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LE NUOVE FLESSIBILITA' NELLA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Nirvana Nisi Segretaria Nazionale UILPA
Anche al più distratto
dei cittadini non può passare inosservata la trasformazione che si sta
verificando all'interno della Pubblica Amministrazione.
Certo, il passaggio alle logiche della gestione privatistica non é
ultimato ma può considerarsi proficuamente avviato. Parimenti
innovativo é il progressivo decentramento dei poteri e delle competenze
che dagli organi centrali dello Stato vengono delegati agli enti locali
ed anche ad istituti privati.
Questa profonda trasformazione, che giustamente possiamo definire
epocale, ha le sue radici nel costante impegno delle lavoratrici e dei
lavoratori che da tempo, ormai, hanno profuso energie per conseguire un
concreto salto di qualità nelle strutture che erogano servizi alla
collettività, finalmente considerata come utente.
E' palese, pertanto, che questo cambiamento da tanti auspicato e voluto,
si rifletta significativamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Da
ciò deriva però che nella prima fase di questo storico mutamento
ancora una volta le donne sono chiamate a sopportare maggiori pesi, per
la loro natura di soggetto debole in una società non certo, ancora,
veramente paritaria.
Le trasformazioni organizzative spesso comportano un cambio del lavoro e
talora anche quello del posto di lavoro. Il trasferimento logistico
dell'attività lavorativa anche di soli 15/20 chilometri, considerata la
suddivisione di responsabilità nell'attuale struttura sociale, può
aver per una lavoratrice conseguenze traumatiche.
A tale inammissibile sperequazione, l'unica risposta é il ricorso alla
flessibilità in senso ampio. Ma questa, fino a poco tempo fa, negli
uffici ministeriali era solo tollerata.
L'azione politica delle organizzazioni die lavoratori ha mutato tale
originale diffidenza ed oggi la flessibilità viene generalmente
incentivata anche se nella mentalità dei dirigenti poco é
sostanzialmente cambiato. In particolare vengono penalizzate le
lavoratrici - che sono la maggior parte - ed i lavoratori che hanno
optato per il part-time. Oltretutto, queste scelte si sono, talora,
rivelate obbligatorie per non perdere il posto di lavoro senza
trascurare gli obblighi sociali. I dipendenti collocati in part-time,
infatti, si sono visti escludere da tutti gli incentivi collegati alla
produttività, nonché alle progressioni in carriera.
Con il nuovo contratto si é provveduto, comunque, a correggere queste
palesi storture, specie a tutela del part-time, riconoscendo anche ai
dipendenti in tale posizione incentivi proporzionati, nonché
l'elaborazione di diverse strutturazioni dell'orario di lavoro che
comportino altresì una riduzione del ricorso all'impiego in orario
straordinario.
E' incontestabile che il ricorso a forme di flessibilità di lavoro come
assunzioni a tempo determinato, il telelavoro, il part-time, potrebbe
offrire ampie possibilità di recupero di nuove forze di lavoro. La loro
pratica, però, riscontra forti resistenze, in parte dovute a norme già
esistenti che, con la loro rigidità, si scontrano con la logica di
queste forme di assunzioni rendendole inattuabili.
Attualmente é stato possibile prevedere soltanto nuove assunzioni a
completamento di orari non coperti dai colleghi impiegati solo
parzialmente, ed il ricorso a forme di assunzioni a tempo determinato,
ma limitatamente ad alcune situazioni previste dal contratto nazionale
di lavoro.
Un'altra rilevante conseguenza della trasformazione organizzativa della
Pubblica Amministrazione, é la creazione di esuberi a carico di alcune
figure professionali, mentre si é manifestata la carenza di altre e
più tecnicistiche nuove professionalità.
Il ricorso a nuove tecnologie e la sempre maggiore domanda di questi
mezzi, però, ha di fatto coinvolto in misura minore proprio le donne,
che erano le meno presenti in questo settore.
Riteniamo, comunque, che ala formazione delle nuove professionalità ed
alla trasformazione delle attuali, le donne dovranno essere rese sempre
più partecipi con interventi di ordine sociale la cui mancanza rischia,
oggi, di arrestare quel processo di omogeneizzazione del quale molte
istituzioni si professano sostenitrici ma che poche, in effetti, si
manifestano in grado di realizzare con progetti concreti.
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