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Convegno CGIL, CISL, UIL - ECPAT Italia
Roma - 12 maggio 1998
Stop al commercio sessuale dei bambini
Intervento di Stefania Sidoli -
Responsabile Coordinamento Donne Uil
L'iniziativa odierna si pone nel contesto più
generale della marcia globale contro lo sfruttamento che culminerà nella
Conferenza Internazionale di Ginevra, ma anche nel quadro dell'impegno di
solidarietà, di lotta contro i diritti negati, di tutela dei deboli e degli
emarginati che caratterizza i sindacati confederale nel nostro Paese.
Abbiamo fortemente voluto che le donne fossero le portatrici visibili di
questo nostro impegno perché più e meglio di altri, probabilmente,
sentiamo l'importanza di difendere e di rappresentare una infanzia sempre
più derubata, deprivata del suo sacrosanto diritto alla conoscenza ed alla
creatività.
Ancora troppo spesso i bambini sono considerati soggetti astorici,
astrazione, simbolo o metafora, e non soggetti esistenziali, protagonisti di
un dialogo attivo, reale, autentico. Al bambino noi vogliamo venga
interamente riconsegnato il suo diritto all'infanzia, che troppo spesso gli
viene brutalmente rapinata; il suo diritto alla diversità ed alla
eguaglianza delle opportunità.
I bambini sono per loro natura portatori di bisogni individuali e
collettivi, di istanze proprie che vogliamo si traducano nell'affermazione
piena di diritti esigibili, per realizzare i quali ci sentiamo impegnate
fino in fondo affinché siano garantiti il recupero e l'attivazione dei
bisogni infantili maggiormente repressi, negati, costretti, mortificati.
Ma come é possibile questo quando nei Paesi sviluppati come in quelli in
via di sviluppo lo sfruttamento sessuale dei bambini ci appare come un
fenomeno unificante, seppure con diverse intensità e nelle più svariate
forme?
Ogni anno nel mondo un milione di bambini vengono sfruttati a fini
pornografici, vengono venduti come schiavi per rispondere alla domanda
crescente di turismo sessuale, sono avviati ad un mercato perverso che nega
loro il diritto più elementare, quello di essere considerati persone e non
oggetti di scambio.
Queste bimbe e questi bimbi finiscono schiacciati sotto i miliardi di
dollari che girano intorno ad un mercato del sesso che solo un'umanità
priva di valori e senza alcun senso etico della vita poteva pensare di
costruire.
E' un quadro davvero angosciante quello che si svela sotto i nostri occhi,
ma questo non può e non deve portarci alla rassegnazione di chi ritiene
inutile ogni intervento. La drammaticità della situazione deve far
lievitare in tutti noi ed in ciascuno di noi la consapevolezza di essere
chiamati a dare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, affinché le
cose cambino radicalmente e strutturalmente ovunque.
Sappiamo bene che la lotta alla povertà, l'impegno per lo sviluppo sono
fondamentali per combattere lo sfruttamento sessuale dei bambini che nella
povertà nasce e da essa trae alimento per sopravvivere.
Dalle condizioni di miseria materiale, prima ancora che morale, deriva
troppo spesso la destrutturazione della famiglia, il sorgere al suo interno
di quel clima di violenza e di oppressione che porta i bambini a sentirsi e
ad essere abbandonati, preferendo addirittura la strada alla propria casa.
Il turismo sessuale altro non é che la forma più spregiudicata di violenza
sessuale nei confronti dei minori in molte realtà del Sud-Est asiatico, in
America latina, nei Caraibi, nei paesi dell'Est-Europa, dove la lotta per la
sopravvivenza, la legge del profitto hanno dato origine a fenomeni
paragonabili a nuove forme di schiavitù.
CGIL, CISL, UIL sono convinte che proteggere i bambini sia per tutti un
dovere primario e fondamentale, che non può in alcun modo essere messo in
discussione.
I fatti dei quali i bambini sono quotidianamente vittime, rappresentano una
violazione delle più elementari norme etiche. Combattere in tutti i modi
possibili queste violazioni é compito di tutti, ma lo é particolarmente
per coloro i quali detengono il potere, sia politico che economico.
I bambini affamati, venduti, schiavizzati del Brasile come della Thailandia,
dei Caraibi come delle Filippine, del Belgio come dell'Est europeo. I
bambini violentati, emarginalizzati, usati dalla criminalità organizzata
nel nostro Paese hanno fra loro un elemento che li accomuna: tutti conoscono
le loro condizioni, tutti conoscono ciò che avviene e perché avviene. Ma
nulla viene modificandosi.
Anche nel nostro Paese, dove l'attenzione per l'infanzia é più spesso
affermata che praticata, stiamo assistendo ad una recrudescenza di fenomeni
di violenza sessuale sui minori, di sfruttamento sessuale, che CGIL, CISL,
UIL ritengono intollerabile. Non possiamo e non vogliamo accettare che
minori, per lo più privi di una famiglia capace di dare loro protezione ed
amore, divengano le vittime indifese di adulti che le sfruttano sotto il
profilo sessuale, siano essi gli organizzatori di questo indegno traffico o
clienti che ne beneficiano.
Quando i bambini vivono situazioni disumane o subumane non a causa di guerre
o di eventi parimenti eccezionali, ma in una quotidianità a tutti nota, il
sindacato non può esimersi dal chiedere la piena applicazione di tutti gli
strumenti nazionali ed internazionali necessari a difendere ed a
ripristinare il loro pieno diritto ad essere considerati persone ad ogni
effetto ed a vivere pienamente la loro infanzia. Ed ogni Governo - se non
vuole essere sottoposto ad una severa condanna, prima di tutto morale - deve
utilizzare tutti i mezzi e tutte le procedure, anche d'urgenza, che la
straordinarietà degli eventi richiede.
CGIL, CISL, UIL sanno bene che l'introduzione di nuove leggi o
l'inasprimento di quelle esistenti non bastano a stroncare un fenomeno tanto
aberrante. Ma sanno anche che costituiscono sicuramente un efficace
deterrente. Per questo motivo chiedono al Parlamento di dare un segnale
forte, approvando in tempi brevi il disegno di legge Rizzo-Russo
Jervolino-Serafini fermo alla Commissione Giustizia del Senato così da dare
piena e concreta attuazione alle raccomandazioni ed alle direttive degli
organi internazionali preposti alla difesa dei diritti dei bambini.
Il 15 aprile 1998 é stato firmato il protocollo contro lo sfruttamento
minorile: CGIL, CISL, UIL credono che il modo più corretto e serio di
onorare quella firma sia costituito dalla introduzione nella nostra
legislazione di una legge che difenda i nostri bambini e quelli degli altri
Paesi.
Abbiamo nei nostri cromosomi la capacità di indignarci, la voglia di
batterci per ciò in cui crediamo, la consapevolezza che si costruisce il
futuro solo difendendo ad ogni costo i diritti dei bambini che dovranno
vivere il futuro che noi costruiamo loro.
Siamo qui oggi per vedere se, insieme, riusciamo a dare voce a chi é stato
reso muto, per ridare il diritto di vivere a chi di questo diritto é stato
privato. Non una testimonianza, ma la scelta di esserci per combattere
insieme questa battaglia e, possibilmente, vincerla.
***
Sono 250 milioni i bambini nel mondo costretti a
lavorare. Bambini cui viene sottratta l'infanzia, l'età dei giochi per
essere gettati nella crudele realtà di una vita da adulti, violenta, senza
speranza, senza avvenire, certamente non voluta e sempre meno passivamente
accettata. Bambini la cui età va dai 5 ai 14 anni; bambini che l'etica, il
progresso, il buon senso, vorrebbero chini sui libri di scuola e non chinati
sui telai o schiavi di vergognosi mezzadri che li sfruttano per oltre 12 ore
al giorno in lavori che uomini di età molto più avanzata troverebbero
faticosi ed usuranti. Bambini - infine - abbandonati al più infame dei
commerci, costretti a prostituirsi perché unico sostentamento della propria
famiglia. Bambini umiliati, offesi nella loro dignità, privati del più
elementare dei diritti: quello di godere assieme ai loro coetanei di una
partita di pallone, fosse anche giocata con un pallone del tutto sgonfiato.
E se nel mondo questi piccoli lavoratori sono 250 milioni, nel nostro paese,
secondo dati resi noti dallo speciale nucleo dei Carabinieri di stanza
presso il Ministero del Lavoro, su circa 20.000 aziende controllate, i
minori occupati sono stati nel 1996 1310 e nel '97 1578. Le stime sindacali
parlano di 300.000 minori al lavoro.
La principale causa del lavoro minorile é la povertà. Infatti il lavoro di
questi bambini va ad integrare del 20/25% il reddito familiare e la
immediata cessazione dell'attività da parte di questi minori troverebbe
forti resistenze in quei paesi dove la sopravvivenza di molti é
essenzialmente legata a questo tipo di lavoro.
Quelli che si presentano sono scenari che credevamo relegati nella
letteratura ottocentesca di Dickens: miniere d'oro del Perù nelle quali il
20% dei lavoratori ha un età che va dagli 11 ai 18 anni, in condizioni
disumane. Ma ci sono gli "spaccapietre" di dieci anni dell'India,
sovente messi al lavoro per pagare i debiti del padre e divenuti, per
questo, schiavi del padrone. E sempre in India, in Pakistan, nel Brasile,
nel Perù sono i bambini la merce di scambio per onorare un prestito ad
usura: piccoli di 5/6 anni costretti a fabbricare migliaia di fiammiferi, ad
intrecciare milioni di nodi per i tappeti, tanto ambiti dalla cultura e dal
consumismo occidentale, perché le loro mani sono talmente piccole da
rendere più esatto il lavoro. Bambini e bambine avviati alla prostituzione,
e non solo nelle località più note di questo turpe mercato, ma anche nel
nord del mondo: si calcola che solo negli USA sono circa 100.000 i bambini
avviati alla prostituzione. Ci sono, poi, i mini braccianti che pregiudicano
la loro crescita fisica perché a contatto diretto con pesticidi, che
muoiono nelle piantagioni di thè e di canna da zucchero, i bambini che
lavorano nelle discariche dei rifiuti, i bambini, gracili e malnutriti, che-
ancora oggi - trasportano essere umani e merci sui risciò.
E ci sono i bambini, impiegati da notissime multinazionali, che per oltre
10/12 ore al giorno si ingegnano a fabbricare scarpe da tennis, giocattoli,
cinture e borse griffate: bambini presi al posto dei genitori perché il
loro lavoro viene meno reribuito e i diritti sindacali ovviamente non sono
compresi nel prezzo.
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