Responsabile: Stefania SIDOLI

LE NUOVE FLESSIBILITA' NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Nirvana Nisi Segretaria Nazionale UILPA

Anche al più distratto dei cittadini non può passare inosservata la trasformazione che si sta verificando all'interno della Pubblica Amministrazione.
Certo, il passaggio alle logiche della gestione privatistica non é ultimato ma può considerarsi proficuamente avviato. Parimenti innovativo é il progressivo decentramento dei poteri e delle competenze che dagli organi centrali dello Stato vengono delegati agli enti locali ed anche ad istituti privati.
Questa profonda trasformazione, che giustamente possiamo definire epocale, ha le sue radici nel costante impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che da tempo, ormai, hanno profuso energie per conseguire un concreto salto di qualità nelle strutture che erogano servizi alla collettività, finalmente considerata come utente.
E' palese, pertanto, che questo cambiamento da tanti auspicato e voluto, si rifletta significativamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Da ciò deriva però che nella prima fase di questo storico mutamento ancora una volta le donne sono chiamate a sopportare maggiori pesi, per la loro natura di soggetto debole in una società non certo, ancora, veramente paritaria.
Le trasformazioni organizzative spesso comportano un cambio del lavoro e talora anche quello del posto di lavoro. Il trasferimento logistico dell'attività lavorativa anche di soli 15/20 chilometri, considerata la suddivisione di responsabilità nell'attuale struttura sociale, può aver per una lavoratrice conseguenze traumatiche.
A tale inammissibile sperequazione, l'unica risposta é il ricorso alla flessibilità in senso ampio. Ma questa, fino a poco tempo fa, negli uffici ministeriali era solo tollerata.
L'azione politica delle organizzazioni die lavoratori ha mutato tale originale diffidenza ed oggi la flessibilità viene generalmente incentivata anche se nella mentalità dei dirigenti poco é sostanzialmente cambiato. In particolare vengono penalizzate le lavoratrici - che sono la maggior parte - ed i lavoratori che hanno optato per il part-time. Oltretutto, queste scelte si sono, talora, rivelate obbligatorie per non perdere il posto di lavoro senza trascurare gli obblighi sociali. I dipendenti collocati in part-time, infatti, si sono visti escludere da tutti gli incentivi collegati alla produttività, nonché alle progressioni in carriera.
Con il nuovo contratto si é provveduto, comunque, a correggere queste palesi storture, specie a tutela del part-time, riconoscendo anche ai dipendenti in tale posizione incentivi proporzionati, nonché l'elaborazione di diverse strutturazioni dell'orario di lavoro che comportino altresì una riduzione del ricorso all'impiego in orario straordinario.
E' incontestabile che il ricorso a forme di flessibilità di lavoro come assunzioni a tempo determinato, il telelavoro, il part-time, potrebbe offrire ampie possibilità di recupero di nuove forze di lavoro. La loro pratica, però, riscontra forti resistenze, in parte dovute a norme già esistenti che, con la loro rigidità, si scontrano con la logica di queste forme di assunzioni rendendole inattuabili.
Attualmente é stato possibile prevedere soltanto nuove assunzioni a completamento di orari non coperti dai colleghi impiegati solo parzialmente, ed il ricorso a forme di assunzioni a tempo determinato, ma limitatamente ad alcune situazioni previste dal contratto nazionale di lavoro.
Un'altra rilevante conseguenza della trasformazione organizzativa della Pubblica Amministrazione, é la creazione di esuberi a carico di alcune figure professionali, mentre si é manifestata la carenza di altre e più tecnicistiche nuove professionalità.
Il ricorso a nuove tecnologie e la sempre maggiore domanda di questi mezzi, però, ha di fatto coinvolto in misura minore proprio le donne, che erano le meno presenti in questo settore.
Riteniamo, comunque, che ala formazione delle nuove professionalità ed alla trasformazione delle attuali, le donne dovranno essere rese sempre più partecipi con interventi di ordine sociale la cui mancanza rischia, oggi, di arrestare quel processo di omogeneizzazione del quale molte istituzioni si professano sostenitrici ma che poche, in effetti, si manifestano in grado di realizzare con progetti concreti.

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