SIMULAZIONE UIL – OCCUPAZIONE  - Guglielmo Loy
Loy: con decontribuzione e taglio cuneo, costo del lavoro giù del 5,8% in 7 anni
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06/09/2017  | Occupazione.  

 

 

DECONTRIBUZIONE 50% E TAGLIO DEL CUNEO CONTRIBUTIVO DI 3 PUNTI:

IN 7 ANNI COSTO DEL LAVORO GIU’ DEL 5,8% (14 MILA EURO IN MENO)

 

NEI PRIMI TRE ANNI CON DECONTRIBUZIONE VANTAGGI MEDI DI 3.705 EURO ANNUI (11.115 EURO NEL TRIENNIO)

 

NEI SUCCESSIVI 4 ANNI CON IL TALGIO DEL CUNEO DI 3 PUNTI VANTAGGI MEDI DI 720 EURO L’ANNO (2.880 EURO NEL QUADRIENNIO).

 

A Cura del Servizio Politiche Economiche e Territoriali della UIL

 

Settembre 2017

 

 

Uno dei piatti forti della prossima Legge di Bilancio sono le misure per favorire l’occupazione.

 

Il Governo è al lavoro da tempo e tra le varie ipotesi in campo quella più accreditata è il taglio triennale dei contributi al 50% con tetto massimo a 4.030 euro e un taglio di 3 punti del cuneo contributivo. 

 

Ma qual è il quadro attuale della composizione del “costo del lavoro” nel settore privato? Quanta è la differenza degli oneri tra assunti a tempo indeterminato, determinato e in apprendistato? Qual è la forma più conveniente per assumere un giovane under 29 anni?

 

Se si analizza uno stipendio lordo di 24 mila euro (media nazionale degli stipendi nel settore privato) il lavoro a termine costa quasi 36 mila euro; il lavoro stabile senza decontribuzione 34 mila euro (il 4,9% in meno); l’apprendistato calcolato con la media delle retribuzioni di 4 anni con il meccanismo del sotto inquadramento (2 livelli inferiori), costa quasi 25 mila euro (il 26,1% in meno del tempo indeterminato non incentivato).

 

Secondo una simulazione del Servizio Politiche Economiche e Territoriali della UIL, con la decontribuzione del 50% (massimo 4.030 euro), per i primi tre anni e con un taglio strutturale del cuneo contributivo di tre punti, su uno stipendio lordo di 24 mila euro (applicando l’aliquota media  dei contributi a carico delle imprese del 30,8% e quella a carico del lavoratori del 9,19%), il costo medio annuale sui primi 4 anni equivale a 31.229 euro, inferiore all’attuale tempo indeterminato non incentivato del 8,6%, ma superiore del 19,1% rispetto all’apprendistato.

 

Fin qui i costi attuali del lavoro.

 

Simulando, invece, l’andamento annuale riferito all’ipotesi della decontribuzione del 50% sui primi tre anni e un taglio strutturale di tre punti, commenta Guglielmo LoySegretario Confederale UIL, i benefici sulla scia della maxi decontribuzione del 2015, per chi consolida il rapporto di lavoro stabile, si iniziano a manifestare concretamente dopo circa 7 anni.

 

Infatti, a questa data, il costo totale su uno stipendio di 24 mila euro sarebbe di 225 mila euro a fronte dei 239 mila euro di costo di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato senza incentivi, con un vantaggio di 13.998 euro (il 5,8%).

 

Nei primi tre anni, infatti, il costo del lavoro sarebbe inferiore di 3.705 euro medi l’anno (11.115 euro nel triennio) e poi, a partire dal quarto anno, si riducono le convenienze a 720 euro l’anno (2.880 euro nel quadriennio), ma queste sarebbero per tutta la vita lavorativa della persona assunta.

 

Se si prende a riferimento uno stipendio di 12 mila euro annui, il taglio del cuneo contributivo di 3 punti, vale 360 euro; per uno stipendio di 20 mila euro lordi è di 600 euro; per uno stipendio medio di 24 mila lordi euro è di 720 euro; mentre per uno stipendio di 35 mila euro è di 1.050 euro.

 

Se si vuole favorire concretamente la diffusione del contratto a tempo indeterminato è sul costo dei contratti a termine che si dovrebbe intervenire.

 

Si potrebbe, con il fine di rendere meno “attraenti” i contratti a termine, aumentare di 1 punto ulteriore il costo dell’attuale contributo addizionale dell’1,4%, trovando così anche risorse per poter finanziare in parte “l’operazione decontribuzione”.

 

Tale contributo, infatti, attualmente porta nelle casse erariali 310 milioni di euro, aumentandolo di 1 punto, oltre a scoraggiare il ricorso ai contratti a termine, si potrebbero trovare risorse aggiuntive per circa 221 milioni di euro l’anno.

 

È importante che, come è avvenuto ed avvienecon altri “incentivi” (compresa la maxi decontribuzione 2015), sia il bilancio dello Stato (e quindi la fiscalità generale) a “sostituirsi” all’impresa nel pagare lo “sconto”, perché è impensabile che si riduca il montante previdenziale per le future pensioni dei giovani. 

 

La UIL, conclude Loy, condivide l’idea di introdurre misure per incentivare le nuove assunzioni dei giovani, purché siano strutturali, si introducano meccanismi robusti anti licenziamenti e si incentivi ulteriormente l’apprendistato.

 

È chiaro che la sola decontribuzione sia solo una delle leve per favorire l’occupazione in generale e, in particolare, quella giovanile, ma gli incentivi vanno sempre accompagnati da misure economiche espansive, ad iniziare dalla graduale riduzione del cuneo fiscale e contributivo a tutti i lavoratori.   

 

 

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