L’escalation di violenza nei confronti della comunità gay non può più essere considerato come una notizia di cronaca da leggere per poi passare ad altro ma – al contrario – deve indurci a riflettere sulla gravità di fenomeni di intolleranza che ripetutamente colpiscono soggetti considerati “diversi” e che invece sono persone di cui vanno tutelati diritti e dignità.
L’imbarbarimento delle relazioni sottese alla società civile si manifesta quotidianamente con insofferenza di tale crudezza che tradisce una volontà di annientamento della persona da attuarsi sia fisicamente che attraverso il gioco più sottile della esclusione sociale.
Questo sta accadendo oggi alla comunità gay, presa di mira da imbecilli, falsi moralisti e portatori di disvalori; un anno fa la stessa sorte era toccata agli immigrati e ai Rom, colpevoli di alimentare il senso di insicurezza sociale da cui il cittadino medio italiano si sente minacciato.
Domani a chi toccherà fare le spese dei nostri demoni più nascosti e inconfessabili?
Il momento attuale non può non ricordarci un altro periodo – foriero di violenza, distruzione ed esclusione – quello fascista, che ebbe modo di perpetuare la sua politica di intolleranza grazie anche e soprattutto al silenzio e alla indifferenza di una opinione pubblica convinta che il diverso fosse pericoloso e, dunque, giusto “eliminarlo” dal tessuto della cosiddetta società civile.
Credo sia ora di dire basta, in maniera energica, ad ogni forma di sopraffazione e di discriminazione. Basta con la guerra dichiarata a chi percepiamo come altro da noi. Basta con le violenze nei confronti dei più deboli.
Roma, 2 settembre 2009