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QUADRIONLINE La situazione contrattuale nel pubblico impiego La tornata contrattuale 2002-2005 del pubblico impiego si è trascinata, tra difficoltà e mobilitazioni, lungo quasi un anno e mezzo per poi, nelle ultime fasi, vedere, finalmente, qualche spiraglio positivo. Ricordiamo che a febbraio del 2002 sottoscrivemmo un protocollo d’intesa con il Governo che, di fatto, dovrebbe costituire le linee guida per la definizione di tutti i contratti del pubblico impiego. In realtà, dopo quel protocollo (successivamente integrato essenzialmente a causa delle irrealistiche previsioni iniziali, da parte del governo, per quanto attiene all’inflazione programmata) si sono verificati ritardi, incomprensioni e, come giusta e necessaria risposta sindacale, scioperi e manifestazioni unitarie. In estrema sintesi i contenuti del protocollo sono, dal punto di vista economico, la difesa del potere di acquisto dei salari (5,66% nel biennio) e, dal punto di vista normativo, la valorizzazione del processo di contrattualizzazione in tutti i suoi aspetti. Ad oggi, e dopo le controversie a cui si accennava precedentemente, sono stati sottoscritti due ipotesi di accordo, relative rispettivamente ai comparti Ministeri e Scuola. Il primo ha visto sostanziali modifiche apportate, unilaterlamente, dal Governo (che quindi ha disatteso l’impegno a valorizzare la contrattualizzazione!) ed accettate per senso di responsabilità dalla UIL che, in ogni caso, ha redatto una pesante nota al verbale di rettifica del testo originario. I due contratti, comunque, sono buoni contratti anche perché, per la prima volta, viene riconosciuta decorrenza immediata al contratto e dunque gli aumenti partono dal 1° gennaio 2002, anche se la firma è arrivata in ritardo. Mancano all’appello gli altri comparti. Dopo lo sciopero del 19 maggio si è aperto il tavolo delle trattative per il comparto degli Enti pubblici non economici. Siamo nelle fasi iniziali ed il primo incontro non si è rivelato soddisfacente, ma è positivo che si sia iniziato a lavorare per porre fine alla lunga vacanza contrattuale. Infatti è sconcertante che, a distanza di un anno e mezzo, invece, non si possa iniziare le trattative per gli altri comparti. Per questo motivo, unitariamente, è stato proclamato per la fine di giugno un nuovo sciopero generale della sanità, degli enti locali, delle agenzie fiscali e della Presidenza del Consiglio. Abbiamo più volte denunciato lo scandaloso ritardo nei tempi delle procedure ed in particolare deve essere evidenziato il comportamento spesso pretestuoso dei vari Comitati di settore per ritardare l’emanazione delle necessarie direttive all’Aran. Ciò vale anche per Università, Ricerca ed Aziende. Il problema principale, in questa fase, è che le controparti non vogliono riconoscere per sanità ed enti locali i contenuti del protocollo di febbraio 2002 ed in particolare sulla parte economica. È chiaro che ciò è inaccettabile e ci auguriamo di poter risolvere positivamente la questione prima dello sciopero indetto per giugno. Devo dire, infatti, che la lunga e compatta mobilitazione dei lavoratori pubblici ha sortito qualche risultato, ma il nostro impegno prosegue per dare una risposta adeguata e soddisfacente a tutto il pubblico impiego. Pertanto si può dire che la tornata contrattuale 2002-2005 è in una fase di svolta e lo sciopero proclamato per giugno dovrebbe favorire lo sblocco di tutti i tavoli, altrimenti ci troveremmo di fronte ad irresponsabilità politiche senza precedenti. Questo rinnovo contrattuale, inoltre, ha coinciso con un rovente dibattito sulla riforma della dirigenza pubblica. Sappiamo bene come la UIL in particolare si è sempre battuta per dare un nuovo ruolo al dirigente pubblico. Abbiamo scelto di appoggiare la riforma della pubblica amministrazione, consapevoli di fare un servizio al Paese, ai cittadini oltre che ai lavoratori. Abbiamo, negli ultimi dieci anni, favorito il miglioramento della macchina pubblica ed i risultati si sono visti. Il nuovo dirigente pubblico, svincolato dalla subordinazione alla politica e responsabilizzato, era una garanzia per tutti. Anche egli era tutelato: si legava grande parte del salario al risultato, che però si verificava sulla base di criteri oggettivi e condivisi. Il Governo ha voluto cambiare questo stato di cose ed ha reintrodotto forme di subordinazione del dirigente alla politica. Il cosiddetto spoil system è, infatti, la manifestazione della volontà di assicurarsi la fedeltà del dirigente, al di là del risultato e ciò contro la visione, costituzionale, del dirigente pubblico al servizio di tutti i cittadini. Questa legge ci ha visto decisamente contrari, perché sancisce una rottura nel processo di riforma avviato e rischia di farci tornare ad un passato clientelare ed inefficiente che pensavamo fosse ormai archiviato. A questa legge, per di più, sono state legate aspettative, molte volte del tutto legittime, di numerosi lavoratori pubblici, che potevano vedere nell’ipotizzata vicedirigenza una risposta alla loro professionalità. Non è così. Si è voluto dare il via libera ad un polverone che, nella realtà, non offre quelle risposte adeguate a nessuno e punta esclusivamente a minare la contrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego. Il pericolo di rimettere in discussione un processo che ha riscosso consensi anche all’estero è notevole, questa legge è un passo nella direzione sbagliata perché invece di puntare veramente a valorizzare professionalità, punta solo a creare una diversa articolazione del personale, senza fornire, inoltre, gli strumenti per sostenerne il costo. Si direbbe fumo… la UIL, è chiaro, non è contro i quadri nella pubblica amministrazione. La legge stabilisce che nel privato esiste questa figura, ora surrettiziamente si vorrebbe creare, nel pubblico, questa scatola vuota chiamata vicedirigenza. Infatti nella scatola non ci sono contenuti, sia dal punto di vista economico, sia per quanto attiene alla progressione di carriera che, nella realtà non si sviluppa e determina una situazione di oggettivo blocco. La sostanza, invece, è tutt’altra: proseguire a lavorare nella direzione dell’efficienza e della modernità, investendo nel pubblico, attraverso la formazione e la tecnologia, anziché puntare allo smantellamento e conciliare, come si è dimostrato possibile, gli interessi legittimi di tutti i lavoratori, premiandone il valore aggiunto messo nel lavoro e la professionalità crescente, con quelli - che per la UIL in particolare - che sono gli altrettanto legittimi interessi del cittadino, in termini di servizio offerto. Antonio Foccillo, Segretario Confederale UIL
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