DOCUMENTI
Il Venticinque Aprile millenovecentoquarantacinque
Un Anniversario da non dimenticare
Le lotte dei lavoratori da ricordare sempre. Gli scioperi del 1943-1944
Fra pochi giorni ricorre il 60° della Liberazione del nostro Paese, dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Un evento che non è stato solo alla base della costruzione dello Stato democratico, della nuova Italia nata dalla Resistenza, ma soprattutto ha significato il riscatto di un popolo oppresso per oltre vent’anni, da un regime macchiatosi d’orrendi crimini e capace di trascinarlo nell’atrocità della guerra
Sulle vicende di quegli anni si fanno sempre più insistenti le iniziative di coloro che pensano di riscriverne la storia, o di rivisitarla per apportarvi qualche “originale” interpretazione dei fatti, dandovi un taglio “innovativo” attraverso “parallelismi” improponibili, in una ricerca disperata di dare giustificazioni “mitigatrici” che attenuino la pesante e immodificabile responsabilità del fascismo e del nazismo di fronte ai popoli e alla storia. Tentativi che non solo sono spazzati via dall’inconfutabilità degli avvenimenti, dalla montagna di prove, che fanno il paio con chi ancora oggi insiste nella negazione dell’esistenza dei campi di concentramento e dei forni crematori, ma soprattutto offendono la memoria delle tante vittime del regime e facendo esplodere la ribellione di tutte le coscienze dei veri democratici.
I lavoratori hanno, con i loro sacrifici e con il loro sangue, pagato un prezzo altissimo per scrivere in quelle pagine “la vera e unica storia” e non accettano, né oggi né mai, che possa essere riscritta o rivisitata.
E’ da Mirafiori, è da quella Torino operaia, tanto odiata da Mussolini, che, nel marzo del 1943, prendono il via le agitazioni estendendosi rapidamente a tutto il nord.
Lotte che proseguiranno culminando con la realizzazione dello sciopero generale, in tutte le fabbriche dell’Italia occupata il 1 marzo 1944 ed organizzandone altri fino al 25 aprile, per le quali i lavoratori hanno pagato un altissimo prezzo...
E’ dalla difficoltà di redigere un bilancio delle vittime che si comprende quanto sia stata pesante la repressione, migliaia sono i lavoratori uccisi e circa 100.000 quelli deportati nei campi di sterminio, dei quali purtroppo in pochi si sono salvati. Cifre ancora maggiori si riferiscono a coloro che hanno sofferto persecuzioni, ricatti, torture personali o di loro congiunti
Lotte che hanno contribuito alla formazione dei GAP nelle città e al rafforzamento delle formazioni partigiane in montagna e nelle campagne. Queste sicuramente non sono state da sole decisive, come sostenuto da alcuni storici, per la vittoria finale sul regime, ma neanche del tutto insignificanti sul corso della storia, come altri vogliono far apparire le azioni condotte da centinaia di migliaia di lavoratori che generosamente, correndo gravi pericoli e compiendo tanti sacrifici sono stati capaci di porre in essere da eroi silenziosi e senza medaglia.
I lavoratori non seppero dare “solo” quest’importante contributo di lotta e partecipare alla resistenza armata, ma furono contemporaneamente capaci di difendere gli impianti, i porti, le imprese, occultando e conservando molti macchinari salvandoli da sicura distruzione, in modo da renderli disponibili, restituendoli alla proprietà, per la ripresa e la ricostruzione del paese..
La Resistenza è stata il moto di Liberazione del popolo italiano, il 25 aprile la definitiva Liberazione dal giogo del regime e dal nazismo. La partecipazione è andata al di là delle sollecitazioni politiche dei partiti, è andata oltre gli schieramenti ideologici, ha visto ancora una volta la classe lavoratrice protagonista, così come continuerà ad esserlo nel momento della ricostruzione e dello sviluppo del paese, per la difesa della democrazia contro tutti i terrorismi e per la pace tra i popoli.
Ricordare e tramandare il significato di quelle lotte e di quell’impegno, non solo in occasione nel 60° anniversario della Liberazione, deve essere di monito a quanti nutrono idee eversive ed illiberali e di conforto per tutti coloro che ancora oggi sono costretti a lottare per conquistare la libertà e la democrazia, così come per quelli che lottano per la difesa o la conquista del posto di lavoro e per migliorare la propria condizione di vita.
Roma, 25 febbraio 2005
Gianni Salvarani, Vice Presidente dell’Istituto
di Studi Sindacali UIL
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