La proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, di estendere la regolarizzazione ad altre categorie di migranti, oltre a colf e badanti, è giusta non solo per un atto di civiltà verso chi lavora e vive onestamente, sia pure senza permesso, e per evitare un’applicazione retroattiva del reato di immigrazione clandestina, ma anche perchè può costituire una nuova risorsa economica a rafforzamento delle misure per combattere la crisi.
E’ una stima ragionevole, infatti, pensare che, oltre a colf e badanti, vi siano almeno altri 300 mila lavoratori immigrati irregolari. La loro emersione, solo in termini fiscali, porterebbe ad un introito per lo Stato di quasi 400 milioni di euro l’anno, senza contare i contributi previdenziali. Risorse che almeno in parte potrebbero essere utilizzate per rimpinguare il fondo ammortizzatori sociali e, quindi, aiutare anche i lavoratori italiani colpiti dalla crisi.
L’obiezione della Lega è che le badanti non fanno concorrenza agli italiani, mentre gli altri mestieri sì. Vogliamo far notare che si tratta di far emergere lavori che già esistono e già riguardano immigrati che lavorano spesso in una condizione di assenza di diritti e di estrema ricattabilità. La loro emersione, dunque, non solo non toglie lavoro a nessuno, ma mette fine a quel clima di concorrenza sleale tra poveri che è tra le cause dell’insofferenza e, a volte, della xenofobia verso gli stranieri.
Roma, 3 agosto 2009