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FLESSIBILITA', EMARGINAZIONE E PARI
OPPORTUNITA'
Tiziana Arcozzi Responsabile Donne UIL Emilia Romagna
Nella realtà socioeconomica e politica che
si sta delineando mentre ci affacciamo al 2000, ci chiediamo se le donne
hanno raggiunto veramente una situazione di pari opportunità, o non stanno
invece rischiando una nuova emarginazione.
Come sindacalista, se penso alle donne, penso alle lavoratrici in senso
lato, e cioè anche alle donne in cerca di occupazione, alle donne espulse
dal mercato del lavoro e che faticano a reinserirsi: la disoccupazione
colpisce più le donne degli uomini, anche se sappiamo che loccupazione
femminile è in aumento rispetto al passato.
Questo, da un lato è dovuto allespansione dei servizi alla persona degli
anni 80, ma dallaltro è sicuramente il frutto della determinazione e
della forza di volontà delle donne, al loro desiderio di affermazione, alla
voglia di contribuire allo sviluppo e al progresso del nostro Paese,
finalizzato anche ad un futuro migliore per i propri figli.
Ed ecco che succede che il lavoro nero, il lavoro sottopagato, il part-time
hanno una caratterizzazione femminile: spesso sono lunica alternativa
alla non occupazione. Alternativa che le donne sono comunque disposte a
subire pur di lavorare.
Così come le donne sono sempre più disponibili a mettersi in gioco, ad
assumersi responsabilità dirette, per esempio avviando attività autonome
anche legate alle nuove tecnologie, nonostante i tanti problemi che devono
affrontare come qualunque altro imprenditore, ai quali però si aggiunge per
esempio il lavoro di cura, che comunque resta a carico delle donne e che
sempre di più si sta orientando verso interventi non a sostegno della
famiglia, ma attraverso la stessa, cioè usando la famiglia.
Cè stato, per esempio in Emilia-Romagna, il momento in cui i diritti
alla persona dovevano trovare una risposta pubblica attraverso servizi
possibilmente gratuiti. Oggi non cè più il governo centrale che ripiana
i disavanzi, quindi bisogna risparmiare. Giusto, ma perchè pensare solo a
tagliare i finanziamenti e non invece ad ottimizzare i servizi.
Si sta affermando, ogni giorno di più, il principio dellassistenza
domiciliare integrata nei confronti dei minori, degli anziani, degli
handicappati. Può essere una soluzione a problemi reali delle famiglie,
purchè accompagnata da servizi esterni adeguati. Serve però uno stato
sociale che intervenga in favore della famiglia, che programmi per la
famiglia interventi, strutture, sostegno psicologico, aiuto finanziario,
assistenza medica e/o infermieristica; il tutto non frammentato o
improvvisato in base ad esigenze individuali, ma coordinato da chi ha prima
analizzato le situazioni non solo della singola famiglia, ma anche, ad
esempio se si tratta di una città medio grande, di un quartiere.
In caso contrario, diventa difficile conciliare questa soluzione con la
volontà o la necessità che ha la donna di lavorare, in un sistema così
poco flessibile come lo è il nostro; dovrà non lavorare o adeguarsi a
quelle forme di lavoro che possono emarginare.
Dovrà essere nostro preciso impegno ottenere che allinterno delle
aziende, sia private che pubbliche, si svolga una contrattazione vera sulle
possibili flessibilità dellorganizzazione del lavoro, sulle possibili
flessibilità dellorario di lavoro che può essere articolato in modo da
favorire le lavoratrici e i lavoratori, ed essere produttivo per lazienda
attraverso un miglior utilizzo delle risorse umane.
Solo in questo modo possiamo far sì che nuove forme di lavoro come il
part-time, il lavoro a domicilio, il telelavoro e il lavoro flessibile, si
trasformino in opportunità positive per i lavoratori e soprattutto per le
lavoratrici.
Si dovrà discutere lapplicazione del part-time visto non come un
ripiego, ma come una precisa scelta delle lavoratrici e dei lavoratori, e
dellorario flessibile che può essere funzionale sia allazienda che al
lavoratore, per determinati periodi dellanno o in particolari settori: la
lavoratrice o il lavoratore possono utilizzarlo per organizzare la loro vita
famigliare (per es. rispetto allassistenza domiciliare integrata); al
datore di lavoro può servire per evitare periodi di cassa integrazione o di
straordinari, programmando gli orari sulla base dellandamento del
mercato.
Il nostro Paese si trova a dover affrontare il problema della flessibilità
ogni volta che si affrontano le grandi questioni di razionalizzazione del
sistema economico e produttivo, in particolare quando si discute di costo
del lavoro: sembra che chi ci governa non sia attento ad obiettivi di
sviluppo sociale ma solo di costi, nonostante preoccupanti segni di
disgregazione sociale.
La flessibilità è vista soltanto in unottica di efficienza, efficacia
ed economicità, attraverso le determinazioni operative e gestionali del
privato datore di lavoro. In genere ci si dimentica del settore pubblico
dove sempre più, anche in funzione delle nuove regole, acquistano rilevanza
lefficacia e lefficienza dei servizi, senza mai dimenticare lutenza.
Il contratto degli Enti locali prevede già da parecchi anni la possibilità
di unorganizzazione del lavoro flessibile con orario settimanale
diversificato per determinati periodi dellanno. E un pezzo di
contratto praticamente mai applicato. Questo rafforza la mia convinzione
sulla necessità di modificare la nostra cultura del lavoro: dobbiamo
modificarla innanzitutto noi come Sindacato, la devono modificare i
lavoratori così come i datori lavoro, soprattutto coloro che amministrano
la cosa pubblica e che quindi hanno maggiori doveri verso tutta la
collettività.
Dobbiamo chiedere, anzi pretendere che la concertazione, relativamente a
materie che attengono complessivamente allorganizzazione del lavoro,
tenga conto della capacità propositiva delle donne soprattutto in materia
di servizi e quindi su come coniugare le esigenze soggettive con quelle
produttive e soprattutto su come migliorare la distribuzione del tempo che
si dedica al lavoro, alla famiglia, a sé stessi, senza costringere le
lavoratrici e i lavoratori a scegliere fra lavoro e vita privata.
In altre parole, il Sindacato e noi donne in prima persona, dobbiamo
condurre una vera e propria battaglia per coniugare gli obiettivi di
sviluppo economico con le conquiste sociali e con limportante ruolo della
donna nellintera società.
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