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Convenzione sulla protezione della
maternità n. 103/52
Raccomandazione
n. 95/52
Conferenza Internazionale del Lavoro -
Ginevra, 31 maggio - 16 giugno 1999
Sono passati quasi cinquanta anni
dalla approvazione della Convenzione 103/52 e della Raccomandazione 95/52 in
materia di tutela della maternità, e sono molti i Paesi aderenti allOIL
che non hanno ratificato la normativa, ritenendola - nonostante le norme di
carattere minimale in essa contenute, perché tale era necessariamente la
loro funzione - di difficile applicazione per le notevoli resistenze di
carattere culturale, religioso ed economico incontrate al momento della loro
introduzione nella pratica nazionale dei diversi Paesi membri.
Poiché non é pensabile che alle soglie del nuovo millennio lo stato di
maternità della donna - alle diverse latitudini - venga ancora considerato
un peso per la società ed un costo per la produzione, lOIL, Conferenza
Internazionale del Lavoro, nella sua 87^ sessione, tenutasi a Ginevra dal 31
maggio al 16 giugno u.s., ha dato lavvio alla revisione della precedente
normativa allo scopo di estendere ad un numero sempre maggiore di donne il
principio del diritto alla maternità protetta, tutelata e rispettata
attraverso uno strumento legislativo che garantendo quegli elementi minimi
universali di protezione, non interferisca né si sovrapponga a quei vincoli
culturali religiosi ed economici che hanno frenato la ratifica della
precedente legislazione.
Ovviamente il progetto di revisione della Convenzione 103 é stata preceduto
da un lungo lavoro di preparazione che ha impegnato i rappresentanti
governativi, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali
di ciascun Stato membro a dare un quadro sistematico della situazione della
maternità nel mondo. Da una analisi approfondita effettuata mediante
questionari, é scaturita una prima proposta di Convenzione che é stata loggetto
dello studio delle commissioni tripartite presenti ai lavori della 87^
Sessione OIL. Il sindacato italiano é stato rappresentato dal Coordinamento
Donne della UIL, in quanto - precedentemente - su incarico dei Coordinamenti
donne di CGIL e CISL, aveva risposto al questionario inviato dallOIL.
Il nostro é tra i paesi aderenti allOIL, quello che ha la legislazione
in materia di protezione della maternità più avanzata in campo
internazionale; una legislazione alla quale ha contribuito fortemente il
sindacato confederale per il quale - da sempre - la maternità é un valore
sociale e, proprio perché valore, deve essere tutelato da qualsiasi forma
di discriminazione o sopraffazione nei confronti della donna e del
nascituro.
Ed é questo che da parte del sindacato italiano é stato ribadito nel corso
dei lavori di Ginevra, sottolineando che i principi fondamentali della
Convenzione103 (e della Raccomandazione 95) inerenti il campo dapplicazione
della normativa, la tutela della salute della donna e del bambino, i
congedi, il diritto al lavoro, sono diritti irrinunciabili, per cui una
revisione della Convenzione in senso peggiorativo avrebbe incontrato forti
resistenze da parte di quei Paesi che avevano applicato (e migliorato, come
il nostro) la precedente normativa.
Con la partecipazione sempre più diffusa della donna ai processi
produttivi, la maternità - oggi più che mai - naviga in acque agitate non
essendo particolarmente facile conciliare la sua presenza nel mercato del
lavoro e il suo essere anche madre. Proprio perché una visione troppo
economistica della società si contrappone al perpetuarsi stesso della
società. Gli interessi economici dei Paesi vivono di costi e ricavi e
finché la maternità verrà considerata un costo essa verrà ostacolata in
ogni maniera.
A Ginevra si é assistito a questa forte contrapposizione di interessi anche
se - fortunatamente - le organizzazioni dei lavoratori presenti hanno fatto
fronte ad un attacco sistematico degli imprenditori e di alcuni Governi, non
molti in verità, volto a ridimensionare al minimo la tutela della
maternità (ad iniziare dalla definizione di donna e di bambino
laddove si volevano imporre limiti morali alla liceità stessa di essere
madri o figli).
La discussione dei vari punti in esame, affrontata in sede tripartita, ha
portato allapprovazione di fondamentali emendamenti alla bozza di
Convenzione proposti dalla parti sindacali per cui, tenuto conto che quella
di questanno é la prima discussione in merito alla revisione della 103 e
bisognerà attendere i lavori del prossimo anno per una nuova Convenzione
sulla maternità, possiamo dire che questa prima sessione non é stata del
tutto deludente anzi, laver ottenuto che le norme inerenti la tutela del
lavoro e la non discriminazione sul lavoro, inserite finora solo nella
Raccomandazione, siano invece state accettate nella Convenzione, é un
successo tutto sindacale al quale ha contribuito in buona parte lopera di
mediazione del sindacato italiano e della rappresentante del Governo
italiano.
Diversi, comunque, sono stati gli emendamenti respinti (alcuni anche solo
per un voto), perché forse i tempi non sono ancora maturi per accettare
norme che in alcuni dei Paesi più sviluppati, e soprattutto in Europa, sono
ormai parte stessa della legislazione o della pratica nazionale. Il
riferimento é in particolare ai congedi parentali che non sono stati
riconosciuti alle madri né ai padri adottivi, e in materia di salute e
sicurezza, alle misure di prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro
riguardanti in particolare modo la salute riproduttiva, includendo, quindi,
in questo processo non solo la lavoratrice ma anche il padre lavoratore.
Da qui a giugno del 2000, anno in cui verrà approvata la nuova Convenzione
e Raccomandazione in materia di maternità, il cammino da fare é ancora
lungo. Ci auguriamo che lo spirito di collaborazione incontrato, durante i
lavori della Conferenza, con i Governi di molti dei Paesi membri continui e
che le Organizzazioni sindacali instaurino con i loro rispettivi Governi
quelle relazioni necessarie e tanto più opportune per arrivare ad una
Convenzione che non sia la pallida ombra di quella precedente ma una
normativa agile ed atta ad essere approvata e ratificata dal più gran
numero possibile di Stati.
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