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AMERICA LATINA

Intervista al Sottosegretario del Ministero degli esteri Donato Di Santo

di Alfredo Carpentieri

L’America Latina sta vivendo una fase importante. Dopo anni di crudeli dittature militari quasi tutti i paesi sono governati da democrazie. L’influenza USA si è ridotta e molti paesi hanno governi di sinistra. L’economia è cresciuta, ma le politiche neoliberiste non hanno risolto gli squilibri strutturali della regione del mondo con la maggiore disuguaglianza sociale, lasciando anzi il mondo del lavoro in condizioni sempre più precarie. Migliaia di cittadini latinoamericani cercano fortuna in Europa. Che ruolo vuole giocare l’Italia (e l’Unione Europea) in America Latina? Ne parliamo con il Sottosegretario del Ministero degli esteri, con delega per l’America Latina,  Donato Di Santo.

1. Nel prossimo autunno è prevista la III Conferenza sull’America Latina. Può illustrarci i contenuti di questa iniziativa e, in particolare, se e come si valorizzeranno gli aspetti sociali nel rapporto tra Italia e America Latina?

La III Conferenza Nazionale sull’America latina, organizzata in collaborazione tra MAE, CeSPI ed IILA, quest’anno si terrà  a Roma il 16 ed il 17 ottobre, con la presenza del Presidente del Consiglio Prodi, di due Capi di Stato latinoamericani, la Presidente Cilena Michelle Bachelet ed il Presidente del Salvador, Antonio Saca, del  Ministro degli Esteri D’Alema e di molti Ministri degli Esteri. La novità principale dell’edizione 2007 è data dalla volontà politica di utilizzare questo importante evento internazionale  per fare il punto e rilanciare propositivamente le relazioni tra l’Italia e l’America latina, definite come  priorità della politica estera da questo governo. Per questo abbiamo deciso che la Conferenza, anziché esaurirsi in un unico evento,  debba articolarsi in un percorso di iniziative preparatorie di rilevanza nazionale, per i quali prevediamo la partecipazione di importanti esponenti di governo dei paesi latinoamericani, dedicate ai diversi settori che coinvolgono le relazioni tra l’Italia e l’America latina. Ampio spazio verrà dedicato alle tematiche sociali: sono in programma eventi dedicati alla cooperazione allo sviluppo, alla cooperazione culturale universitaria e scientifica, all’alta formazione, alla sicurezza alimentare ed alla coesione sociale. Quest’ultima tematica, per esempio, è stata trattata nell’ambito del primo evento preparatorio della III Conferenza, organizzato dal CeSPI e tenutosi all’IILA lo scorso 31 maggio-1giugno, dedicato “all’integrazione latinoamericana e alla cooperazione transfrontaliera”. Il Seminario, cui tra gli altri ha preso parte Il Ministro della Casa Civil del Brasile Dilma Rousseff, ha offerto un utile opportunità di dibattito ed approfondimento sulle potenzialità della cooperazione transfrontaliera come strumento di coesione territoriale e sociale e, dunque, di integrazione regionale in America latina. Voglio sottolineare inoltre l’importanza che per noi ha questa Conferenza come occasione di riflessione utile in vista del vertice Euro Latinoamericano organizzato a Lima nel maggio del 2008, cui vorremmo arrivare con un contributo concreto in termini di proposte per il rilancio delle relazione tra l’Europa e l’America latina.

2. Alla tradizionale politica per gli italiani all’estero, numerosi in Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela, si aggiunge la necessità di nuove politiche per i paesi andini, in particolare Ecuador e Perù, che hanno consistenti colonie di immigrati in Italia. Ci può illustrare le novità anche in materia di cooperazione allo sviluppo?

Come sa, la mia delega di Sottosegretario agli Esteri riguarda le relazioni politiche tra l’Italia e l’America latina, non la cooperazione allo sviluppo (di cui si occupa la Vice Ministra Sentinelli) e non le tematiche relative agli Italiani all’estero (seguite dal Vice Ministro Danieli). Per quanto mi compete, condivido la necessità da lei suggerita di focalizzare la nostra attenzione sui problemi dell’immigrazione latinoamericana in Italia, soprattutto di provenienza andina. Mi preme sottolineare come questo tema sia al centro dell’elaborazione delle nostre strategie di intervento per il rilancio delle relazioni tra Italia ed America latina: siamo convinti che l’America latina presente in Italia rappresenti uno strumento essenziale per consolidare e rilanciare queste relazioni: un esempio per tutti. D’Accordo col CeSPI, abbiamo deciso di lavorare in maniera concreta sul tema delle rimesse degli immigrati. Lo scorso marzo ho partecipato all’inaugurazione di un progetto di gestione costruttiva delle rimesse degli immigrati andini, fortemente voluto, tra gli altri, dal cardinale Maradiaga, denominato “Juntos por los Andes” grazie al quale un vasto gruppo di associazioni e banche ha deciso di intervenire per capitalizzare le rimesse degli immigrati moltiplicando secondo lo schema 4+1 il denaro destinato dagli immigrati per iniziative di sviluppo nelle loro comunità di origine. Credo che iniziative di questo tipo contribuiscano concretamente ad avvicinare l’Italia ed i paesi andini, valorizzando costruttivamente la presenza dei tanti latinoamericani presenti nel nostro paese.

3. La geopolitica latinoamericana ha visto dei significativi mutamenti: una prevalenza di governi che, al di là di giudizi spesso affrettati e non attenti alle caratteristiche locali, presentano comunque varie sfumature di sinistra o centrosinistra e un processo di integrazione continentale, economico e culturale, lento ma costante a dispetto di varie criticità, candidano il subcontinente a un ruolo di protagonista in un mondo multipolare?

L’America latina è un continente in forte trasformazione: si tratta di un’area in forte crescita economica e sociale. Nonostante questo è il continente in cui permangono più disuguaglianze e dove  più forti sono le ingiustizie e le contraddizioni. L’America latina negli ultimi anni ha consolidato una certa  stabilità democratica (negli ultimi 10 anni sono stati sostituiti prima della loro regolare scadenza ben 14 presidenti latinoamericani, ma ciò è sempre avvenuto nell’ambito del quadro costituzionale e democratico e non per via golpista). Si tratta di segnali importanti che vanno seguiti e valorizzati. Siamo convinti che l’ integrazione regionale costituisca un strumento indispensabile per lo sviluppo della regione e per il consolidamento del multipolarismo. Queste per noi non sono solo parole. Le nostre strategie sono tutte focalizzate nell’ incentivo e lo stimolo dei processi di integrazioni interna, volti ad esaltare il dialogo con l’ UE come stimolo di integrazione per l’area. Come noto diversi sono i processi di integrazione sub regionali in corso. Il Mercosud di sicuro costituisce uno dei più interessanti e dinamici. La nostra cooperazione allo sviluppo è intervenuta direttamente coofinanziando un corso di formazione per alti funzionari del Mercosud, questo a dimostrare l’importanza da noi annessa al rafforzamento di questi strumenti istituzionali. Importantissima, in questo senso, la posizione che l’Italia ha tenuto lo scorso anno durante l’elezione del seggio latinoamericano nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Unico, tra tutti i paesi europei, l’Italia si è astenuta dalla sterile contrapposizione tra Guatemala (candidato USA) e Venezuela. La nostra astensione alla fine ha evitato la spaccatura dell’ America latina. Questo per dimostrare nei fatti il nostro impegno per favorire l’avanzamento dell’ integrazione regionale dell’area.

4. Andiamo ai rapporti UE – America Latina. Il negoziato per l’Accordo di associazione con il Mercosur si è praticamente arenato. Il sindacato europeo, insieme a quello sudamericano, punta su un accordo che non si limiti ad essere un semplice trattato di libero commercio, ma contenga la coesione sociale tra gli obiettivi. Crede che questo negoziato potrà ripartire positivamente e in tempi brevi, anche per dare più credibilità agli analoghi negoziati previsti con la Comunità Andina e il Centro America?

Lo scorso 30 maggio la Commissione ha lanciato la proposta agli Stati Membri di perseguire con il Brasile una partnership strategica, in vista del prossimo summit UE-Brasile che si terrà il 4 luglio a  Lisbona. L’Italia ritiene strategica la collaborazione col Brasile, come dimostrato dal recente viaggio del Presidente del Consiglio Prodi  nel paese e la relativa firma di una dichiarazione congiunta tra Italia e Brasile. Per questo abbiamo da subito accolto favorevolmente questa proposta sottolineando l’importanza di rafforzare la cooperazione in tutti settori, da quello economico finanziario a quello sociale e culturale, e di tutela del rispetto dei diritti umani. Questa partnership potrà rivelarsi come  un importante strumento  utile per rilanciare le relazioni tra il blocco UE ed il Brasile, consolidando i legami su tutti i fronti. Inoltre, nella nostra ottica, tale partnership strategica è una premessa fondamentale al rafforzamento delle relazione tra UE e Merocsud: se è vero che i negoziati si trovano ancora in una fase di stallo, è anche vero che questo rilancio delle relazioni tra UE e Brasile può costituire un importante fattore di incentivo alla ripresa. Voglio sottolineare che da parte brasiliana sono emersi, pur se deboli, alcuni segnali incoraggianti volti a fornire percorsi alternativi per superare la fase di stallo attuale, primo fra tutti la disponibilità ad individuare delle possibili vie percorribili per separare la conclusione dei negoziati UE-Mercosur dal ciclo negoziale OMC.

Rispetto agli accordi UE Centro America e UE-CAN, attualmente in fase molto più avanzata, voglio ricordare il contributo dell’Italia in sede UE per rafforzare nei mandati negoziali, l’ impegno a concludere un accordo in grado di comprendere fortemente le tematiche sociali e culturali, oltre che quelle commerciali e finanziarie.

5. Una recente missione italiana in Brasile ha ribadito l’interesse, anche commerciale, verso quel paese. Quale è la situazione per gli altri principali paesi?

Come Sottosegretario agli Esteri ho visitato prima dello scadere del primo anno di governo 18 paesi dell’America latina, cercando di rilanciare la nostra presenza in quella regione. Il primo paese che ho visitato è stata la Bolivia, un  segnale di attenzione e dialogo al nuovo governo Morales, primo esecutivo costituito da esponenti delle popolazioni indigene. In generale, la volontà è sempre stata quella di riallacciare dei rapporti che spesso sono stati tralasciati o addirittura azzerati. Per esempio in Perù, sa quale fu il l’ultimo Ministro degli Esteri italiano che visitò questo paese prima di D’Alema? Emilio Colombo nel 1982!  E’ necessaria la ripresa delle normali agende bilaterali con ogni paese: ecco l’ importanza di riattivare accordi di protezione e promozione degli investimenti, accordi culturali, di cooperazione universitaria, cooperazione culturale, allo sviluppo, le Commissioni Miste bilaterali, ecc., nella convinzione che questo sia il linguaggio indispensabile da usare per rilanciare il dialogo tra noi e un’area così importante e culturalmente a noi vicina del pianeta.

Pubblicato su Lavoro Italiano, giugno 2007

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