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COMUNICATI STAMPA
Donne
capo di Stato, sono ancora poche, ma sono la nostra Oltre al Cile, anche la Liberia ha la sua leader. Dopo Michelle Bachelet anche Ellen Johnson Sirleaf ha prestato giuramento come capo di Stato di una nazione che a lungo ha visto la violenza protagonista della politica, promettendo speranza e pace al suo popolo martoriato. Michelle Bachelet, Ellen Johnson, la cancelliera tedesca Angela Merkel, donne che portano nella politica del proprio Paese un vissuto di sofferenza che le accomuna e che è il cemento fondamentale per una presenza attiva in una società che è governata da uomini e che ha bisogno dell’apporto attivo, anche a livello di vertice, di un sempre maggiore numero di donne. Donne libere da pregiudizi e capaci di raccogliere eredità difficili e portarle a valore; donne consapevoli di poter offrire il contributo di proposte che sono il frutto positivo della diversità. Michelle Bachelet, siede alla scrivania di colui che, nel Cile sanguinario, la privò del padre. E tuttavia, nelle sue prime dichiarazione, ha promesso riconciliazione e giustizia. È il tratto caratteristico delle donne che concretamente – facendo tesoro di esperienze anche dolorose – si mettono al lavoro portando messaggi di speranza. E se alcune, pochissime, solo 11, ce l’hanno fatta, non possiamo non pensare alle tante che pagano in prima persona una vita dedicata agli altri e, proprio per questo, perseguitate o tenute “nascoste”. La vittoria di Michelle e di Ellen, come anche la vittoria di Angela Merkel non possono farci dimenticare le colombiane Ingrid Betancourt, Clara Royas ancora prigioniere dei loro sequestratori; o il premio Nobel per la Pace Aung San Sauu Kyi, vincitrice delle elezioni in Birmania, sparite nel nulla, vittime sacrificali di una violenza tanto più disgustosa perché perpetrata su persone la cui unica arma è la democrazia e la disponibilità e l’amore per i propri simili. La determinazione della Bachelet, come anche della Merkel e della Johnson nel portare al successo la loro azione politica sono un incentivo importante per tutte le donne del mondo, per quelle che lavorano all’interno della propria famiglia, per quelle che aspirano a posizioni di leadership, per quelle che vogliono per sé e per i propri cari una migliore qualità della vita. A queste diciamo che Michelle, Ellen, Angela sono il segno che tutto ciò è possibile, basta volerlo. Se lo si vuole veramente, il futuro può essere un po’ più rosa. Roma 17 gennaio 2006 |