Nel 2009, a fronte di una diminuzione dell’occupazione dipendente del 3,1% rispetto al 2008, l’occupazione irregolare tra i lavoratori dipendenti è cresciuta dello 0,6%. 13 occupati dipendenti ogni 100 sono, quindi, sconosciuti fiscalmente e previdenzialmente. Una percentuale di aumento che può apparire relativamente contenuta, ma che, in realtà è preoccupante se si guarda al numero assoluto degli occupati in nero che, secondo le stime diffuse oggi dall’Istat, raggiungono quasi 3 milioni di persone, di cui il 78,4% dipendenti. Da questi dati occorre partire per mettere in campo politiche nazionali, locali e settoriali che riducano radicalmente il tasso di irregolarità.
Insieme alle azioni di programmazione messe in atto dal Ministero del Lavoro attraverso il Piano di vigilanza sul sommerso in 4 Regioni del Mezzogiorno, è altrettanto necessario che l’intreccio di informazioni tra le molteplici banche dati esistenti, diventi un sistema a regime capace di captare le irregolarità lavorative presenti sull’intero territorio nazionale. Altrettanto importanti sono inoltre politiche che facilitino l’inserimento e la permanenza nel sistema produttivo italiano degli stranieri, per i quali molto spesso la condizione di clandestinità e, conseguentemente, di lavoro in nero derivano, anche, da normative inutilmente rigide e da macchinosi iter burocratici che alimentano il sommerso.
Roma, 13 luglio 2010