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Lettera aperta al Ministro dei Diritti e delle Pari Opportunità On. Barbara Pollastrini

On. Ministro,

il 2007, anno delle Pari Opportunità, è ormai alle porte e da ogni dove giungono sollecitazioni per dare all’evento tutta la visibilità e l’importanza che esso merita.

Molte sono le aspettative, come molti sono i sogni che noi donne vorremmo divenissero patrimonio comune. L’unica cosa che sicuramente non vogliamo è una celebrazione fine a se stessa e che, a riflettori spenti, ognuna di noi ritorni nel suo habitat con sogni e bisogni molto lontani anche dalla speranza minima di realizzazione.

Perché diciamo questo, Signora Ministro? Perché dopo la “voglia” di una nuova democrazia che non escludesse nessuno dalla vita sociale, alimentata dalla vittoria del Centro Sinistra alle elezioni di aprile, le donne della UIL avevano pensato che qualcosa di nuovo e positivo ci fosse in questo Paese.

Probabilmente, Signora Ministro, conoscendo profondamente la realtà italiana, ci eravamo illuse e di questo dobbiamo dare la colpa soltanto alla nostra incapacità di accettare uno status quo che non ci piace e contro il quale – ormai da tempo le donne della UIL - sono impegnate.

Perché illuse?, perché riponevamo grandi attese sul proclamato ritorno alla pratica della concertazione che la passata legislatura aveva platealmente ignorato. La situazione attuale ci fa rimpiangere il recente passato e – se dessimo retta al vecchio adagio che “il buon giorno si vede dal mattino” - quello che sta arrivando non è sicuramente buono per noi.

Proprio ad “Anno Europeo sulle Pari Opportunità ineunte” stiamo subendo ancora una volta le decisioni prese dall’alto sulla sorte futura dei soli due organismi creati ad hoc per le donne, ovvero il Comitato Nazionale di Parità lavoratori e lavoratrici del Ministero del Lavoro, e la Commissione di Parità e Pari Opportunità di cui, Ella Signora Ministro è nominalmente Presidente.

Desideriamo ricordare che il Suo Ministero, con una felice intuizione, si definisce “dei Diritti e delle Pari Opportunità”. Ebbene, uno dei diritti – il più importante per uno Stato democratico – è quello alla informazione puntuale sulle decisioni che in nome del bene comune gli organi istituzionali si apprestano ad assumere, ma anche e, soprattutto, il diritto alla partecipazione alle discussioni su queste decisioni.

Come vede, Signora Ministro, si ritorna alla parola “concertazione”. Ed è proprio ciò che ancora non c’è, nonostante i ripetuti richiami del Governo al dialogo tra le parti.

La riorganizzazione del Comitato di Parità del Ministero del Lavoro, viene discussa all’interno delle Segreterie del Ministero. La riformulazione della Commissione viene decisa dalla Sua Segreteria . Non Le sembra che stia venendo meno qualcosa, ovvero quella partecipazione democratica che è stato il punto di riferimento della campagna elettorale del Centro Sinistra ed al quale noi abbiamo guardato come “faro” per comportamenti futuri?

Nel nostro primo (ed unico) incontro ufficiale, in occasione della Legge Finanziaria, la UIL Le palesò la necessità di un colloquio formale per discutere della sorte dei due Organismi di Parità. La promessa fu di rivederci a breve per un approfondimento sulla tematica. È passato oltre un mese e oggi veniamo a sapere – quasi fosse un gossip – che ogni decisione ormai è stata presa e che Lei, On Pollastrini, è in procinto di presentare al Consiglio dei Ministri i regolamenti relativi al Comitato di Parità e alla Commissione di Pari Opportunità. E tutto questo, ancora una volta, senza consultazione con le parti più direttamente interessate.

Questo ci offende e, “apertis verbis”, Le diciamo che non accettiamo tale comportamento alieno allo stile delle donne. O quantomeno a quella che finora abbiamo creduto fosse una modalità assolutamente femminile: ci ricorda di più comportamenti e stili maschili ai quali non desideriamo omologarci.

Fra poco meno di un mese, verrà dato l’avvio ad una serie di iniziative a favore delle donne, promosse anche da Lei, e il nostro Paese sarà sotto le luci della ribalta europea.

Non crediamo che le sorti del Comitato di Parità, come anche della Commissione, così come sono state decise, siano la giusta e opportuna entrée dell’Italia nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità”.

Con vera speranza,
Nirvana Nisi, Segretaria Confederale UIL

Roma, 1 dicembre 2006

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