Responsabile: Stefania SIDOLI

La condizione anziana

L'Italia, alle soglie del Duemila, sta divenendo sempre più una nazione di anziani. E' innegabile, infatti, che il fenomeno di invecchiamento della nostra popolazione é crescente con il risultato di un cambiamento radicale della nostra società e l'insorgenza di problemi nuovi ai quali dare adeguate risposte.
I cittadini italiani che hanno superato i 60 anni sono il 21,5% della popolazione, vale a dire circa 12 milioni di persone con una presenza maggiore al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno. A riguardo -secondo dati Istat - la Regione italiana con la più altra concentrazione di vecchi (over 60, 65 e 80 anni) é la Liguria che registra, per contro, il livello più basso di natalità rispetto alla Campania, definita Regione più giovane d'Italia, con il più alto livello di fecondità.
I grandi centri e le località con meno di due milioni di abitanti sono quelli che registrano il maggior numero di presenze di anziani, con l'evidenziazione di vantaggi e problematiche però diverse: i grandi centri urbani offrono sia i vantaggi dell'esistenza di un maggior numero di servizi sociali ma anche i disagi legati a spese maggiori, condizioni ambientali pessime e una pericolosità di vita maggiore connessa ad una criminalità che nei piccolissimi centri, assai più tranquilli e vivibili, ovviamente non esiste.
Dei 12 milioni di anziani, 6 milioni e 200 mila sono donne e ciò é spiegabile con il tasso di mortalità maschile più alto di quello femminile, infatti, la percentuale delle donne di età superiore ai 75 anni é del 62,3%. Tali differenze comportano stili di vita, problemi e situazioni diversi tra uomo e donna. Le donne in età avanzata si trovano a vivere da sole più degli uomini i quali hanno una maggiore tendenza a risposarsi una volta rimasti vedovi (é il 61,4% degli ultraottantenni contro il 14,8% delle ultraottantenni).

Come vivono gli anziani nel nostro Paese.

Il benessere dei vecchi in Italia é precipuamente ancora legato al contesto familiare in cui essi vivono. La famiglia, quindi, continua a svolgere la primaria azione di assistenza e cura dell'anziano ed é tuttora l'elemento essenziale per una qualità della vita accettabile in quanto, proprio nell'ambito familiare, il vecchio ha la possibilità di continuare ad esercitare un ruolo attivo con uno scambio ottimale di esperienza e disponibilità di tempo a favore delle proprie esigenze di assistenza ed aiuto; ruolo, questo, che lo fa sentire ancora partecipe attivo della società. Una cosa soprattutto, infatti, teme l'anziano: non sentirsi utile e, al contrario, avere la sensazione di essere improvvisamente divenuto invisibile. E questa invisibilità é vissuta drammaticamente da uomini e donne quando viene meno il ruolo che hanno ricoperto prima dell'età della pensione. E sono soprattutto le donne che si sono sempre occupate di "tirare avanti" la famiglia quelle a sentire maggiormente il peso di questa improvvisa e non prevista invisibilità quando coloro che hanno rappresentato il fulcro della loro vita vanno per altre strade o vengono a mancare ed esse non sono pronte a ricoprire quel ruolo che tradizionalmente é tipico della figura maschile.
Va sottolineato anche che oltre ad essere più sole, le donne vecchie sono anche più povere in quanto le anziane di oggi appartengono ad una generazione che raramente ha lavorato fuori casa ed una volta rimaste vedove la loro condizione economica diviene fonte di disagi e umiliazioni dovute ad una pensione di reversibilità ridotta a più della metà di quella percepita dal coniuge quando era in vita. Quindi, se sole, sono costrette ad avere un tenore di vita assai diverso di quello tenuto in precedenza e, se con figli, a richiedere il loro contributo economico, non sempre dato volentieri, per vivere (e, tante volte per sopravvivere)
Per cui, senza la famiglia alle spalle, concluso il ciclo produttivo ed uscito dal mondo del lavoro, l'anziano entra a far parte di un mondo a sé. Un mondo dove la visibilità dei vecchi viene scandita dai rendiconti INPS e da quanto le pensioni incidono sul bilancio dello Stato, o dalle statistiche Istat. Il vecchio, in fondo, dà fastidio e come tutte le cose fastidiose, la tendenza comune é ignorarle. Ma questa società a furia di ignorare i vecchi ed i loro problemi, arriverà ad ignorare sé stessa dato l'allarmante fenomeno di una crescita demografica pari allo 0 e, perciò, un ricambio generazionale assai problematico.
I problemi dell'età anziana sono molteplici, é vero, e la nostra società si trova impegnata a sopperire a necessità non previste causate dal processo di invecchiamento in atto. Crescono le famiglie di soli anziani ed emerge il problema della segregazione generazionale; problema che diventa irrisolvibile in assenza di relazioni sociali sviluppate.
La segregazione generazionale si accompagna sempre a condizioni di salute precari, malattie croniche, disabilità, ricorso a servizi sanitari non sempre all'altezza delle situazioni presentate.

La riforma dello Stato Sociale

Attualmente il Governo é impegnato nella difficile opera di riformare lo stato sociale e, alla luce del mutamento avvenuto nella nostra società, non possiamo più considerare, come per il passato, l'anziano una categoria da proteggere mediante diritti speciali, ma cittadino portatore di diritti come tutti gli altri cittadini del medesimo Stato.
Ed in quanto cittadino, ma non specie protetta, l'anziano può continuare ad operare all'interno di quella stessa società che lo ha visto attivo partecipe del mondo produttivo e all'interno della quale può ancora costituire una risorsa a patto che si instauri, o meglio, si restauri, "la cultura dell'anzianità". Il vecchio é una ricchezza e non lo diciamo con l'occhio rivolto ad una tradizione che si é ormai persa con l'abbandono delle campagne e la massiccia conseguente urbanizzazione avvenuta nell'immediato dopoguerra. E' una ricchezza perché portatore di risorse e di valori ed il riconoscimento di questi valori significa automaticamente che la donna o l'uomo vecchi hanno la possibilità e la capacità di entrare in qualità di operatori volontari e non solo come utenti in quella particolare rete di servizi che maggiormente interessano la sfera sociale o socio-sanitaria in quanto la loro esperienza e la loro disponibilità di tempo possono essere utili al processo di programmazione dello stato sociale.
Il voler globalizzare la riforma del welfare non porterà certamente alcun giovamento alla situazione degli anziani nel nostro paese ma produrrà, al contrario pesanti ricadute sull'intera società. Infatti, ciò che maggiormente desideriamo per il miglioramento delle condizioni sociali dei nostri vecchi é uno stato sociale "umano", ovvero non vogliamo che l'anziano sia un utente di servizi sociali o sanitari tout-court, ma vogliamo l'attuazione di una politica per l'anziano che abbia nei confronti del problema un approccio meno burocratico ma più sensibile e mirato alla realizzazione del benessere dell'uomo in tutto l'arco della sua vita e non programmato per compartimenti stagni.
Il vecchio é una risorsa, lo ribadiamo, é una risorsa nonostante le malattie croniche, nonostante i problemi di assistenza e di bisogno che debbono trovare spazio e considerazione attraverso una riorganizzazione della società stessa in funzione di necessità ed esigenze provenienti da un soggetto sempre più presente e con un peso sociale più forte che nel passato.
Se le istituzioni faranno propria questa cultura dell'anziano, mantenendo i vecchi il più a lungo possibile nel proprio contesto sociale e riconoscendo loro la valenza di cittadini a tutti gli effetti, questa società che va sempre più invecchiandosi potrà ancora dare validissimi contributi alle nuove generazioni, innanzitutto di carattere culturale ma - più praticamente - in termini di beni e servizi.
Infatti, i bisogni sono sempre più articolati e, quindi, cresce la domanda di servizi sociali. Parallelamente, la risposta a tali richieste registra una prepotente espansione sia in termini di attori che di soggetti pubblici e privati capaci di garantirla. Ovvero, laddove le istituzioni non sono in grado, per diversi motivi, di operare esiste tutto un mondo formato dal volontariato e dall'associazionismo all'altezza di sopperire ai buchi neri dell'assistenza pubblica.
Ed in questo contesto può inserirsi l'anziano nella sua duplice veste di fruitore e di produttore di beni e servizi.
Sono moltissimi, infatti, i vecchi che, per le migliorate condizioni di vita ed una scienza che anche nel campo della geriatria é andata molto avanti, incrementano una popolazione che in molti casi di vecchio ha soltanto la data anagrafica perché sono sempre di più i vecchi in buone condizioni di salute e, soprattutto, con capacità intellettive e di lavoro sufficienti per partecipare ancora attivamente ai processi evolutivi della società.
Il potenziamento di una fitta rete di servizi deve assolutamente impiegare anche la disponibilità e le potenzialità che l'anziano offre e il Governo nella sua riforma dello stato sociale non può non tenerne conto, proprio perché si parla del vecchio come risorsa. Gli ambiti dove l'anziano può ancora espletare attive funzioni nella produzione di servizi sono soprattutto quelli socio-sanitari e la forma più semplice finora adottata é stata quella di prestare la propria attività volontariamente.

Il volontariato e l'associazionismo

Notevole é stata in questo campo l'azione fatta dall'associazionismo (quindi anche il Sindacato) e dal volontariato, ma proprio per questo é opportuno fare alcune riflessioni sul ruolo che l'associazionismo ed il volontariato stanno assumendo nell'opera di sostegno, di sensibilizzazione e denuncia di tutte quelle situazioni di bisogno alle quali le istituzioni faticano o non sono in grado di rispondere.
Partendo dalla consapevolezza della prioritaria importanza delle istituzioni pubbliche, alle quali le varie associazioni cosiddette "no profit" non debbono assolutamente sostituirsi ma collaborare in un'opera di supporto, a nostro avviso rimane valido il concetto che vanno incentivate tutte le iniziative che possono contribuire - sul territorio - all'articolazione di una rete di servizi in grado di rispondere alle attese dei cittadini.
Il volontariato ha supplito per alcuni versi alle richieste ma, a nostro avviso, é il caso di dare a tutto questo variegato universo nel quale manifestazioni di "volontariato puro", di "volontariato a rimborso", di servizi retribuiti" sembrano coabitare, precise regole relative alla qualità dei servizi offerti ed ai soggetti proponenti, salvaguardando le specifiche professionalità degli operatori istituzionalmente e culturalmente preparati a tali attività.
Ritornando al nucleo familiare, la persona anziana svolge proprio all'interno della famiglia la sua principale attività di supporto alle carenze delle istituzioni. In una società come l'attuale, nella quale é sempre più frequente che ambedue i genitori lavorino fuori casa, sono i nonni ad occuparsi della sorveglianza e cura dei bambini laddove non esistono strutture di accoglienza della prima infanzia. Sono sempre i vecchi i depositari di antiche culture e tradizioni che, a causa dei cambiamenti avvenuti nella nostra società (da rurale ad industriale), vanno via via perdendosi. L'inserimento dei vecchi in attività produttive quali l'insegnamento dei vecchi mestieri che vanno perdendosi, attività artigianali che sono sul punto di scomparire del tutto, potrebbe contribuire al mantenimento di una cultura millenaria che non deve assolutamente andare perduta. L'anziano é, con il suo bagaglio culturale, l'anello di raccordo tra il passato e il futuro.
E' vero che l'attuale società, non solo italiana ma anche europea, non é preparata a rapportarsi serenamente con il suo invecchiamento. Occorre trovare un equilibrio in questo processo e superare il disagio prodotto dai cambiamenti veloci che stanno interessando il vivere civile.

Cosa può fare il sindacato

Il sindacato svolge e sempre di più può svolgere un ruolo determinante nell'affermazione del diritto alla visibilità delle persone anziane contribuendo al diffondersi della "cultura dell'anziano". Come? Battendosi per ottenere per gli anziani una vita dignitosa, sicurezza ambientale e tutela dei diritti, vigilando che i loro bisogni non diventino motivo di speculazione per nessuno (pubblico o privato che sia), e tenendo sempre presente che l'estensione di queste tutele e la diffusione dei servizi sono occasione di lavoro per i giovani e per realizzare, quindi, l'integrazione tra le generazioni.
Poiché il servizio pubblico presenta in gran parte del territorio nazionale grosse carenze, perché non lanciare l'idea di forme diverse di assistenza che non gravino eccessivamente sulla spesa pubblica e, nel contempo, garantiscano agli anziani servizi sociali e sanitari ottimali?
Parliamo del tempo - ad esempio - che l'anziano ha sempre più a disposizione. Può essere utilizzato proficuamente in attività che siano tese al recupero di vecchie tradizioni, di mestieri, lo abbiamo già detto, che abbiano come fine la solidarietà, la socializzazione, l'integrazione con il mondo del lavoro, l'integrazione con il mondo dei giovani.
Non possiamo fare considerazioni soltanto di carattere economico, ossia quanto incida in termini di costo la figura del vecchio nella nostra società.
Un esempio: il problema della disabilità che attualmente é uno dei più importanti del mondo contemporaneo, essendosi allungata la durata della vita. Nel 1980 l'OMS, Organizzazione mondiale della Sanità, ha messo a punto uno strumento concettuale fondamentale per lo studio della disabilità l'International Classification of Disease,Disability and Handicap (ICDH). Questo strumento consiste in una classificazione degli handicaps secondo concetti comuni per tutti i Paesi e fornisce agli operatori sanitari una base valida anche per applicazioni in campo statistico, proprio perché accettata a livello internazionale.
La classificazione si articola in tre livelli: menomazione, disabilità, handicap. Per menomazione si intende la perdita di un organo, arto, ecc. dovuta a malattia (la più ricorrente é il diabete), incidente o lesione. La disabilità é la perdita di capacità funzionali o dell'attività conseguente alla menomazione. L'handicap, infine é lo svantaggio vissuto per menomazione o disabilità.
E' evidente che l'assistenza socio sanitaria agli anziani incide notevolmente sul bilancio nazionale, basti pensare che, secondo dati Istat, nel 1994, su un totale di 10 milioni di ricoveri, quattro milioni riguardavano persone anziane con un totale di giornate per ricoveri di più del 50% della degenza complessiva. L'anziano, inoltre, a causa di una diminuita disponibilità economica, usufruisce soprattutto delle strutture pubbliche anche per le visite specialistiche. Infatti quelle a pagamento sono del 37,9% contro il 61,3% della popolazione non anziana. Va sottolineato anche il fatto che più si va avanti con gli anni, più cresce lo stato di cronicità della malattia e quindi un conseguente maggiore utilizzo dei servizi sanitari e sociali.
Questo é solo un brevissimo esempio di come potremmo considerale l'anziano in rapporto alla spesa pubblica.
Se continuiamo, però, a vedere l'anziano solo come soggetto da curare e, quindi, in termini strettamente monetaristici, faremmo, a lungo andare, un torto soprattutto alle generazioni che si stanno affacciando ora nel mondo del lavoro e che saranno gli anziani del domani.
Il vecchio é il naturale raccordo tra il tempo passato ed il futuro e nella sua persona si identificano sia le generazioni di ieri che quelle di là da venire.
Riconsiderare la figura dell'anziano é inevitabile anche perché le nuove generazioni se perdono il contatto con le proprie origini avranno un mondo nel quale i valori saranno sovvertiti da una tecnologia sempre più incombente, perché necessaria, e da una cultura sempre più massificata e di bassissimo livello, dove lo sbalzo generazionale sarà insanabile in quanto l'anziano - a causa del suo inesistente potere contrattuale - non potrà certo contrastare l'avanzata di un mondo nel quale la produttività é considerata il potere forte. La conseguenza di questo scenario, pertanto, non potrà che essere l'esclusione e l'emarginazione dell'anziano dalla vita sociale, la sua invisibilità, la sua solitudine e - quindi - se non la morte fisica certamente quella civile. Se a tutto questo aggiungiamo una futura disponibilità economica che non si prospetta certamente rosea, alla luce di quanto stabilito nelle previsioni di bilancio delle future generazioni, l'unica conseguenza logica sarà quella che il vecchio é un peso. E su questa considerazione dobbiamo costruire una politica che preservi tutti noi da un futuro popolato da anziani che sempre più - grazie alle scoperte della medicina - lo saranno solo anagraficamente, lo ripeto, con anziani e giovani ambedue protagonisti attivi della società con pari diritti e pari dignità.
Questo é importante perché se vogliamo oltrepassare la soglia del secondo millennio con una società europea in cui le tradizioni sono la traccia su cui costruire il futuro, dobbiamo intervenire ora affinché il divario generazionale sia vissuto in modo non conflittuale ma equilibrato; é proprio ora - quindi - che bisogna gettare le basi di una cultura per l'anziano che sia utile soprattutto ai giovani che sono già pronti a seguirci. Creare le basi di una politica equa per gli anziani, significherà offrire alle nuove generazioni un futuro più sicuro.
Benvenuti, perciò, tutti quegli interventi che hanno lo scopo di eliminare quel senso di invisibilità denunciato da tutti gli anziani come la condizione peggiore della loro decadenza fisica. Compagna naturale di questa situazione é la solitudine, generata dalla perdita di ruolo e una disponibilità di tempo infinita e malamente gestibile e spendibile se non supportata dalla presenza di figli e nipoti.
Una quantità di tempo rifiutata dalla società e vanamente dispersa in lunghissime ore davanti al televisore fino ad arrivare alla dipendenza - in alcuni casi - da alccol e farmaci.
Proviamo quindi a considerare il tempo disponibile dell'anziano estendendo il concetto e ritenendo il tempo uno dei tasselli che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita.
Tempo non considerato solo secondo l'equazione denaro/merce ma interpretato come risorsa da "scambiare" e valorizzare.
Tempo di coloro che ne hanno in abbondanza messo a disposizione di coloro che ne hanno più bisogno.
Tempo inteso come patrimonio perché offerto gratuitamente alla collettività, in quanto ricco di esperienza, cultura e solidarietà.
Sono numerosi gli ambiti nei quali le istituzioni pubbliche, le varie associazioni, il volontariato possono fattivamente operare e nei quali il sindacato sta già operando e ne é un esempio la costituzione della Cosiddetta "Banca del Tempo".

La Banca del Tempo

E' un progetto, che prende origine da una analoga esperienza canadese, messo a punto nel 1991 con l'intento di costituire una associazione volontaria dove il tempo fosse il protagonista assoluto di una politica che contribuisse a capovolgere la tendenza comune di ritenere l'anziano un parassita per la società, consumatore di beni e servizi, anziché - se ben motivato ed organizzato, come erogatore di servizi e, quindi, ancora perfettamente integrato in quella stessa società che tende ad emarginarlo. Nella Banca non circola denaro ma disponibilità di tempo che entra ed esce sotto forma di aiuto e sostegno a persone in difficoltà. All'anziano che offre il suo tempo, la Banca consegna un libretto (o vaucher) con il diritto di convertirlo in tempo; a chi, invece, fa domanda, per vari interventi, di disponibilità di tempo , la Banca chiede una restituzione delle ore avute in prestito che, a loro volta, verranno utilizzate per altri analoghi interventi.
Gli ambiti di intervento del volontariato sono molteplici e vanno dall'aiuto agli anziani, agli handicappati, ai tossicodipendenti, ai malati in fase terminale, ecc., nessuno però aveva, per il passato, pensato di indirizzare "la risorsa anziano" al sostegno di quelle famiglie in cui, lavorando ambedue i genitori e non essendoci validi servizi di assistenza alla prima infanzia o ai ragazzi in età scolare, i bambini sarebbero rimasti troppe ore incustoditi e abbandonati a sé stessi. Indirizzare l'enorme disponibilità di tempo degli anziani in tutte quelle attività, compresa anche quella di assistenza nello studio, significa conservare nella società un patrimonio di tradizioni e di saperi rilevante, cosa, invece, che la cosiddetta "baby sitter" di Stato, la televisione, non é in grado di fare perché appiattita su schemi culturali di massa.
Il progetto - che ha già quattro anni - sta trovando sostenitori ed imitatori in moltissime regioni e località del Paese e ciò costituisce un fattore positivo per quella politica dell'anziano che il sindacato vuole attuare.

Grazia Brinchi

UIL HOMEPAGE - MAIL

This site is best viewed with Explorer 4.0  v. 800x600