Sintesi del documento che la Central Unitaria de Trabajadores, la Confederaciòn de Trabajadores de Colombia e la Confederaciòn de Pensionados de Colombia hanno preparato per divulgare al mondo l’assenza di libertà per l’esercizio dell’azione sindacale in Colombia.
CUT, CTC e CPC denunciano che continuano ad essere intaccati i diritti fondamentali dei lavoratori, le convenzioni della OIL, la Costituzione nazionale e anche l’Accordo Tripartito poiché il Governo continua a disconoscere le commissioni sindacali, sospendendole alle organizzazioni sindacali statali.
A dimostrazione della denuncia i sindacati colombiani evidenziano come progressivamente sia diminuita l’affiliazione al sindacato, tra le altre ragioni per la violenza alla quale è stato sottoposto e per la precarizzazione del lavoro. Nel 1965 gli iscritti erano 700.000 (13,4% tasso di sindacalizzazione), nel 2005 831.000 (4,6%). Anche la negoziazione collettiva ha conosciuto una generale involuzione, sia nel numero dei contratti sia nel grado di copertura degli stessi.
Altro capitolo significativo della denuncia sindacale è l’inesistente ispezione del lavoro. Sebbene lo Stato colombiano abbia ratificato le relative convenzioni ha escluso dall’applicazione l’ispezione relativa al commercio, una delle attività più problematiche. Il numero esiguo degli ispettori rende peraltro impossibile nella pratica il lavoro d’ispezione.
Ma il capitolo più drammatico è quello relativo alla violenza sistematica contro il sindacalismo colombiano. Tra il 1991 e il 2006 il documento denuncia l’omicidio di 2.245 sindacalisti colombiani. Inoltre sono denunciate altre violenze, come sequestri, detenzioni illegali e casi di tortura. Il contesto della guerra civile rende ancor più drammatica la situazione del sindacalismo colombiano, in quasi tutto il territorio nazionale (29 regioni su 32 hanno visto almeno un caso di omicidio) sebbene la regione di Antioquia (con 1078 omicidi) sia quella maggiormente martoriata.