| Via Lucullo, 6 - 00187 Roma - Segreteria tel. 0647.53.315/279 - Fax 0647.53.376 | |
| Le P.O. sui giornali |
COMUNICATI STAMPA Quote rosa: e
adesso? Dichiarazione di Nirvana Nisi, “Solo fra 500 anni le donne raggiungeranno una condizione di vera parità”, questa era l’incredibile (per noi) notizia apparsa sulla stampa proprio all’inizio del 2000 e che, nella sua lapidarietà, non offriva chance alcuna alla questione femminile. Si sa, la speranza, tra i sentimenti umani, è l’ultima a morire ma, a sei anni di distanza da quella affermazione, è giocoforza credere che le donne dovranno pazientare, se non proprio 500, certamente 459 anni, prima di riuscire a portare qualche sensibile cambiamento nella radicata cultura maschile e maschilista. Infatti, dopo le lacrime della Prestigiacomo, la battuta di arresto di ieri l’altro, l’ennesima delusione di vedere non applicato un diritto sancito dall’ articolo 51 della Costituzione italiana, ci mancava anche l’inaccettabile affermazione –stando a quanto si è letto ieri- altrettanto lapidaria del Ministro Pisanu ” lo volete capire che ste quote sono una cavolata?”, a far cadere anche l’ultimo vagheggio sull’aumento della rappresentanza femminile nelle liste elettorali. Speriamo ora che in Senato si riapra la partita. Intanto, quel che per noi è certo è che la politica non è sarcasmo o espressioni di dubbio gusto riferite ad uno o all’altro dei soggetti che di questa nazione fanno parte e che sono portatori di diritti collettivi. E tanto più ci offende ciò, in quanto si tende a far passare la questione delle quote rosa come “un isterismo” da donne e, come tale, liquidato. La scarsa rappresentanza femminile in Parlamento ha come logica conseguenza una bassissima visibilità ed incidenza nelle decisioni che gli onorevoli deputati maschi prendono nel loro ristretto e anacronistico clan. Ed è una colpa che si traduce in danno per un Paese che non sa cogliere le vere e innovative opportunità che le donne, solo loro, in questo momento di grande confusione, sono in grado di offrire. Roma, 26 gennaio 2006 |