|
LA FLESSIBILITA IN
CAMPANIA
Luciana Del Fico Responsabile Donne UIL Campania
Mettiamo in chiaro
una cosa - afferma Angela - se la flessibilità è la condizione
per un giovane o una giovane per poter entrare nel mondo del lavoro, la
si accetta, ma poi, alla lunga, col passare del tempo, stanca, si perde
la qualità della vita.
Angela ha 30 anni, lavora alla FMA di Pratola Serra (AV) da circa 6
anni, é entrata come operaia ed é diventata impiegata da 2 anni.
Qualche mese fa si é laureata in Giurisprudenza. La FMA è lAzienda
di Avellino che produce motori, controllata dalla FIAT AUTO, dove si
applica laccordo di flessibilità per lutilizzo degli impianti per
sei giorni alla settimana su tre turni di lavoro.
Iniziando a lavorare a 20 anni in regime di flessibilità, come si
verifica in FMA, - continua Angela - lo si accetta meglio.
Infatti è tale il desiderio per un giovane di trovare lavoro che, pur
di guadagnare un salario, si accettano turni a scorrimento, turni
di notte anche per lunghi periodi, ma, ripeto, é la qualità della vita
fuori che viene a mancare.
Anche per noi in OMNITEL a Pozzuoli - interviene Rosanna
di 26 anni - va bene la flessibilità in entrata : infatti si entra
con contratti a tempo determinato e/o a part-time. Il lavoro é a turni
che variano per molti . Certo il più duro é il call-center, lì
ci sono giovani che dopo due anni di lavoro accusano una pesantezza
rispetto a questo tipo di impiego, vorrebbero avere la possibilità di
cambiare postazione con quella di altre aree aziendali anche
momentaneamente, ma ciò non è permesso a tutti, non essendo previsto
contrattualmente.
Io invece vorrei avere la possibilità di godermi di più il mio
figlioletto - si inserisce Maddalena, 28 anni, separata, madre di un
bimbo di 4 anni e operaia in unAzienda della Provincia di Napoli,
appartenente ad un Gruppo multinazionale - da noi siamo riusciti ad
ottenere che le madri di bambini fino a tre anni di età, fanno sempre
il turno di mattina, ma a me questo comunque non basta, vorrei avere la
possibilità di poter gestire una flessibilità che mi permetta di stare
di più con mio figlio almeno finchè é piccolo.
Queste testimonianze di giovani donne impiegate in aziende
metalmeccaniche della Campania ci presentano alcuni aspetti delle nuove
e vecchie realtà lavorative e dei bisogni delle lavoratrici della
nostra Regione.
Il Sindacato si é candidato con entusiasmo a firmare accordi di
flessibilità con le Associazioni datoriali che garantissero lingresso
nel mondo del lavoro a tanti giovani disoccupati che altrimenti
sarebbero rimasti iscritti alle liste in cerca di prima occupazione.
E la tendenza del futuro è ancora in questa direzione : infatti con i
nuovi insediamenti nel campo della telefonia mobile con la nascita dei
call-center, si continuerà con forme di contratti di lavoro di
flexi-time di vario tipo.
E consequenziale passare da qui ai Contratti dArea, che hanno
visto il sindacato proporre giustamente e stipulare accordi di
flessibilità per agevolare lo sviluppo del Mezzogiorno. Ma al di la
del significato di creare le opportunità di lavoro al Sud ed in
Campania, é arrivato il momento di pensare se é giusto o meno mettere
eventuali regole per la stipulazione degli accordi che trattano di
flessibilità.
Le brevi e crude osservazioni delle lavoratrici e le brevi
considerazioni che seguono possono servire per aprire un dibattito tra
chi, per il ruolo che svolge, si trova spesso a dover mediare gli
interessi di gruppi opposti di persone.
Infatti nelle nuove generazioni é presente, insieme alla voglia di
lavorare, una disponibilità maggiore ad accettare lavori flessibili,
anche saltuari, a tempo parziale (o a giorni o a periodi alternati e
quindi comodi per poter gestire i propri interessi culturali o
altro), e a queste nuove esigenze possiamo aggiungere la
constatazione che oggi i giovani restano in famiglia fino almeno ai 30
anni (spesso ci sono alle spalle genitori con doppio reddito e le
esigenze di spesa si limitano alla soddisfazione dei loro bisogni
primari : abbigliamento, hobbies e qualche vacanza).
E necessario quindi che la UIL apra un confronto per capire queste
nuove realtà e ascolti anche la voce dei giovani e delle donne che
spesso restano ghettizzati in ruoli secondari perché lavoratori
a metà. Avviare un dibattito che porti anche, se necessario, a
mettere dei limiti temporali a questo tipo di accordi, venendo incontro
e cercando di capire le esigenze concrete di una donna che lavora e
vuole diventare madre, senza per questo sentirsene in colpa; ascoltare
anche la voce dei giovani che possono dare spunti nuovi e di
arricchimento alla risoluzione dei problemi, senza volerli forzatamente
inglobare a priori in stereotipi previsti da chi deve mediare le
esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Dobbiamo riuscire tutti insieme a superare quella che a mio avviso
potrebbe diventare una contraddizione allinterno della UIL : una
grande Confederazione, infatti, che si definisce Il Sindacato dei
Cittadini non può porsi a tutela dei diritti di donne e uomini, i
cittadini di una società cosiddetta civile che ricerca quindi il
meglio di sé in termini di qualità della vita e di crescita in senso
ampio e nobile del termine e contemporaneamente, nella sua funzione di
soggetto contrattuale, potrebbe creare anche condizioni che portano alla
perdita di questi valori.
La nostra sfida per lingresso nel terzo millennio dovrà essere
proprio quella di ricercare le soluzioni a queste contraddizioni e
costruire le condizioni per una Società che dia lavoro a tutti, anche a
part-time, anche flessibile e a costo di alcune rinunce, ma dove il
ruolo della negoziazione assuma sempre maggiore importanza e dove,
conciliando gli interessi imprenditoriali con quelli di coloro che sono
tutelati dal Sindacato, ci sia una crescita qualitativa anche per
la UIL partendo del supporto che le culture e i saperi delle donne,
unitamente alla volontà ed alla fantasia dei giovani, possono offrirci.
|