La parola mobbing deriva dal verbo inglese “To mob” (assalire con violenza) preso in prestito dall’etologia, dove venne introdotto da Konrad Lorenz, che lo utilizza per indicare il comportamento aggressivo di alcune specie di uccelli nei confronti dei loro contendenti che tentano di assalirne il nido.
La prima persona che cominciò a studiare il mobbing come violenza psicologica nel luogo di lavoro ed in quanto tale responsabile di patologie per chi lo subisce, è stata lo psicologo tedesco Heinz Leymann che nel 1986 illustrò in un libro le conseguenze, soprattutto sulla sfera neuro- psichica, di chi è esposto ad un comportamento ostile protratto nel tempo, da parte di superiori o dei colleghi di lavoro.
Non esiste una definizione univoca di mobbing dal momento che, trattandosi di un fenomeno dalle molteplici sfaccettature, le definizioni in uso risentono dei particolari punti di vista di chi le esprime.
In questa sede, ci si richiama alla definizione lasciataci da Leymann il quale sostiene che “il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti. Queste azioni si verificano con una frequenza piuttosto alta (almeno una volta la settimana) e su un lungo periodo di tempo (una durata di almeno sei mesi)”.
Dalla definizione del fondatore della disciplina emerge con chiarezza che si può correttamente parlare di mobbing quando lo scenario è il luogo di lavoro ed esiste il requisito temporale: le violenze psicologiche devono essere regolari, sistematiche e durare nel tempo.
Anche in Italia da alcuni anni si è avviato un forte movimento per giungere al varo di una legge nazionale che definisca e regoli la fattispecie del mobbing.
In effetti, già nella XIII Legislatura furono presentate 6 proposte di legge (tre al Senato e tre alla Camera dei Deputati) anche se non si andò oltre la redazione di un testo unificato presso la Commissione Lavoro della Camera a causa della fine della Legislatura.
Nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento, la UIL in sede di audizione delle organizzazioni sindacali, espresse la propria posizione sulla legge attraverso la presentazione di una Memoria scritta.
Nella attuale XIV Legislatura sono già ben 21 le proposte di legge presentate nei due rami del Parlamento dai Deputati Loddo, Benvenuto, Fiori, Tarantino, Zanella, Gianni Alfonso, Campa, Del Bono e dai Senatori Tomassini, Ripamonti, Magnalbò, Meduri, Costa, Battafarano, Tofani, Montagnino, Sodano Tommaso, Eufemi, Bergamo, Magnalbo', D' Ippolito.
In questa Legislatura va anche segnalato il lavoro della Commissione per lo studio e l'analisi dei comportamenti vessatori o molestie in ambito lavorativo istituita nel settembre 2002 dal Ministro per la Funzione Pubblica e presieduta dal Prof. Michele Piccione, docente alla Clinica Psichiatrica dell'Università "La Sapienza" di Roma.
La Commissione, ultimati i lavori, ha consegnato al Ministro della Funzione Pubblica una Proposta di Legge contro il mobbing, rispetto alla quale si è in attesa di un pronunciamento della Presidenza del Consiglio.
Attualmente nella Commissione Lavoro del Senato esiste un testo unificato sul Mobbing.
Il giorno 28 giungo 2005 è stato presentato questo ulteriore testo unificato.
In merito al tema sulla legislazione inerente le violenze psicologiche sul posto di lavoro la UIL ritiene positivo l'intervento di una legge quadro nazionale che fornisca i punti cardine sulla cui base sarà possibile successivamente strutturare eventuali legislazioni regionali. La UIL è contraria all'attuale intervento regionale, ciò al fine di evitare interventi legislativi totalmente diversi tra loro che portano a costruire tante sensibilità quante sono le regioni italiane.
Purtroppo la legge quadro nazionale tarda ad arrivare. Per questo le regioni hanno ritenuto opportuno legiferare in merito alle violenze psicologiche sul posto di lavoro.