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COMUNICATI STAMPA
La prevenzione che manca. Dichiarazione
di Nirvana Nisi, A pochi giorni dalla manifestazione di Milano, che ha visto nuovamente in piazza migliaia di donne a difesa della 194 e del diritto di gestire la propria salute in tutta sicurezza, è necessario chiarire alcuni punti fondamentali che, se lasciati ad interpretazioni preconcette, rischiano di avere come unica conclusione che la donna non vuole l’aborto! Ebbene, ed è il primo punto, la donna non ha mai considerato l’aborto come lo strumento per sfuggire a gravidanze indesiderate, tant’è che, stando alle statistiche, con l’applicazione con la 194 si avuto il il duplice effetto di eliminare gli aborti clandestini e di diminuire del 32,5% il numero degli aborti fatti nelle strutture sanitarie. Questo sta a significare che quando la comunicazione è efficace i risultati sono altrettanto positivi. La 194 è certamente la legge che consente l’interruzione della gravidanza ma è anche la normativa che mette al centro della sua azione la prevenzione e la salute del corpo della donna. Così dice la legge e questo deve essere il messaggio e la comunicazione corretta da divulgare; non le false notizie che alimentano polemiche, prese di posizioni e attacchi - spesso volgari – che ritenevamo superati da una maggiore comprensione del problema e da una acquisita maturità dei cittadini e delle cittadine. E la prevenzione introduce il secondo punto da chiarire. Alla base di ogni azione preventiva deve esserci la volontà di contribuire al benessere fisico e psicologico degli utenti. Dunque, atti concreti per giovare alla salute di tutti. Non rientra certamente in una corretta politica di prevenzione costringere le donne a difficoltosi, antipatici e non troppo discreti “pellegrinaggi” in cerca della RU486, la cosiddetta “pillola del giorno dopo, disponibile solo e soltanto in determinate strutture e non in tutte , come sarebbe logico che fosse! A nostro avviso, e suppongo non siamo i soli a pensarla così, non è possibile che nel nostro Paese ci siano ancora oggi strutture sanitarie pubbliche che obbediscono a preconcetti criteri di discrezionalità che vanno, in definitiva, a ledere il diritto alla salute dei cittadini. Vanno tenute aperte, incentivate, sostenute tutte le strutture che svolgono una forte azione di prevenzione sociale e dunque la discussione sull’utilità o meno dei consultori familiari diviene sterile quando agli stessi, oramai da lungo tempo, vengono ridotti se non negati sostegni importanti alla loro sopravvivenza. È una riflessione che la UIL sta facendo ormai da tempo e che ha come unica e logica conclusione una diversa e migliore gestione dei consultori esistenti e l’apertura di nuovi, laddove se ne mostrasse la necessità. Questo uno dei modi di fare prevenzione in materia di salute della donna, in materia di aborto e in materia di una maternità a tutto campo. Siano, dunque, corrette le informazioni sull’utilità dei consultori che, ed è il terzo punto da chiarire, non sono solo distributori di pillole anticoncezionali o facilitatori di interruzioni di gravidanze, ma strutture di sostegno alle famiglie, tutte le tipologie di famiglie che fanno parte di questa nostra variegata società italiana. Si dia nuovamente ai consultori la dignità di cui furono investiti all’indomani della loro istituzione, e si dia dignità a tutte quelle strutture sociosanitarie che attualmente sono in affanno: eviteremmo casi di malasanità; eviteremmo scontri ideologici che ci hanno viste protagoniste in occasione del referendum sulla Procreazione Medicalmente Assistita ed è ora in difesa della 194 e, forse, finalmente, riusciremo a fare qualcosa di veramente utile all’utenza. Roma, 18 gennaio 2006 |