INIZIATIVE
Convegno
organizzato dall'Accademia dei Benigni di Bertinoro
In
ricordo di Giovanni Gatti,
intervento di Gianni Salvarani
Rocca di Bertinoro, 26 marzo 2005
Qualche giorno prima della sua morte parlai con Giovanni Gatti affinché potesse ricevere un giovane studioso che sta scrivendo un libro sulla storia della UIL, Giovanni, nonostante le difficoltà derivanti dal male che lo stava divorando, fu come il solito disponibile, anzi contento della sollecitazione perché era questa un’ulteriore occasione per rimanere presente in quello che è stato sempre, per gran parte della sua vita, il suo mondo:la UIL.
Ho conosciuto Giovanni Gatti quasi quarant’anni fa, ma l’occasione per instaurare e approfondire un’amicizia capitò nel 1972 quando andammo insieme in Unione Sovietica per partecipare, come delegazione UIL, al congresso dei sindacati sovietici a Mosca, unitamente alla rappresentanza della CGIL guidata da Luciano Lama. Furono dieci giorni sindacalmente intensi, di notevole esperienza politica e umana, oltre che interessanti per l’impatto con una società tanto diversa dalla nostra.
il fatto che nella delegazione della CGIL vi fossero due romagnoli come Lama e Gino Guerra, quest’ultimo oltre che sindacalista bravissimo scultore e pittore, che nell’occasione fece un ritratto-caricatura a Gatti veramente pregevole, contribuì a rendere il soggiorno piacevole, italianamente coinvolgente anche verso le altre delegazioni presenti al congresso.
Ricordo quell’occasione non solo per la trasformazione della conoscenza in amicizia con Giovanni e del periodo trascorso insieme, ma anche perché in occasione del ricevimento ufficiale, che i sindacati sovietici organizzarono per le due delegazioni italiane, la CISL non partecipò; concordammo se fosse lui a portare il saluto ufficiale della UIL, cosa che fece in modo brillante e passionale concludendolo con un abbraccio “alla russa con Sceliepin che era il segretario generale di quel grande sindacato.
Da quel momento in avanti furono molte le occasioni nelle quali, pur in presenza di tensioni politiche che dentro l’organizzazione, mi invitò a partecipare ad iniziative della sua categoria e momenti nei quali ci scambiavamo opinioni. Con il passare del tempo ho avuto modo di apprezzarne oltre che le qualità di dirigente sindacale anche e soprattutto quelle di uomo, di combattente repubblicano, d’appassionato della cultura, molto legato alle tradizioni e alla gente della sua terra di Romagna, generoso e ospitale come la sua Bertinoro.
La UIL con lui ha perduto uno dei suoi fondatori, uno dei suoi massimi
dirigenti che in oltre cinquanta anni di impegno ha dato un notevole contri-buto alla sua affermazione, in particolare nella categoria dei lavoratori del commercio di cui è stato per tanti anni segretario generale prima e presidente poi.
Penso che altri, più di me, possano scrivere con altra competenza e conoscenza del tanto fatto per la UIL da Giovanni Gatti, nei diversi ruoli di responsabilità ricoperti nell’organizzazione. Io desidero ricordarlo per come l’ho conosciuto nella sua Bertinoro, come presidente dell’Accademia dei Benigni, come animatore delle tante iniziative culturali che promuoveva ed organizzava sta come Accademia, sia come gran anfitrione dell’ospitalità bertinorese, o come scrittore e uomo di cultura che trasmetteva il suo entusiasmo e la sua scienza, con il piacere di chi sente il bisogno di arricchire la propria conoscenza nella osmosi del continuo scambio del sapere, con una vastità di interessi e quella curiosità propria di chi fa della conoscenza una costante della propria vita.
Per Giovanni Gatti la cultura popolare aveva lo stesso interesse e valore di-quella che comunemente è chiamata con la C maiuscola: la cultura delle giornate Carducciane e Dantesche di Polenta, quella piena dell’amore per la cucina, per il convivio che si univa, sposandosi, con l’attività della società operaia, alla quale continuava ostinatamente a contribuire per il suo mantenimento in vita, quella dei ricordi dei grandi e piccoli fatti di storia e di vita vissuta nei sacrifici che la comunità della sua terra aveva avuto:
la ricorrenza, l’anniversario ogni occasione era buona per richiamare alla memoria e far rivivere ai più giovani fatti, avvenimenti e persone in modo da poterli ancora tramandare.
Una delle ragioni forti di Giovanni Gatti era quella del culto della memoria, di ricordare di trasmettere questo impegno ai più giovani e meno giovani che lo seguivano. Fra i tanti insegnamenti che da lui si potevano avere questo era quello che più mi colpì e continuò ad accompagnarmi, con grande piacere, in tutti gli anni seguenti, anche in considerazione della mia propensione ad essere uno come lui in fatto di voler conservare la memoria e di rispettare e rivivere i ricorsi storici.
Molte volte ultimamente è venuto a trovarmi in ufficio per scambiare opinioni ed analisi sulla situazione sindacale e politica, ma soprattutto sull’istituto di Studi Sindacali al quale credeva come risorsa per l’organizzazione, per la sua cultura e per la sua storia. Quando, tul finire degli anni ‘90, gli esposi la mia idea di costituire un Istituto di Studi della UIL ne fu entusiasta come un ragazzino al quale si prospetta l’opportunità di intraprendere un viaggio verso nuove scoperte e, alla mia proposta di assumerne la presidenza del comitato scientifico, fu non solo molto interessato, ma anche commosso del coinvolgimento in una iniziativa che sentiva importante per l’organizzazione
Nelle nostre chiacchierate si finiva sempre per rammaricarci della scarsa attenzione che all’istituto era data dall’organizzazione, a dimostrazione di quanto fosse l’interesse per uno strumento sottovalutato per ciò che nel nostro pensare avrebbe dovuto e potuto essere.
Farei un torto al suo ricordo se non richiamassi alla memoria tutte le “ragazze” della confederazione e della sua categoria, come e quanto siano state piacevolmente colpite da quel dirigente sindacale, che l’otto marzo mai faceva mancare loro la mimosa celebrativa della festa della donna, anche quando ragazze non erano più. Oppure quando con pochi “reduci” partecipava alla commemorazione della repubblica romana, all’anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, o dei caduti della Resistenza a Bertinoro.
Ecco, tutto questo era Giovanni Gatti uomo, dal quale era difficile staccarsi, far finire una conversazione, poiché era continuamente alimentata dalla sua inesauribile fonte di conoscenza e di scienza.
Termino queste poche ma sentite parole di omaggio alla sua memoria ricordandolo seduto a tavola, in mezzo a tutti noi avvolti dai profumi della cucina del ristorante Belvedere, beandoci gli occhi dello stupendo panorama, che dalla sua terrazza si può godere, dalla collina fino al mare di Cervia, di Milano Marittima fino a Ravenna.
Malgrado che la sua salute lo condizionasse nella degustazione dei cibi e del bere, ci teneva ad avere in un bicchiere un sorso di grappa, della sua preferita: la Chicca, mentre ci intratteneva instancabile in un piacevole conversare.
Oggi ti sei alzato caro Giovanni ci hai salutato e ti sei avviato per quelle terre sconosciute dell’infinito che, sono sicuro, ti vedranno curioso e pronto a trasmettere e ricevere anche lì la tua e altrui conoscenza e il tuo e altrui sapere.
Un affettuoso arrivederci.
STORIA VALORI CULTURA E AGIRE DEL SINDACATO
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