Colloquio con A. Balasubramain Vice Presidente MTUC (Malesia)
La Malesia è una meta privilegiata dalla emigrazione nell’Asia del Sud
Est. Il Sindacato MTUC
(Malaysian Trade Union Congress) tenta di difendere i lavoratori immigrati
dallo sfruttamento del quale sono vittime. Recentemente ha concluso un accordo
con il sindacato indonesiano ITUC
(Indonesian Trade Union Confederation) il principale Paese di origine degli
immigrati in Malesia.
A. Balasubbramanian, vice Presidente del MTUC, fa il punto sulla situazione dei
lavoratori immigrati e sugli sforzi sindacati in loro favore.
Puoi descrivere il fenomeno migratorio in Malesia?
La Malesia conta circa tre milioni di immigrati su una popolazione di venticinque milioni. Un milione e mezzo sono in situazione legale mentre gli altri sono privi di documenti in regolamenti in regola. Questi ultimi sono generalmente arrivati legalmente in Malesia, ma in ragione di datori di lavoro senza scrupoli che non hanno rinnovato loro il permesso di lavoro, sono piombati in una situazione illegale. La maggior parte degli immigrati lavora in agricoltura, nelle costruzioni e nei lavori domestici. La maggior parte viene dall’Indonesia, dal Nepal, dall’India, dalla Cambogia, dal Vietnam, dal Bangladesh.
Come sono reclutati?
La maggioranza degli immigrati arriva tramite agenzie di reclutamento. La MTUC ha inoltrato varie richieste al governo a questo proposito. Noi domandiamo che gli immigrati siano reclutati con accordi tra i governi. Le agenzie estorcono loro grosse somme di denaro, spesso gli immigrati devono lavorare sei o dodici mesi per rimborsare la somma dovuta agli agenti. Le promesse fatte loro nei paesi d’origine sono molto diverse dalla realtà con la quale si confrontano in Malesia. Nella maggioranza dei casi gli immigrati hanno due contratti: uno ricevuto nel loro paese d’origine con una promessa di buon salario ed uno ricevuto qui con un salario molto più basso. Una volta che sono in Malesia non possono far altro che accettare cò che viene loro proposto.
La stampa internazionale ha dato rilievo a dei raids contro gli immigrati qualche mese fa, che è veramente successo?
Nel 2004 il governo ha proposto la sanatoria a tutti gli immigrati illegali. Essi potevano essere rimpatriati senza punizione e avevano tre mesi per farlo ma molti non potevano lasciare il paese perché i datori di lavoro non li avevano pagati. Il sindacato ha preteso un prolungamento di alcuni mesi questo è stato fissato al 31 dicembre 2004, poi prolungato di un mese in ragione dello tsunami. Più di 327.000 lavoratori hanno lasciato la Malesia in queste condizioni, gli altri possono essere vittime di repressioni. Un gruppo di volontari reclutati dal governo ha ricevuto 10 euro per ogni immigrato illegale scoperto. Questi hano commesso abusi sugli immigrati, vengono da tutte le categorie hanno un uniforme e possono collaborare con la polizia. Il sindacato si è rivolto nei loro confronti per spiegare che essi non avevano diritto di fare ciò.
Ora che questi 327.000immigrasti hanno lasciato il paese non ci sono abbastanza lavoratori stranieri in Malesia il governo ha affermato che possono tornare come turisti finchè non hanno trovato un impiego e possono essere registrati successivamente dal ministero del lavoro, ma questo sistema non funziona. Attualmente gli immigrati che devono lavorare in Malesia devono farlo tramite le agenzie, noi vorremmo che fosse tramite accordo tra i governi.
Quanti sono gli iscritti al MTUC? Affiliate gli immigrati?
La MTUC ha 172 federazioni affiliate con un totale di 592.000 membri. Federiamo lavoratori del legno e delle costruzioni, tra i quali 2.000 lavoratori immigrati. La maggioranza degli immigrati non possono iscriversi al sindacato perché il contratto da essi stipulato prevede che non possono farlo. Questo è contro la legge: in Malesia i lavoratori immigrati hanno diritto ad iscriversi al sindacato con la sola restrizione che non hanno diritto ad occupare un posto di dirigente.
Quali servizi sono offerti dal sindacato agli immigrati?
Noi proviamo ad informare gli immigrati sui loro diritti e li aiutiamo anche in caso di problemi con il datore di lavoro, come in caso di licenziamento. Abbiamo difeso gli immigrati in parecchie cause. Diamo la priorità ai nostri membri ma impieghiamo del tempo anche per i lavoratori immigrati.
I domestici sono una categoria difficile da seguire, riuscite a farlo?
Grazie a un progetto finanziato da sponsor internazionali, abbiamo assunto una persona per occuparsi dei lavoratori domestici, con l’intenzione di formare un’associazione, perché non hanno diritto di fomare un sindacato. Abbiamo formulato al governo una richiesta per costituire questa associazione e siamo in attesa di risposta.
Avete concluso accordi con i sindacati dei paesi d’origine?
Abbiamo concluso un primo accordo con la confederazione indonesiana ITUC il 16 settembre che ci permetterà di scambiare idee e conoscenze. L’idea è quella che l’ITUC sensibilizzi gli immigrati sull’esistenza del MTUC. A breve la nostra intenzione è di coprire tutti i lavoratori immigrati e non solo gli indonesiani, il problema è quello di trovare le risorse.
Intervista raccolta da Samuel Grumiau della CSI.