Responsabile: Stefania SIDOLI

FLESSIBILITA'...E' NECESSARIO INTENDERCI

Ivana Dessanay Responsabile Donne UIL Piemonte

Da anni, le donne del sindacato leggono dichiarazioni e subiscono perentorie decisioni da parte dei politici e delle imprese sulla necessità di rendere più flessibile il lavoro, l'occupazione, il salario, le pensioni.
Nonostante il trionfalismo di palazzo Chigi e delle parti sociali sull'accordo per lo sviluppo e l'occupazione, definito "Patto sociale di Natale", restano preoccupanti e seri i problemi ancora aperti senza volontà alcune di risolversi e/o definirli.
La parola flessibilità, cioè "essere flessibile", é diventata un "ritornello fisso", un monito presente in tutti gli interventi pubblici da parte delle associazioni imprenditoriali, dei politici, degli Istituti e scuole economici. Flessibilità diventa la parola chiave del vecchio e del nuovo secolo: flessibilità per creare occupazione, flessibilità per creare sviluppo, flessibilità per creare ricchezza. In altri termini, i datori di lavoro pubblici e privati hanno il potere di decidere e cambiare con libertà di scelta senza verifiche e controlli delle parti sociali.
Infatti, per gli imprenditori, flessibilità rappresenta la soluzione più efficace per recuperare competitività, per entrare nel mercato globale. e quindi creare occupazione.
Per le organizzazioni sindacali flessibilità non é più un tabù da definire nel lavoro, nella produttività, nella componente economica, quale elemento flessibile nella contrattazione e nella concertazione. Per le scuole economiche e per gli esperti del Governo flessibilità é un obbligo al quale bisogna assolvere con determinazione e decisionalità per restare nell'Unione Europea.
Malgrado le situazioni economiche e sociali richiedano urgenti correttivi, la definizione di flessibilità é rimasta fuori dal Patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione del Governo, rimandando così un accordo per rassicurare l'emergenza più sentita dalle cittadine e dai cittadini: la speranza di un posto di lavoro certo.
Flessibilità vuole dire tutto e nulla, però resta la concezione di accettazione e di non opporsi alle decisioni di impresa tanto che le lavoratrici ed i lavoratori si debbono piegare, curvare con facilità anche quando si prospetta loro un peggioramento della qualità del lavoro, un livello salariale più basso, un'espulsione dai luoghi lavorativi. Occorre allora - come dipendenti - essere docili, accomodanti, letteralmente adattarsi ed essere disponibili alle scelte aziendali.
Le persone debbono flettersi fisicamente e psicologicamente alle esigenze combinate della competizione globale, dei cicli economici nazionali e della congiuntura delle aziende.
Il premio sociale per le cittadine ed i cittadini, diventa creare occupazione e ricchezza permettendo così alle imprese di essere competitive, di essere stabili economicamente e di rimanere nel mercato globale.
Il prof. Gallino, docente di sociologia del lavoro, precisa che: "flessibilità tanto invocata significa una maggiore discrezionalità da parte delle direzioni aziendali nell'impiego e nella retribuzione del personale, una minore resistenza da parte delle persone alle decisioni presse in alto in merito a molteplici aspetti della loro condizione lavorativa..." Basta intenderci! Diventa allora lecito aspettarsi che il Governo si faccia carico di dare il via "ad una forte intesa sul welfare" per tutelare il diritto di cittadinanza al lavoro per tutte e tutti i cittadini dell'Unione europea.
Se lo "scambio" politico economico diventa l'applicazione della parola flessibilità quale: libertà per un'impresa di licenziare senza punibilità, di pagare salari reali più bassi, di ridurre l'orario per ricorrere allo straordinario quando produzione e vendite diminuiscono, onde consentire di fare parte alla competizione internazionale senza diminuire gli utili: no, grazie, non siamo flessibili!
Se un'impresa applica la propria facoltà di trasferire i propri dipendenti senza che questi si possano opporre; di affidare parte sempre più rilevante della propria attività a ditte esterne per ridurre i costi e per ridurre al minimo il numero dei dipendenti, no, grazie, non ci pieghiamo e non accettiamo!
Occorre dunque rivedere fra le parti sociali l'applicazione del modello di partecipazione; occorre dunque applicare i diritti al lavoro, alla salute, all'uguaglianza per superare ogni disuguaglianza e differenza sociale.
La consapevolezza, come lavoratrici UIL, di avere diritto alla nostra identità, di esprimere creatività e valore non coincide con una flessibilità che ci induce ad abbassare la testa per il volere di una parte della società: il capitale. E' necessario abitare il tempo storico; ecco perché l'universo femminile UIL intende trasmettere le proprie esperienze ed il proprio punto di vista per un'espressione di relazione fatta di scambio-intreccio di idee e diversità personali. Il cambiamento sociale va gestito insieme con il valore di impresa ed il valore sociale, partendo soprattutto dai luoghi di lavoro.
Io donna voglio esistere e rivendicare il mio diritto all'azione poiché in qualità di risorsa sindacale posso e devo incidere sul modello della flessibilità. Flessibilità per ricondurre verso un reale miglioramento della vita di uomini e donne.
Le donne UIL vogliono affrontare ed allargare il dibattito, impegnarsi per conoscere e decidere il nostro vivere sociale.

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