Vienna 1/3 novembre 2006
L'appuntamento di Vienna è stato considerato da molti un evento cruciale e allo stesso tempo storico per il movimento sindacale internazionale: cruciale perché la costituzione di una nuova organizzazione sindacale internazionale dovrebbe rappresentare la risposta più forte alle nuove sfide cui deve rispondere il sindacato; storico perché l'unificazione tra la CISL Internazionale - organizzazione sindacale di ispirazione social-democratica - e la CMT - organizzazione sindacale di ispirazione cristiana -, nate entrambi nel dopoguerra in piena guerra fredda, era assolutamente impensabile alcuni anni fa, ma assolutamente necessaria per affrontare le distorsioni della globalizzazione che si riversano sul mondo del lavoro.
Il Congresso si è rivelato essenzialmente un momento celebrativo, il dibattito sulla struttura regionale ed il ruolo delle Federazioni Internazionali di categoria, così come, il delicato equilibrio negli organi decisionali per garantire il “pluralismo” sindacale – cioè una giusta rappresentanza dei sindacati della CMT, molto piccoli numericamente – e le questioni più spinose relative alla composizione del gruppo dirigente è stato fatto nei mesi precedenti.
Il congresso ha adottato una Risoluzione programmatica che fissa gli obiettivi e le priorità di azione nei prossimi anni.
- contrasto alle distorsioni della globalizzazione senza regole del mercato mondiale che è in atto oggi;
- promozione e difesa dei diritti sindacali riconosciuti a livello internazionale;
- lotta alla discriminazione;
- azioni per la reale eliminazione del lavoro infantile;
- azioni per garantire un futuro dignitoso ai giovani;
- rafforzamento delle misure di salute e sicurezza nei posti di lavoro;
- agenda di lavoro comune con l’OIL (Organizzazione Internazionale del lavoro)
- promozione della pace e della sicurezza nel quadro delle Nazioni Unite;
- iniziative specifiche per la promozione della sindacalizzazione.
E' stata adottata una risoluzione per la costituzione del Consiglio Regionale Paneuropeo (PERC), una struttura regionale che raggrupperà tutti i sindacati del continente europeo, sotto il "controllo" della CES, che ne coordinerà l'attività.
Il PERC sarà una struttura regionale diversa dalle altre della CIS, data la specificità dell'Unione Europea, che richiede un soggetto sindacale contrattuale vero ed autonomo. La struttura, le azioni ed il funzionamento operativo del PERC saranno definiti al Congresso della CES di Siviglia del prossimo anno, con l'obiettivo primario di mantenere e garantire l'autonomia della CES.
Il dibattito al Congresso della CIS ha affrontato principalmente due questioni chiave dell'azione sindacale a livello internazionale: come contrastare la globalizzazione attuale dei mercati economici e garantire stabilità, sicurezza, equità, sviluppo e giustizia sociale in tutti i paesi del mondo e le iniziative da mettere in campo per rafforzare la sindacalizzazione, data la spinta sempre più aggressiva verso la individualizzazione del rapporto di lavoro, la precarietà, il lavoro sommerso, che impediscono la crescita e la rappresentatività dei sindacati.
Nei lavori congressuali è mancato un capitolo per noi essenziale dell’azione sindacale relativo alla necessità di rafforzare il ruolo contrattuale delle organizzazioni nazionali e, quindi, della necessità di fare della CIS un soggetto negoziale nelle istanze internazionali, in particolare rispetto alle Istituzioni Finanziarie Internazionali, l’OMC, le varie agenzie delle Nazioni Unite e nel rapporto con le multinazionali, di concerto con le Federazioni Internazionali di categoria in un quadro condiviso di riferimento. Questo dibattito è ancora prematuro anche nella CIS attuale, che si considera essenzialmente un veicolo – pur se autorevole e oggi più forte e rappresentativo – per affermare i diritti sociali e sindacali nel mondo, dove questi diritti sono negati e spesso contrastati con la forza. Dai paesi in via di sviluppo, infatti, viene ancora la richiesta forte di avere un rappresentante internazionale credibile che possa far emergere le tante violazioni, i tanti soprusi e i molteplici atti di violenza di cui sono vittime i sindacati ed i loro dirigenti.
Certamente questa era e rimane una priorità, ma è indubbio che molti di noi avrebbero voluto vedere delinearsi in prospettiva questo ruolo negoziale oggi mancante. La CIS, comunque, almeno nei documenti approvati, si è data un programma di azione impegnativo in particolare in accordo con l’OIL, che potrà portare ad iniziative concrete per rafforzare il ruolo di unico interlocutore internazionale della CIS.
Questo programma si basa sull’adozione e condivisione piena della così detta “Decent Work Agenda” (una serie di obiettivi per garantire il lavoro dignitoso nel mondo, partendo dalla promozione del dialogo sociale, il rispetto dei diritti del lavoro fondamentali, la non discriminazione, migliori condizioni di lavoro). L’ambizione dell’OIL ed anche della CIS è che la promozione di questa Agenda diventi una delle priorità delle politiche di tutte le organizzazioni ed istituzioni internazionali, con approccio e strategia coerenti nei programmi e negli aiuti offerti soprattutto ai PVS.
Gli obiettivi condivisi tra CIS e OIL, che dovrebbero portare alla definizione di politiche ed iniziative mirate, sono:
1) la necessità di aumentare la percentuale di lavoratori regolari nel reddito nazionale; la crescita economica mondiale deve poter produrre maggiori opportunità di occupazione regolare e ridurre il lavoro informale;
2) il rafforzamento del sistema di standards dell’OIL: questa organizzazione è preposta a definire e monitorare gli standards del lavoro a livello internazionale; questa attività deve essere consolidata così da avere una base condivisa di diritti e tutele per i lavoratori a livello mondiale; ciò è particolarmente necessario oggi con le nuove tipologie di lavoro, la troppa flessibilità che rischia di distruggere la produttività a lungo termine;
3) il consolidamento del tripartismo e del dialogo sociale; questo rappresenta un obiettivo primario dell’OIL, unica organizzazione internazionale tripartita;
4) la necessità di creare alleanze con la società civile per l’adozione della “Decent Work Agenda”; la CIS rimane l’unica organizzazione internazionale sindacale basata sulla rappresentanza dei propri membri, e può essere il fulcro di un movimento più ampio, democratico che opera per gli obiettivi della DW Agenda;
5) infine la necessità di un diverso impegno per difendere il diritto di associazione dei lavoratori: ciò significa la sindacalizzazione nel settore informale, che in particolare in Africa, Asia ed America Latina assume una valenza più ampia, perché vuol dire migliorare lo sviluppo locale delle comunità, aumentando i salari, migliorando le condizioni di lavoro, assicurando quindi migliori servizi e migliori prodotti. Nei paesi industrializzati sindacalizzazione significa guardare di più ai giovani, combattere le intimidazioni nei confronti dei sindacalisti, allargare l’azione al di là del luogo di lavoro.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi? Certamente non bisogna sminuire il valore politico di avere una grande organizzazione sindacale internazionale, che rappresenta 166 milioni di lavoratori organizzati. E’ una grande potenzialità ed anche una grande responsabilità. La potenzialità che deriva dall’unità del movimento sindacale, la responsabilità di saper tradurre in atti concreti le aspettative di tanti lavoratori, che sempre più spesso chiedono dignità nella vita e nel luogo di lavoro. Ci aspetta ancora un anno di cambiamenti e trasformazioni, perché le strutture regionali delle due organizzazioni (ICFTU e CMT) devono definire entro un anno la propria struttura organizzativa, unificata ed un programma di azione condiviso a livello regionale. Inoltre, occorrerà vedere sul campo come la fragile collaborazione tra CIS e GUFs (Federazioni Internazionali di categoria) si potrà tradurre in iniziative concrete e concordate soprattutto in merito al rapporto con le aziende multinazionali, tenendo conto che le GUFs hanno rivendicato con fermezza e determinazione la propria autonomia dalla CIS, negando ogni forma di rapporto “statutario” che potesse condurre, nel medio periodo, ad una vera struttura confederale della CIS.
Il Congresso ha eletto Guy Ryder Segretario Generale e due Segretari Aggiunti, Jaap Wienen – ex segretario aggiunto della CMT - e Mamounata Cissè, ex Segretaria aggiunta della ICFTU.
Cinzia Del Rio