie di riferimento.
E' vero che viviamo in una società in continua evoluzione per valori, esigenze, cambiamento dei costumi e politica. Ma siamo altrettanto convinti che i valori universali di socialità, solidarietà ed eguaglianza, al di là delle sovrastrutture culturali rimarranno sempre ben radicati fra le persone.
Credo sia poco interessante e sarebbe un po' noioso per voi se mi soffermassi sugli aspetti metodologici e tecnici con i quali Unipol ha sviluppato in questi anni i propri bilanci sociali, ma avviandomi alla conclusione del mio intervento, vorrei richiamare i punti salienti ai quali il Gruppo Unipol si ispira in tutte le sue istanze:
- soci,
- dirigenti,
- dipendenti,
- agenti,
- CRU,
nello sviluppo della propria attività.
Quindi, preferisco trattare in modo sintetico delle filosofie di fondo alle quali si ispira Unipol nella redazione del proprio Bilancio Sociale.
In tal senso il primo passo compiuto è stato quello di definire i valori e la missione sociale che il nostro Gruppo intende perseguire.
Naturalmente, la definizione dei nostri valori e della nostra missione sociale non potevano non essere confrontati e condivisi prima di tutto con i CRU che ne sono i principali diffusori su tutto il territorio nazionale.
In tal senso li richiamiamo qui in modo sintetico.
I Valori e la Missione sociale
1) Contribuire con iniziative e proposte ad accrescere l'affidabilità e la trasparenza dei settore assicurativo italiano.
2) Contribuire a qualificare l'assicurazione come moderno strumento sociale per la sicurezza e la previdenza delle persone e delle aziende.
3) Operare con correttezza e coerenza nell'assunzione dei rischi e nella liquidazione dei danni.
4) Privilegiare la soddisfazione del cliente riguardo al prezzo, alla qualità delle prestazioni, alla qualità del servizio.
5) Considerare l'apporto individuale e collegiale ai processi di lavoro come elemento indispensabile allo sviluppo complessivo dell'Impresa, nella convinzione che la persona, con la sua creatività e con la sua intelligenza, sia una variabile decisiva per il successo nei processi di miglioramento della qualità del servizio.
6) Collaborare con le Organizzazioni Socie (Sindacati, Associazioni di Categoria) per lo sviluppo e per la qualificazione delle loro politiche nel campo dei servizi.
7) Offrire alle Organizzazioni Socie, attraverso la politica delle convenzioni, prodotti e servizi esclusivi che consentano ai loro iscritti di acquisire maggiori sicurezze a prezzi e condizioni di migliore favore.
8) Mirare al conseguimento di un risultato economico positivo ed all'accrescimento della solidità dell'Impresa, incrementando il valore economico e remunerando il capitale sottoscritto dagli azionisti.
9) Contribuire, attraverso investimenti finalizzati, alla creazione di nuova occupazione ed al sostegno dei Paesi ad economia emergente.
10) Affermare il ruolo politico ed economico dell'Economia Sociale, anche attraverso l'impegno costante in ambito internazionale.
Se l'esplicitazione dei valori e della missione del Gruppo Unipol costituisce lo scheletro condiviso dei rapporti con le organizzazioni socie, la trasparenza di Unipol, nell'esplicitazione delle proprie strategie e l'informazione puntuale e corretta agli stakeholders rappresentano il sistema nervoso che alimenta le relazioni con le stesse organizzazioni socie.
In questo quadro, abbiamo sviluppato anche un rapporto privilegiato con le organizzazioni di rappresentanza dei consumatori.
Né va trascurato che la diffusione del Bilancio Sociale di Unipol e quindi 1'esplicitazione dei valori ai quali si richiama ha facilitato lo sviluppo delle convenzioni con le organizzazioni socie e le alleanze con il mondo cooperativo e della mutualità europea che hanno facilitato e supportato la crescita stessa del Gruppo.
La riprova di quanto affermiamo risiede anche nella compagine societaria del Gruppo, che pure avendo subito negli ultimi 10 anni continue evoluzioni, ha sempre mantenuto una forte caratterizzazione di economia sociale.
Ci avrebbe dunque fatto piacere se i mass media avessero colto le coerenze strategiche del Gruppo e, piuttosto di definire Unipol "la compagnia rossa", 1'avessero chiamata "la compagnia dell'economia sociale".
Riteniamo che nel lungo periodo, comunque, i risultati e le coerenze ci daranno sempre più ragione.
Vorrei solo chiudere questo breve intervento sottolineando che una delle iniziative più importanti che Unipol ha messo in campo per meglio approfondire le problematiche sociali concernenti la propria attività è stata quella di promuovere e di sostenere la Fondazione Cesar (Centro Europeo di Ricerche dell'Economia Sociale e dell'Assicurazione), attraverso la quale si sono sviluppate molteplici iniziative in aree quali:
l'assicurazione,
l'economia sociale,
la sicurezza e la prevenzione,
i progetti sociali.
Inoltre, la Fondazione estende la sua attività con successo in settori quali:
l'ambiente,
il mondo della scuola e la formazione,
l'orientamento al lavoro,
la promozione della legalità,
il mondo del lavoro con progetti mirati in varie regioni italiane.

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