UIL: le politiche di responsabilirà sociale delle imprese
UIL HOME CERCA NEL SITO CHI SIAMO CONTATTACI SCRIVI ALLA UIL ARCHIVIO
La responsabilità
sociale delle imprese

responsabilita' sociale delle imprese

"Il sindacato e la responsabilità sociale delle imprese"

Roma 30 Maggio 2002

UNI - EUROPA. Intervento alla Conferenza EU sulla Responsabilità Sociale delle Imprese (CSR) - Bruxelles 27/28 Novembre 2001

Bisogna evitare che le imprese si interessino al tema della responsabilità sociale solo per "dorare il proprio blasone" ed elevare la propria immagine. Questo è un rischio reale.
La maggior parte delle imprese che promuovono iniziative nel campo della responsabilità sociale sono imprese che producono beni e servizi di consumo ed hanno bisogno di migliorare la propria immagine per vendere i propri prodotti. I settori in cui la responsabilità sociale è più affermata sono
il tessile, i prodotti agro-alimentari, i giocattoli e nella grande distribuzione.
Una recente inchiesta ha evidenziato che le imprese si dedicano alla responsabilità sociale per migliorare la propria immagine e fidelizzare la propria clientela. Queste due motivazioni incidono per il 72% in questa decisione. Le altre motivazioni sono il miglioramento delle attività e la riduzione di rischi giuridici.
La responsabilità sociale deve vedere al primo posto la gestione del lavoro. Un’impresa socialmente responsabile non gestisce il lavoro superficialmente e con un’ottica di breve termine. La sicurezza del lavoro dovrebbe occupare il primo posto nella responsabilità sociale.
Spesso si misura la responsabilità sociale delle imprese con criteri soggettivi come la fiducia, la soddisfazione, la familiarità ecc. Certo questi sono valori sono positivi ma sono molto soggettivi. L’importante è arrivare ad una valutazione credibile ed alla trasparenza attraverso indicatori quantitativi che indichino se questi valori sono rispettati quali , per esempio, i criteri di assunzione e gestione del personale, le lamentele ecc.
Affinché un’impresa sia socialmente responsabile occorre

- che fornisca informazioni dettagliate su temi precisi
- che accetti una verifica ed una discussione su queste notizie

Quali informazioni? L’impresa deve fornire notizie sulla gestione delle risorse umane

- come è composto l’organico?
- Con quale tipo di contratto? Tempo pieno, parziale interinale?
- Quale è la politica di formazione dell’azienda e quali sono i risultati?
- Quale è la politica per le pari opportunità e quali sono i risultati?
- Quale è la politica salariale?
- Come sono le relazioni sindacali?

Una impresa socialmente responsabile deve essere valutata da strutture che conoscono l’azienda, non unicamente da individui o delle agenzie di valutazione o dalla stampa e ci deve essere una verifica , una convalida del rapporto fatto.
Il dialogo sociale all’interno dell’impresa deve essere un luogo di discussione e di convalida .
Uno dei criteri di valutazione dovrebbe essere innanzi tutto rilevare l’effettivo rispetto dell’impresa dei diritti sindacali e di associazione ecc.
Qui c’è molto da dire e da fare. Quanti dipendenti sono impossibilitati per mezzi indiretti, mentre lo vorrebbero, ad unirsi in una organizzazione sindacale . E’ molto facile, per esempio, intimidire i quadri o dipendenti altamente qualificati in settori soggetti a rallentamenti o ad importanti trasformazioni , come le telecomunicazioni, per far sentire loro come una adesione al sindacato metterebbe il loro impiego in pericolo.
Lo stesso approccio (criteri obiettivi e valutazione affidabile) è valido per la responsabilità "esterna" d’impresa sia verso l’ambiente sia in difesa dei diritti delle comunità locali.
I diritti umani, gli investimenti, la lotta contro la corruzione sono argomenti rilevanti della responsabilità interna, dunque sindacali.
Più le valutazioni verranno affidate ad agenzie private, dunque dipendenti, più la valutazione sarà sottomessa a controversie.
E facendo appello alla "buona volontà dell’impresa" per la responsabilità sociale, accumulando dei criteri diversi e vari, soggettivi e dipendenti dall’una o dall’altra agenzia, si accumula confusione, e si resta nella logica del consumatore. E’ il consumatore,dunque il mercato che decide se l’una o l’altra impresa si comporta bene o male.
Si evitano così i canali formali della responsabilità dello stato e dei rappresentanti dei lavoratori in seno alle imprese.
Quale è dunque, per me, il ruolo dei poteri pubblici nel campo della trasparenza? E’ certamente di definire che cosa è un’impresa socialmente responsabile, e di dare una legislazione chiara e precisa sui criteri che determinano la "responsabilità" ed indicare con quali partner e come devono essere fatte le valutazioni.
Io penso che i rapporti d’impresa , fatti secondo criteri definiti - da sviluppare - sottoposti a discussione in un dialogo sociale aperto con i sindacati sarebbero il migliore obiettivo di trasparenza.
Uni-Europa vorrebbe fare due proposte concrete:
-chiediamo la revisione della direttiva sui comitati d’impresa europee (CAE). Suggeriamo che questa revisione comporti un elemento di rapporto obbligatorio sulla responsabilità sociale.
Ricordo qui che il contenuto di tale rapporto è stato oggetto di una discussione e di un consenso internazionale sia nei principi dell’OCDE o in quelli dell’OIT;
Non si tratterebbe di inventare di nuovo la ruota, ma di rendere concretamente operativi i principi su cui ci si è messi d’accordo.
-chiediamo che le imprese sottopongano alla commissione un rapporto sul loro comportamento sociale e societario, stabilito secondo criteri definiti, in caso di fusioni e di acquisizioni. .Per far ciò è sufficiente modificare le regole della concorrenza per tener conto della responsabilità sociale delle imprese.
Quale è stata la responsabilità sociale della Renault, della Levis, della Marks and Spencer?
Quale è stata la responsabilità sociale di imprese come Cap Gemini che ha annunciato recentemente a centinaia di lavoratori il licenziamento per e-mail?
Altrimenti la responsabilità sociale delle imprese rischia di restare un velo che permette alle aziende di mostrare ciò che hanno voglia di mostrare e di nascondere ciò che hanno voglia di nascondere.

Bernadette Tesch - Sègol, Segretaria UNI_Europa

TORNA ALLA HOME