Il comune sentimento europeo
APRILE 2019
Agorà
Il comune sentimento europeo
di   B. Francia

 

L’Unione Europea è stato un progetto ambizioso messo in atto da leader lungimiranti, che, instancabilmente, hanno lavorato per la sua completa realizzazione. I Padri fondatori erano persone che, molto spesso, hanno vissuto gli anni bui delle guerre mondiali che infiammarono i popoli nel secolo scorso, vivendo sulla propria pelle la guerra moderna, che sempre più coinvolgeva le genti civili, in un crescendo di barbarie tra i popoli.

Grazie al loro impegno e alla loro capacità, abbiamo vissuto in un clima di pace e di stabilità politica e sociale, che, troppo spesso, diamo per scontato. Ad ogni modo, malgrado tali propositi, oggi l’Europa vive un momento complesso della sua storia politica, economica e istituzionale. Si tratta di un periodo storico nel quale convivono contraddizioni e spinte contrapposte. Ciò è in parte ascrivibile al fatto che, oggi, le democrazie degli Stati europei e occidentali appaiono indebolite e, talvolta, difficili da governare. Tuttavia, le imminenti elezioni possono costituire una valida opportunità per il cammino evolutivo europeo.

In ogni caso, la qualità della democrazia europea potrà essere dimostrata e rappresentata dalla quantità dei cittadini europei che si recheranno alle urne per eleggere i membri del Parlamento. È innegabile che la democrazia sia più solida quando la politica e l’interesse per il sociale siano sentiti fortemente da una comunità. Fatte queste premesse, è bene ribadire che, paradossalmente, in Europa, il tasso di benessere è piuttosto alto, poiché l’economia dell’Unione, in termini di PIL, supera quella degli Stati Uniti. Infatti, l’Unione produce circa il 16,5% del prodotto mondiale e il commercio pesa all’incirca il 15% degli scambi complessivi. Con quasi 500 milioni di consumatori e più di 20 milioni di imprese, l’Europa è l’area globale più grande, in cui viene assicurata la libera circolazione delle persone e il libero scambio di merci.

Eppure, le istituzioni europee sono in crisi. Infatti, al giorno d’oggi i cittadini europei provano un sentimento di sfiducia nelle istituzioni comunitarie, ragione per cui si stanno diffondendo i populismi anti Europa, che trovano la loro ragion d’essere nella paura del futuro. Oggi, l’Europa è coinvolta in una rivalità tra nazioni, stiamo assistendo, in ciascuno Stato, allo scontro inter-generazionale, ad un arretramento della classe media per una stagnazione dei redditi reali, che, per alcuni paesi, si è trattato di una vera e propria riduzione dei redditi e, contemporaneamente, ad una riduzione dei servizi che lo Stato una volta offriva e garantiva ai propri cittadini.

Infatti, le ragioni della crisi dell’Europa sono molteplici: l’assenza di lavoro, la povertà, la globalizzazione, la stagnazione economica delle classi medie, l’immigrazione e la grave minaccia terroristica. Ad esempio, per ciò che concerne l’immigrazione, appare evidente il contrasto tra la povertà dei Paesi dell’Africa e dell’Asia e il Welfare di quelli europei e ciò determina grandi flussi migratori, che hanno ripercussioni in Europa. Il problema però ha radici più profonde, che trovano il loro fondamento nell’incompatibilità fra l’apertura degli Stati e gli equilibri di natura economica e sociale.

Altri importanti avvenimenti causa della crisi europea sono stati la recessione del 2008 e lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali. Negli Stati Uniti, a fine 2008, il fallimento della Lehman Brothers ha provocato il crollo finanziario americano e mondiale. L’Europa ha risposto alla crisi del 2008 con l’austerità, tagliando le spese alla sanità alla scuola, alla cultura alle opere pubbliche, causando un disastro sul piano sociale. In sostanza, hanno prevalso le idee liberiste, basate sul rigore di bilancio e sulla fiducia nella capacità dei mercati di autoregolarsi per risolvere il problema. Al contrario, sarebbe stato opportuno rispondere alla crisi con idee di matrice keynesiana, attuando investimenti pubblici per sostenere la domanda e uscire dalla crisi dando vita a riforme atte a superare il momento di difficoltà economica. In tal senso, è bene ribadire che l’Italia è stata protagonista nella definizione di politiche economiche dell’Unione volte a sostenere la crescita e gli investimenti, favorendo le produzioni dei Paesi membri.

Sulla scia di questi ragionamenti, è opportuno rammentare che la crisi politica e ideologica che l’Europa sta vivendo oggi, è dovuta anche a scelte sbagliate, attuate dalla stessa Unione Europea, che hanno danneggiato il suo percorso politico e giuridico. Infatti, è noto che l’Europa abbia disatteso taluni importanti appuntamenti con la storia, necessari per il proprio cammino evolutivo, tradendo così le speranze dei cittadini europei. Il riferimento è alla mancata introduzione di una Costituzione europea, in grado di definire i principi e gli ideali ispiratori e fondanti dell’Europa. Così è stato negato il più importante progetto di riforma europea e di semplificazione dei trattati, rimanendo lontani dal processo costituente. Per superare questa impasse, è necessario migliorare la comunicazione reciproca fra gli Stati membri, con le istituzioni dell’UE, promuovendo un processo decisionale più democratico ed efficace.

È indubbio che l’Europa sia un organismo imperfetto, caratterizzato da asimmetrie che necessariamente vanno superate, perché la moneta unica e le istituzioni europee sono ancora fragili. Infatti, è vera l’affermazione del Professor Collignon secondo cui “Europe needs to move, something has to change”. In sostanza, l’Europa deve progredire, perché solo così può tornare ad essere percepita dai cittadini come un organismo in grado di assicurare tutela e protezione. Inoltre, per arginare i populismi, l’Europa deve costruire un’autentica idea di patria che coincida per l’amore con il proprio Paese, con le sue istituzioni, per superare con forza gli egoismi nazionali. L’Europa deve migliorarsi a tal punto da sviluppare la flessibilità sociale necessaria ed attuare un’integrazione fiscale e politica, nel rispetto del senso di democrazia. Occorrono, dunque, nuove istituzioni, nuove politiche anche nel coinvolgimento diretto dei cittadini, nella partecipazione democratica e nel dialogo sociale e dei corpi intermedi sulle scelte compiute dalle istituzioni europee.

In sostanza, l’ Europa deve essere più coesa, solida, democratica. Naturalmente, malgrado talune asimmetrie, l’Europa possiede importanti punti di forza, come il miglior sistema di Welfare al mondo, che ci assicura una elevata qualità della vita e del benessere sociale. Si tratta di preziosi elementi che devono essere preservati mediante leggi e strumenti comunitari ad hoc che coordinino e facciano crescere il Welfare europeo.

Al contrario, ciò che attualmente manca all’Europa è una politica fiscale comune e coesa ed una politica monetaria solida. Ad una reale unione monetaria non è corrisposta un’autentica integrazione delle politiche economiche e fiscali, che portassero verso un’indispensabile e imprescindibile federazione di Stati sovrani, che perseguono un ideale comune di crescita e prosperità armonica tra tutti i popoli e soprattutto che coinvolgesse e permeasse rispetto a tutti gli strati della popolazione, siano essi di diverse generazioni (vecchi-giovani), o di differente stato sociale. In tal senso, sarebbe opportuno delineare, in Europa, politiche fiscali più integrate e coordinate, soprattutto attraverso la creazione di una Agenzia Fiscale Europea, un organismo utile ed efficace per la lotta all’evasione fiscale, la condivisione dei dati e del know-how necessario a garantire una gestione efficiente delle risorse pubbliche europee. Inoltre, si dovrebbero definire standard comuni di protezione del lavoro all’interno dell’UE.

Sostenere e perfezionare alcuni percorsi già avviati in Europa, come l’introduzione di una base imponibile comune condivisa e consolidata (CCCTB). Inoltre, sarebbe necessario, seppur complesso, introdurre in Europa una Web tax, perché rappresenterebbe un traguardo per il sistema fiscale italiano ed europeo, sia per contrastare la crescente evasione ed elusione dei colossi del settore, che per riportare equità e concorrenza. Solo così, anche attraverso una cooperazione fra l’Europa ed altri organismi internazionali, si può combattere realmente il fenomeno dell’evasione fiscale.

Ciò consentirebbe alle imprese di ridurre i costi di adempimento amministrativi e di limitare i rischi di una tassazione multipla e ai lavoratori assicurerebbe maggiore equità di trattamento, tutelandoli da condizioni di sfruttamento. Sulla scia di tali ragionamenti, è bene sottolineare come sia importante attribuire importanza strategica all’euro, assicurando alla moneta unica la possibilità di svolgere il suo ruolo sulla scena internazionale. Bisogna consolidare e sostenere l’Unione economica e monetaria completando l’Unione bancaria ed evolvendosi verso l’Unione dei mercati dei capitali.

Solo trovando risposte utili a queste necessità ed esigenze si può perseguire un progetto europeo di successo e aspirare ad un’ Europa unita, in grado di assicurare pace e benessere ai lavoratori, mediante propositi concreti che migliorino la vita quotidiana ed offrano un futuro positivo a tutti i cittadini europei. Mai come in questo momento, ci si deve battere seriamente per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa, che abbiano un Governo eletto dai cittadini europei e che risponda concretamente alle nostre esigenze, così da riuscire ad affrontare i fenomeni complessi che l’Europa tutta e il mondo stanno vivendo.

 

 

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