L'Italia, alle soglie del Duemila, sta
divenendo sempre più una nazione di anziani. E' innegabile, infatti, che il
fenomeno di invecchiamento della nostra popolazione é crescente con il
risultato di un cambiamento radicale della nostra società e l'insorgenza di
problemi nuovi ai quali dare adeguate risposte.
I cittadini italiani che hanno superato i 60 anni sono il 21,5% della
popolazione, vale a dire circa 12 milioni di persone con una presenza
maggiore al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno. A riguardo -secondo dati
Istat - la Regione italiana con la più altra concentrazione di vecchi (over
60, 65 e 80 anni) é la Liguria che registra, per contro, il livello più
basso di natalità rispetto alla Campania, definita Regione più giovane
d'Italia, con il più alto livello di fecondità.
I grandi centri e le località con meno di due milioni di abitanti sono
quelli che registrano il maggior numero di presenze di anziani, con
l'evidenziazione di vantaggi e problematiche però diverse: i grandi centri
urbani offrono sia i vantaggi dell'esistenza di un maggior numero di servizi
sociali ma anche i disagi legati a spese maggiori, condizioni ambientali
pessime e una pericolosità di vita maggiore connessa ad una criminalità
che nei piccolissimi centri, assai più tranquilli e vivibili, ovviamente
non esiste.
Dei 12 milioni di anziani, 6 milioni e 200 mila sono donne e ciò é
spiegabile con il tasso di mortalità maschile più alto di quello
femminile, infatti, la percentuale delle donne di età superiore ai 75 anni
é del 62,3%. Tali differenze comportano stili di vita, problemi e
situazioni diversi tra uomo e donna. Le donne in età avanzata si trovano a
vivere da sole più degli uomini i quali hanno una maggiore tendenza a
risposarsi una volta rimasti vedovi (é il 61,4% degli ultraottantenni
contro il 14,8% delle ultraottantenni).
Come vivono gli anziani nel nostro
Paese.
Il benessere dei vecchi in Italia é
precipuamente ancora legato al contesto familiare in cui essi vivono. La
famiglia, quindi, continua a svolgere la primaria azione di assistenza e
cura dell'anziano ed é tuttora l'elemento essenziale per una qualità della
vita accettabile in quanto, proprio nell'ambito familiare, il vecchio ha la
possibilità di continuare ad esercitare un ruolo attivo con uno scambio
ottimale di esperienza e disponibilità di tempo a favore delle proprie
esigenze di assistenza ed aiuto; ruolo, questo, che lo fa sentire ancora
partecipe attivo della società. Una cosa soprattutto, infatti, teme
l'anziano: non sentirsi utile e, al contrario, avere la sensazione di essere
improvvisamente divenuto invisibile. E questa invisibilità é vissuta
drammaticamente da uomini e donne quando viene meno il ruolo che hanno
ricoperto prima dell'età della pensione. E sono soprattutto le donne che si
sono sempre occupate di "tirare avanti" la famiglia quelle a
sentire maggiormente il peso di questa improvvisa e non prevista
invisibilità quando coloro che hanno rappresentato il fulcro della loro
vita vanno per altre strade o vengono a mancare ed esse non sono pronte a
ricoprire quel ruolo che tradizionalmente é tipico della figura maschile.
Va sottolineato anche che oltre ad essere più sole, le donne vecchie sono
anche più povere in quanto le anziane di oggi appartengono ad una
generazione che raramente ha lavorato fuori casa ed una volta rimaste vedove
la loro condizione economica diviene fonte di disagi e umiliazioni dovute ad
una pensione di reversibilità ridotta a più della metà di quella
percepita dal coniuge quando era in vita. Quindi, se sole, sono costrette ad
avere un tenore di vita assai diverso di quello tenuto in precedenza e, se
con figli, a richiedere il loro contributo economico, non sempre dato
volentieri, per vivere (e, tante volte per sopravvivere)
Per cui, senza la famiglia alle spalle, concluso il ciclo produttivo ed
uscito dal mondo del lavoro, l'anziano entra a far parte di un mondo a sé.
Un mondo dove la visibilità dei vecchi viene scandita dai rendiconti INPS e
da quanto le pensioni incidono sul bilancio dello Stato, o dalle statistiche
Istat. Il vecchio, in fondo, dà fastidio e come tutte le cose fastidiose,
la tendenza comune é ignorarle. Ma questa società a furia di ignorare i
vecchi ed i loro problemi, arriverà ad ignorare sé stessa dato
l'allarmante fenomeno di una crescita demografica pari allo 0 e, perciò, un
ricambio generazionale assai problematico.
I problemi dell'età anziana sono molteplici, é vero, e la nostra società
si trova impegnata a sopperire a necessità non previste causate dal
processo di invecchiamento in atto. Crescono le famiglie di soli anziani ed
emerge il problema della segregazione generazionale; problema che diventa
irrisolvibile in assenza di relazioni sociali sviluppate.
La segregazione generazionale si accompagna sempre a condizioni di salute
precari, malattie croniche, disabilità, ricorso a servizi sanitari non
sempre all'altezza delle situazioni presentate.
La riforma dello Stato Sociale
Attualmente il Governo é impegnato
nella difficile opera di riformare lo stato sociale e, alla luce del
mutamento avvenuto nella nostra società, non possiamo più considerare,
come per il passato, l'anziano una categoria da proteggere mediante diritti
speciali, ma cittadino portatore di diritti come tutti gli altri cittadini
del medesimo Stato.
Ed in quanto cittadino, ma non specie protetta, l'anziano può continuare ad
operare all'interno di quella stessa società che lo ha visto attivo
partecipe del mondo produttivo e all'interno della quale può ancora
costituire una risorsa a patto che si instauri, o meglio, si restauri,
"la cultura dell'anzianità". Il vecchio é una ricchezza e non lo
diciamo con l'occhio rivolto ad una tradizione che si é ormai persa con
l'abbandono delle campagne e la massiccia conseguente urbanizzazione
avvenuta nell'immediato dopoguerra. E' una ricchezza perché portatore di
risorse e di valori ed il riconoscimento di questi valori significa
automaticamente che la donna o l'uomo vecchi hanno la possibilità e la
capacità di entrare in qualità di operatori volontari e non solo come
utenti in quella particolare rete di servizi che maggiormente interessano la
sfera sociale o socio-sanitaria in quanto la loro esperienza e la loro
disponibilità di tempo possono essere utili al processo di programmazione
dello stato sociale.
Il voler globalizzare la riforma del welfare non porterà certamente alcun
giovamento alla situazione degli anziani nel nostro paese ma produrrà, al
contrario pesanti ricadute sull'intera società. Infatti, ciò che
maggiormente desideriamo per il miglioramento delle condizioni sociali dei
nostri vecchi é uno stato sociale "umano", ovvero non vogliamo
che l'anziano sia un utente di servizi sociali o sanitari tout-court, ma
vogliamo l'attuazione di una politica per l'anziano che abbia nei confronti
del problema un approccio meno burocratico ma più sensibile e mirato alla
realizzazione del benessere dell'uomo in tutto l'arco della sua vita e non
programmato per compartimenti stagni.
Il vecchio é una risorsa, lo ribadiamo, é una risorsa nonostante le
malattie croniche, nonostante i problemi di assistenza e di bisogno che
debbono trovare spazio e considerazione attraverso una riorganizzazione
della società stessa in funzione di necessità ed esigenze provenienti da
un soggetto sempre più presente e con un peso sociale più forte che nel
passato.
Se le istituzioni faranno propria questa cultura dell'anziano, mantenendo i
vecchi il più a lungo possibile nel proprio contesto sociale e riconoscendo
loro la valenza di cittadini a tutti gli effetti, questa società che va
sempre più invecchiandosi potrà ancora dare validissimi contributi alle
nuove generazioni, innanzitutto di carattere culturale ma - più
praticamente - in termini di beni e servizi.
Infatti, i bisogni sono sempre più articolati e, quindi, cresce la domanda
di servizi sociali. Parallelamente, la risposta a tali richieste registra
una prepotente espansione sia in termini di attori che di soggetti pubblici
e privati capaci di garantirla. Ovvero, laddove le istituzioni non sono in
grado, per diversi motivi, di operare esiste tutto un mondo formato dal
volontariato e dall'associazionismo all'altezza di sopperire ai buchi neri
dell'assistenza pubblica.
Ed in questo contesto può inserirsi l'anziano nella sua duplice veste di
fruitore e di produttore di beni e servizi.
Sono moltissimi, infatti, i vecchi che, per le migliorate condizioni di vita
ed una scienza che anche nel campo della geriatria é andata molto avanti,
incrementano una popolazione che in molti casi di vecchio ha soltanto la
data anagrafica perché sono sempre di più i vecchi in buone condizioni di
salute e, soprattutto, con capacità intellettive e di lavoro sufficienti
per partecipare ancora attivamente ai processi evolutivi della società.
Il potenziamento di una fitta rete di servizi deve assolutamente impiegare
anche la disponibilità e le potenzialità che l'anziano offre e il Governo
nella sua riforma dello stato sociale non può non tenerne conto, proprio
perché si parla del vecchio come risorsa. Gli ambiti dove l'anziano può
ancora espletare attive funzioni nella produzione di servizi sono
soprattutto quelli socio-sanitari e la forma più semplice finora adottata
é stata quella di prestare la propria attività volontariamente.
Il volontariato e l'associazionismo
Notevole é stata in questo campo
l'azione fatta dall'associazionismo (quindi anche il Sindacato) e dal
volontariato, ma proprio per questo é opportuno fare alcune riflessioni sul
ruolo che l'associazionismo ed il volontariato stanno assumendo nell'opera
di sostegno, di sensibilizzazione e denuncia di tutte quelle situazioni di
bisogno alle quali le istituzioni faticano o non sono in grado di
rispondere.
Partendo dalla consapevolezza della prioritaria importanza delle istituzioni
pubbliche, alle quali le varie associazioni cosiddette "no profit"
non debbono assolutamente sostituirsi ma collaborare in un'opera di
supporto, a nostro avviso rimane valido il concetto che vanno incentivate
tutte le iniziative che possono contribuire - sul territorio -
all'articolazione di una rete di servizi in grado di rispondere alle attese
dei cittadini.
Il volontariato ha supplito per alcuni versi alle richieste ma, a nostro
avviso, é il caso di dare a tutto questo variegato universo nel quale
manifestazioni di "volontariato puro", di "volontariato a
rimborso", di servizi retribuiti" sembrano coabitare, precise
regole relative alla qualità dei servizi offerti ed ai soggetti proponenti,
salvaguardando le specifiche professionalità degli operatori
istituzionalmente e culturalmente preparati a tali attività.
Ritornando al nucleo familiare, la persona anziana svolge proprio
all'interno della famiglia la sua principale attività di supporto alle
carenze delle istituzioni. In una società come l'attuale, nella quale é
sempre più frequente che ambedue i genitori lavorino fuori casa, sono i
nonni ad occuparsi della sorveglianza e cura dei bambini laddove non
esistono strutture di accoglienza della prima infanzia. Sono sempre i vecchi
i depositari di antiche culture e tradizioni che, a causa dei cambiamenti
avvenuti nella nostra società (da rurale ad industriale), vanno via via
perdendosi. L'inserimento dei vecchi in attività produttive quali
l'insegnamento dei vecchi mestieri che vanno perdendosi, attività
artigianali che sono sul punto di scomparire del tutto, potrebbe contribuire
al mantenimento di una cultura millenaria che non deve assolutamente andare
perduta. L'anziano é, con il suo bagaglio culturale, l'anello di raccordo
tra il passato e il futuro.
E' vero che l'attuale società, non solo italiana ma anche europea, non é
preparata a rapportarsi serenamente con il suo invecchiamento. Occorre
trovare un equilibrio in questo processo e superare il disagio prodotto dai
cambiamenti veloci che stanno interessando il vivere civile.
Cosa può fare il sindacato
Il sindacato svolge e sempre di più
può svolgere un ruolo determinante nell'affermazione del diritto alla
visibilità delle persone anziane contribuendo al diffondersi della
"cultura dell'anziano". Come? Battendosi per ottenere per gli
anziani una vita dignitosa, sicurezza ambientale e tutela dei diritti,
vigilando che i loro bisogni non diventino motivo di speculazione per
nessuno (pubblico o privato che sia), e tenendo sempre presente che
l'estensione di queste tutele e la diffusione dei servizi sono occasione di
lavoro per i giovani e per realizzare, quindi, l'integrazione tra le
generazioni.
Poiché il servizio pubblico presenta in gran parte del territorio nazionale
grosse carenze, perché non lanciare l'idea di forme diverse di assistenza
che non gravino eccessivamente sulla spesa pubblica e, nel contempo,
garantiscano agli anziani servizi sociali e sanitari ottimali?
Parliamo del tempo - ad esempio - che l'anziano ha sempre più a
disposizione. Può essere utilizzato proficuamente in attività che siano
tese al recupero di vecchie tradizioni, di mestieri, lo abbiamo già detto,
che abbiano come fine la solidarietà, la socializzazione, l'integrazione
con il mondo del lavoro, l'integrazione con il mondo dei giovani.
Non possiamo fare considerazioni soltanto di carattere economico, ossia
quanto incida in termini di costo la figura del vecchio nella nostra
società.
Un esempio: il problema della disabilità che attualmente é uno dei più
importanti del mondo contemporaneo, essendosi allungata la durata della
vita. Nel 1980 l'OMS, Organizzazione mondiale della Sanità, ha messo a
punto uno strumento concettuale fondamentale per lo studio della disabilità
l'International Classification of Disease,Disability and Handicap (ICDH).
Questo strumento consiste in una classificazione degli handicaps secondo
concetti comuni per tutti i Paesi e fornisce agli operatori sanitari una
base valida anche per applicazioni in campo statistico, proprio perché
accettata a livello internazionale.
La classificazione si articola in tre livelli: menomazione, disabilità,
handicap. Per menomazione si intende la perdita di un organo, arto, ecc.
dovuta a malattia (la più ricorrente é il diabete), incidente o lesione.
La disabilità é la perdita di capacità funzionali o dell'attività
conseguente alla menomazione. L'handicap, infine é lo svantaggio vissuto
per menomazione o disabilità.
E' evidente che l'assistenza socio sanitaria agli anziani incide
notevolmente sul bilancio nazionale, basti pensare che, secondo dati Istat,
nel 1994, su un totale di 10 milioni di ricoveri, quattro milioni
riguardavano persone anziane con un totale di giornate per ricoveri di più
del 50% della degenza complessiva. L'anziano, inoltre, a causa di una
diminuita disponibilità economica, usufruisce soprattutto delle strutture
pubbliche anche per le visite specialistiche. Infatti quelle a pagamento
sono del 37,9% contro il 61,3% della popolazione non anziana. Va
sottolineato anche il fatto che più si va avanti con gli anni, più cresce
lo stato di cronicità della malattia e quindi un conseguente maggiore
utilizzo dei servizi sanitari e sociali.
Questo é solo un brevissimo esempio di come potremmo considerale l'anziano
in rapporto alla spesa pubblica.
Se continuiamo, però, a vedere l'anziano solo come soggetto da curare e,
quindi, in termini strettamente monetaristici, faremmo, a lungo andare, un
torto soprattutto alle generazioni che si stanno affacciando ora nel mondo
del lavoro e che saranno gli anziani del domani.
Il vecchio é il naturale raccordo tra il tempo passato ed il futuro e nella
sua persona si identificano sia le generazioni di ieri che quelle di là da
venire.
Riconsiderare la figura dell'anziano é inevitabile anche perché le nuove
generazioni se perdono il contatto con le proprie origini avranno un mondo
nel quale i valori saranno sovvertiti da una tecnologia sempre più
incombente, perché necessaria, e da una cultura sempre più massificata e
di bassissimo livello, dove lo sbalzo generazionale sarà insanabile in
quanto l'anziano - a causa del suo inesistente potere contrattuale - non
potrà certo contrastare l'avanzata di un mondo nel quale la produttività
é considerata il potere forte. La conseguenza di questo scenario, pertanto,
non potrà che essere l'esclusione e l'emarginazione dell'anziano dalla vita
sociale, la sua invisibilità, la sua solitudine e - quindi - se non la
morte fisica certamente quella civile. Se a tutto questo aggiungiamo una
futura disponibilità economica che non si prospetta certamente rosea, alla
luce di quanto stabilito nelle previsioni di bilancio delle future
generazioni, l'unica conseguenza logica sarà quella che il vecchio é un
peso. E su questa considerazione dobbiamo costruire una politica che
preservi tutti noi da un futuro popolato da anziani che sempre più - grazie
alle scoperte della medicina - lo saranno solo anagraficamente, lo ripeto,
con anziani e giovani ambedue protagonisti attivi della società con pari
diritti e pari dignità.
Questo é importante perché se vogliamo oltrepassare la soglia del secondo
millennio con una società europea in cui le tradizioni sono la traccia su
cui costruire il futuro, dobbiamo intervenire ora affinché il divario
generazionale sia vissuto in modo non conflittuale ma equilibrato; é
proprio ora - quindi - che bisogna gettare le basi di una cultura per
l'anziano che sia utile soprattutto ai giovani che sono già pronti a
seguirci. Creare le basi di una politica equa per gli anziani, significherà
offrire alle nuove generazioni un futuro più sicuro.
Benvenuti, perciò, tutti quegli interventi che hanno lo scopo di eliminare
quel senso di invisibilità denunciato da tutti gli anziani come la
condizione peggiore della loro decadenza fisica. Compagna naturale di questa
situazione é la solitudine, generata dalla perdita di ruolo e una
disponibilità di tempo infinita e malamente gestibile e spendibile se non
supportata dalla presenza di figli e nipoti.
Una quantità di tempo rifiutata dalla società e vanamente dispersa in
lunghissime ore davanti al televisore fino ad arrivare alla dipendenza - in
alcuni casi - da alccol e farmaci.
Proviamo quindi a considerare il tempo disponibile dell'anziano estendendo
il concetto e ritenendo il tempo uno dei tasselli che contribuiscono al
miglioramento della qualità della vita.
Tempo non considerato solo secondo l'equazione denaro/merce ma interpretato
come risorsa da "scambiare" e valorizzare.
Tempo di coloro che ne hanno in abbondanza messo a disposizione di coloro
che ne hanno più bisogno.
Tempo inteso come patrimonio perché offerto gratuitamente alla
collettività, in quanto ricco di esperienza, cultura e solidarietà.
Sono numerosi gli ambiti nei quali le istituzioni pubbliche, le varie
associazioni, il volontariato possono fattivamente operare e nei quali il
sindacato sta già operando e ne é un esempio la costituzione della
Cosiddetta "Banca del Tempo".
La Banca del Tempo
E' un progetto, che prende origine da
una analoga esperienza canadese, messo a punto nel 1991 con l'intento di
costituire una associazione volontaria dove il tempo fosse il protagonista
assoluto di una politica che contribuisse a capovolgere la tendenza comune
di ritenere l'anziano un parassita per la società, consumatore di beni e
servizi, anziché - se ben motivato ed organizzato, come erogatore di
servizi e, quindi, ancora perfettamente integrato in quella stessa società
che tende ad emarginarlo. Nella Banca non circola denaro ma disponibilità
di tempo che entra ed esce sotto forma di aiuto e sostegno a persone in
difficoltà. All'anziano che offre il suo tempo, la Banca consegna un
libretto (o vaucher) con il diritto di convertirlo in tempo; a chi, invece,
fa domanda, per vari interventi, di disponibilità di tempo , la Banca
chiede una restituzione delle ore avute in prestito che, a loro volta,
verranno utilizzate per altri analoghi interventi.
Gli ambiti di intervento del volontariato sono molteplici e vanno dall'aiuto
agli anziani, agli handicappati, ai tossicodipendenti, ai malati in fase
terminale, ecc., nessuno però aveva, per il passato, pensato di indirizzare
"la risorsa anziano" al sostegno di quelle famiglie in cui,
lavorando ambedue i genitori e non essendoci validi servizi di assistenza
alla prima infanzia o ai ragazzi in età scolare, i bambini sarebbero
rimasti troppe ore incustoditi e abbandonati a sé stessi. Indirizzare
l'enorme disponibilità di tempo degli anziani in tutte quelle attività,
compresa anche quella di assistenza nello studio, significa conservare nella
società un patrimonio di tradizioni e di saperi rilevante, cosa, invece,
che la cosiddetta "baby sitter" di Stato, la televisione, non é
in grado di fare perché appiattita su schemi culturali di massa.
Il progetto - che ha già quattro anni - sta trovando sostenitori ed
imitatori in moltissime regioni e località del Paese e ciò costituisce un
fattore positivo per quella politica dell'anziano che il sindacato vuole
attuare.
Grazia Brinchi