| Via Lucullo, 6 - 00187 Roma - Segreteria tel. 0647.53.315/279 - Fax 0647.53.376 | |
| Le P.O. sui giornali |
COMUNICATI STAMPA 8 marzo
è qui la festa! Dichiarazione di Nirvana Nisi, Dice un proverbio veneto: “avanti de parlar, tase! Ovvero, prima di aprire bocca pensa a lungo e pensaci bene. Ed è un invito che rivolgiamo gratuitamente all’ex ministro Calderoli che ancora una volta ha perso l’occasione di meditare prima di disquisire, con la consueta “mansuetudine”, sulla giornata della donna. Eppure, le intenzioni parrebbero buone
quando ci rende partecipi della sua personale tristezza provocata,
ahinoi, dalla rappresentazione che i media fanno dell’8 marzo. E si, le vecchie streghe sessantottine ogni anno, l’8 marzo, ritornano e giocano il loro sabba! Che tristezza che un uomo tenti di dare dell’unico giorno in cui tutti gli uomini “ipocritamente” riconoscono alle loro compagne di vita una visibilità relativa, ne faccia dell’ironia, tornando lui si, ai tempi andati in cui si celebrava il ruolo “celeste” della donna, tutta casa, chiesa e famiglia. Che nella famiglia e non nella “perfida società” giocava il ruolo di madre, contenta del suo stato, che la società maschile le aveva assegnato (e che si doveva – volente o nolente - tenere!). Ma dove vive il nostro ex ministro tanto loquace? Non lo sa - o fa finta – che oggi la competitività, quella vera e non quella da lui celebrata, si gioca sulla diversità e dunque sul contributo che generi diversi possono e debbono dare alla società? Se regalare mimose, rappresentare anche ai nostalgici dei bei tempi andati, l’immagine di una donna che oggi può condurre aerei supersonici come un uomo, offende la sensibilità del suo cuore celtico, potremmo fargli una proposta: si impegni lui con tutta la sua compagine politica a valorizzare il ruolo femminile chiedendo con forza più servizi – veri, e non solo dichiarati – per le famiglie, per le donne; più strumenti che supportino e non mortifichino la volontà delle donne di potere scegliere della loro vita. Si impegni a reclamare per tutte quelle donne che oltre all’auspicato “ruolo celeste” vogliono ricoprire un ruolo più terra terra (anche di arrampicatrici, perché no!) retribuzioni eque, maggiori diritti e un reale riconoscimento del loro ruolo nella società civile. Solo allora avrebbe il diritto di criticare le manifestazioni più eccentriche di una festa che per ora è ancora l’unica cosa che gli uomini egoisticamente sembrano riconoscerci. Roma, 9 marzo 2006 |