UIL Salute e sicurezza sul posto di lavoro
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I testi di "Tutto per l'Rls/Rlst"
sono a cura di Paolo Baroncini coordinatore Rsl Uilcer di Ferrara

TUTTO PER L'RLS

Il microclima

Per evitare danni alla salute, le condizioni ambientali lavorative devono consentire all’individuo (acclimatato, completamente vestito della tuta e dei DPI previsti per l’attività e con una assunzione adeguata di acqua e sali minerali) di non uscire mai dal campo 36-38 °C rilevato dalla misurazione della temperatura interna corporea.

Dato che la misurazione della temperatura interna del corpo non è pratica, per consentire il monitoraggio del carico calorico positivo e negativo, s’adottano sistemi tesi a tenere sotto controllo i fattori ambientali esterni e le risposte fisiologiche a loro correlate.

È dimostrato che la combinazione di alcuni fattori di natura fisica, come il calore, le radiazioni ultraviolette, l’umidità, un’anormale pressione barometrica (per esempio l’altitudine) possono dar luogo ad uno stress supplementare per l’organismo esposto.

Il microclima è il fattore esterno di maggior rilievo: la sua valutazione si basa sulla considerazione degli effetti generati sul corpo umano dalla combinazione tra temperatura, umidità e ventilazione.

Lo stress calorico.

Il calore prodotto dal corpo in attività e a riposo ed il calore ambientale determinano, insieme, il carico calorico totale, il quale non deve assolutamente arrivare ad innalzare la temperatura interna corporea al di sopra dei 38°C.

Per il momento, la tecnica più semplice ed appropriata per misurare i fattori ambientali è quella della misurazione del microclima attraverso l’indice di temperatura a bulbo umido e del globotermometro (WBGT).

La determinazione del WBGT è effettuata da un apparecchio particolare che fornisce, nei tempi necessari alla rilevazione, il dato d’interesse.

Il principio di funzionamento di questo strumento si basa sul processo di misurazione che prevede l’uso di tre differenti tipi di rilevatori termometrici: un globotermometro nero, un termometro statico a bulbo umido naturalmente ventilato ed uno a bulbo secco.

La misura finale è data dalla combinazione delle tre letture la cui formula empirica è, per l’esposizione solare (irraggiamento diretto), rispettivamente 20% - 70% - 10% (ovvero si moltiplicano le letture effettuate sui rispettivi termometri per 0,2 - 0,7 - 0,1 e poi si sommano i risultati), mentre per l’interno o ambiente ombreggiato 30% - 70% - 0 (ovvero si usa il globotermometro nero e quello a bulbo umido, si moltiplicano le letture per 0,3 e 0,7 infine, si sommano i risultati).

Se il lavoro deve essere eseguito in condizioni ambientali calde, si dovrà stabilire la categoria del carico di lavoro di ciascuna mansione e si dovrà valutare, rispetto agli standard applicabili, il limite di esposizione al calore relativo a quello specifico carico di lavoro, al fine di proteggere il lavoratore da un’esposizione eccessiva.

La categoria del carico di lavoro può essere individuata con l’utilizzo di complicate formule (l’energia/lavoro spesa dal corpo può essere valutata misurando direttamente il metabolismo sull’uomo) ma, non essendo i RLS medici specialisti ed avendo bisogno di riferimenti pratici, è il caso d’adottare un metodo empirico che, osservando attentamente il lavoratore sulla base del tipo di attività svolta, mette in grado di operare una prima suddivisione in:

Lavoro leggero - stare seduti o in piedi al controllo di macchine, svolgere attività leggere a carico degli arti superiori o degl’inferiori.

Lavoro moderato - camminare effettuando sollevamenti e/o spinte moderate.

Lavoro pesante - lavorare sotto sforzo o scavando terra.

Stratificando i rilevamenti termometrici WBGT dell’ambiente di lavoro sulle categorie prima descritte, in riferimento ad un’unità di tempo lavorativo medio pari ad un’ora totale (ovvero si considera, generalmente, il periodo totale di un’ora, con il carico lavorativo più pesante, sull’intera giornata lavorativa), otteniamo dati confrontabili con la seguente tabella, indicativa dei TLV massimi espressi in °C WBGT.

Quantità di lavoro:

leggero

moderato

pesante

Lavoro continuo (operare per 1h)

30,0

26,7

25,0

75% lavoro e 25% riposo (su 1h)

30,6

28,0

25,9

50% lavoro e 50% riposo (su 1h)

31,4

29,4

27,9

25% lavoro e 75% riposo (su 1h)

32,2

31.1

30,0

Molte aziende hanno già adottato il dato 26,7 °C WBGT quale limite di riferimento per i monitoraggi, almeno con cadenza annuale ed effettuati nel periodo di maggior calura, inseriti nel RDA.

Questo è un metodo che definisce dei parametri ambientali in cui si presuppone che il lavoratore (nella media delle diverse soggettività) non ne riceva danno alcuno ed è riferito ad 1 ora media di lavoro totale, questo significa che il rilevamento va fatto sull’ora stimata in condizioni maggiormente “negative” e che, se dai dati emersi risulta necessario intervenire sul rischio rilevato, va adottata una soluzione tecnica direttamente sulla fonte mentre, se non possibile o nel periodo di attesa della realizzazione tecnica, va studiata un’organizzazione del lavoro che consenta di rimanere nei parametri d’esposizione, sempre relativi all’ora totale, pertanto, per rientrare nei dati tabellati potrebbe rendersi necessario un riferimento ad altro carico operativo, per esempio un’attività lavorativa al 25%, quindi al lavoratore dovrà essere consentito di poter operare per massimo 15 minuti ogni ora lavorativa: questi sono tempi di lavoro e acclimatazione ben distinti e non sommabili, quindi non è da prendere in considerazione, continuando sull’esempio di prima, il far operare per 2 ore continuative sulle 8 totali.

Lo stress da freddo e il fattore “wind chill”.

Questi TLV si propongono di poter individuare le condizioni critiche ambientali esterne e pertanto di proteggere i lavoratori dall’ipotermia.

Essi hanno l’obiettivo di prevenire un abbassamento della temperatura interna corporea oltre i 36 °C e di tutelare contro il danno da freddo le estremità (mani, piedi e testa).

Temperature interne inferiori, hanno buone probabilità di portare l’individuo ad una riduzione della vigilanza e della capacità decisionale o alla perdita di coscienza, con possibilità di conseguenze fatali.

Il fattore “wind chill” (unità di perdita di calore del corpo espressa in watt/m2/ora, è calcolato in funzione della combinazione tra temperatura dell’aria e velocità del vento) si rileva da apposite tabelle dove troviamo l’indicazione della temperatura esterna in assenza di vento, la velocità del vento, le temperature risultanti dalle due variabili e la suddivisione in aree di: pericolo limitato, pericolo crescente e grande pericolo.

La tabella “wind chill”, di solito è accompagnata da un’altra che riporta i “TLV per tempi di lavoro, pause di riscaldamento per un turno di 4 ore (da Occupational Health and Safety Division - Saskatchewan Dept. of Labour)” dove si ricorda che “i periodi di lavoro raccomandati a temperature inferiori a quelle di congelamento, per il personale idoneamente vestito, sono riportati in tabella”.

Entrambe le tabelle sono accompagnate da questa nota. “... è necessario dare inizio a pause speciali di riscaldamento con un wind chill di circa 1750 Watt/m2/h, mentre con un dato ³ a 2250 Watt/m2/h vanno sospese tutte le attività lavorative (escluse le emergenze), si può avere congelamento locale dei tessuti superficiali solamente a temperature inferiori a -1°C indipendentemente dalla velocità del vento”.

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