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E’ indispensabile «monetizzare» il lavoro di cura delle donne
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11/07/2017  | PariOpportunità.  

 

L’Istat ha rilasciato delle statistiche che dimostrano un netto ridimensionamento delle casalinghe italiane che scendono di 518.000 unità rispetto alla rilevazione di dieci anni fa.

 

Quello che, a prima vista, potrebbe essere considerato un dato incoraggiante, in realtà, secondo l’ Istat, nasconde una situazione ben diversa. Infatti, poco più della metà delle casalinghe censite non ha mai svolto un’attività lavorativa retribuita. La motivazione principale di questa situazione (73% dei casi) è imputabile a motivi di tipo familiare. Inoltre, circa 600.000 casalinghe si definiscono “scoraggiate” e pensano di non avere alcuna possibilità di trovare un lavoro mentre circa 700.000 di esse vivono in condizione di povertà assoluta (il 9,3% del totale).

 

Altro dato rilevante: nel 2014 in Italia secondo le stime dei Conti Nazionali il numero di ore di lavoro retribuito ammontano a circa 42 miliardi, mentre il lavoro non retribuito per attività domestiche, lavori di cura, volontariato, aiuti informali tra famiglie e spostamenti legati allo svolgimento di tali attività a circa 71,5 miliardi di ore.

 

Questa situazione dimostra ancora una volta come il lavoro femminile di cura sia ai margini del mercato e si svolga in condizioni di mancanza totale di retribuzione e, quindi, di coperture previdenziali ed assicurative.

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