Chicago 24/28 luglio 2005
Nota UIL sui lavori congressuali dell'Afl-cio
Introduzione
La crisi del sindacato americano AFL-CIO è iniziata alcuni mesi fa, da quando il leader della potente categoria dei Servizi SEIU, Andrew Stern, ha lanciato la sfida all’attuale Presidente John Sweeney, ponendo l’ultimatum di una serie di richieste per rimanere nella confederazione. La sfida si è consumata al Congresso a luglio a Chicago, con una spaccatura dolorosa, ma soprattutto con ripercussioni pesanti sui lavoratori americani e sul movimento sindacale internazionale.
A livello nazionale l’AFL-CIO non è riuscita – in 8 anni di presidenza democratica con Clinton – a far approvare una legge meno rigida dell’attuale per favorire la sindacalizzazione nei
posti lavoro; è vero che l’Amministrazione Clinton si è trovata un Congresso sempre sbilanciato a favore dei Repubblicani, ma i tentativi di proporre modifiche anche graduali, sono stati deboli e poco convincenti. Sweeney, quando è stato eletto circa 10 anni fa, aveva puntato tutto sull’aumento degli iscritti, sul rafforzamento del sindacato in termini numerici, che ne avrebbe fatto una forza sociale forte anche a livello nazionale. Purtroppo, anche a causa dei repentini e penalizzanti cambiamenti nel mercato del lavoro americano, i risultati sono stati negativi. Oggi il Presidente Bush non ha alcuna intenzione di fare un passo a favore di una controparte sociale che vuole essere più rappresentativa e credibile. Il dibattito congressuale ha messo in evidenza i problemi sociali e del mondo del lavoro, ma è anche apparso evidente che sarà la politica, senza il sindacato, in un rapporto di forza tra i due schieramenti partitici, ad indicare le priorità e le linee. I Democratici hanno bisogno del voto dei lavoratori per vincere, i Repubblicani ne hanno fatto a meno, il sindacato oggi avrebbe bisogno - e dovrebbe ricercare – il sostegno trasversale di entrambi i partiti su alcune priorità sociali: la riforma della previdenza, un sistema sanitario con copertura pubblica più ampia, la creazione di posti di lavoro più qualificati.
A livello internazionale le ripercussioni dell’indebolimento dell’AFL-CIO si faranno sentire nelle organizzazioni sindacali internazionali: diminuiranno le quote di affiliazione, diminuiranno gli aiuti per iniziative e progetti soprattutto in alcune aree povere del mondo. I sindacati europei della “vecchia Europa”, in primis le confederazioni italiane, diventano i più stabili, i più rappresentativi, quelli che, nonostante i cambiamenti anche dolorosi e talvolta radicali, nel mondo del lavoro, hanno saputo creare un rapporto di dialogo – più o meno forte e regolare a seconda delle varie esperienze nazionali – con i governi e gli imprenditori, che è risultato vincente per le grandi scelte di economia e politica sociale. E hanno saputo conservare e soprattutto salvaguardare il rapporto con i lavoratori, svincolandolo dalle dinamiche partitiche troppo stringenti, difendendone l’autonomia, ma mantenendo quello spirito di militanza che è proprio di un movimento sindacale. Oggi, se i sindacati europei sapranno sfruttare e far valere questa grande vitalità e condivisione di obiettivi sociali che li caratterizza, potranno incidere in modo più determinante nelle decisioni da assumere anche nelle organizzazioni sindacali internazionali per diventare finalmente una controparte affidabile e rappresentativa a livello mondiale.
I lavori congressuali
Il Congresso di Chicago ha decretato la spaccatura dell'AFL-CIO. Tre categorie, il SEIU (la potente categoria dei servizi, con 1,8 milioni di iscritti, guidati da Andrew Stern), i Teamsters (camionisti con 1,4 milioni di iscritti, guidati da James Hoffa) e United Food and Commercial Workers (alimentaristi e commercio con 1,4 milioni di iscritti, guidati da Bruce Raynor) hanno annunciato la loro disaffiliazione dall'AFL-CIO. L’altra categoria, UNITE HERE (tessili, hotels e ristoranti), che fa parte della nuova Coalizione (“Change to win Coalition”) che ha presentato un documento congressuale alternativo a quello della segreteria, attende di convocare l' Esecutivo per formalizzare la decisione. Le quattro categorie, che non hanno partecipato al Congresso, rappresentano un terzo degli iscritti dell'AFL-CIO. A queste si aggiunge anche quella dei Laborers (un settore della categoria degli edili) e quella dei Carpenters (carpentieri), uscita dall’AFL-CIO già da qualche anno).
La spaccatura è stata decisa dopo il fallimento di qualunque tentativo di mediazione, da quando, alcuni mesi fa, la nuova Coalizione aveva posto a Sweeney - Presidente dell'AFL-CIO - alcune condizioni per restare nella Confederazione [1].
Le questioni principali sono state comunque due:
- il rapporto con il Partito Democratico, che ha drenato enormi risorse dal sindacato per le campagne elettorali sia presidenziali che per il rinnovo del Congresso; la Coalizione chiede un rapporto equidistante dai due partiti e la ricerca di alleanze politiche bi-partisan sulla base di una piattaforma di rivendicazioni sindacali. La Segreteria dell'AFL-CIO, rivendica e sostiene il rapporto con i Democratici, che storicamente sono stati dalla parte dei lavoratori e sostengono una politica sociale ed un sistema di sicurezza sociale condivisi dal sindacato, a differenza della linea dei Repubblicani;
- rapporto tra Confederazione e categorie: la Coalizione chiede più potere per le categorie, più risorse per iniziative mirate per la sindacalizzazione, da implementare a livello dei singoli settori e non dalla Confederazione, come invece ritiene debba essere fatto la Confederazione. La Segreteria ha presentato, a questo riguardo, un piano molto aggressivo ed ambizioso per aumentare gli iscritti nel settore privato, mettendo a disposizione più risorse sul fondo apposito istituito alcuni anni fa. Ciò comporta una ristrutturazione della Confederazione e delle sue attività, limitando alcuni settori, quale l'attività internazionale (è stato chiuso il Dipartimento Internazionale e deciso che i rapporti internazionali saranno coordinati a livello politico dalla Commissione internazionale composta dai segretari di alcune categorie, con un ruolo più ampio del Solidarity Center - istituto di cooperazione, che riceve fondi dal Dipartimento di Stato per progetti anche di carattere sociale nei PVS o nei paesi di interesse strategico per gli USA).
Il rapporto con il partito Democratico è stato messo in discussione dalla nuova Coalizione, che ha accusato Sweeney di aver privilegiato la politica alla sindacalizzazione, al rafforzamento della base sindacale. Sweeney, sia nel documento congressuale che nel breve intervento introduttivo, ha difeso questa scelta della Confederazione. Non a caso sono stati invitati ad intervenire al Congresso diversi rappresentanti democratici al Congresso, che hanno ricordato il loro impegno per una politica sociale più equa e con più tutele per i lavoratori e le loro famiglie, ma soprattutto sono venuti "a fare campagna elettorale " in vista delle elezioni del prossimo anno per il rinnovo di mid-term del Congresso. I Democratici, infatti, temono che questa spaccatura nell'AFL-CIO possa comportare un calo di voti o un minore impegno del sindacato a sostenere, anche con le risorse sindacali, i propri candidati alle elezioni.
Tutta la crisi interna al sindacato, comunque, non è stata affrontata apertamente nel dibattito congressuale, finalizzato all’adozione delle numerosissime Risoluzioni, 52.
I lavori sono stati aperti dall'inno nazionale, dalla preghiera e dal saluto del Segretario dell'AFL-CIO di Chicago.
L’intervento del Presidente Sweeney
Sweeney, rieletto Presidente dell'AFL-CIO per altri quattro anni, ha fatto un intervento molto breve, puntando sui risultati ottenuti dalla sua segreteria in 10 anni di incarico, soprattutto relativamente agli iscritti, aumentati in alcuni settori, ma persi in altri a causa delle delocalizzazioni massicce delle imprese multinazionali americane. Ha ribadito schematicamente le priorità per l'AFL-CIO indicate nel documento congressuale, puntando alla necessità di una ristrutturazione interna (sono state approvate modifiche statutarie sul ruolo e la composizione degli organismi decisionali con più peso per le categorie più rappresentative), alle iniziative per la sindacalizzazione (l’obiettivo posto è di aumentare gli iscritti di due milioni entro il 2006, con campagne di formazione-informazione mirate anche alle donne lavoratrici ed alla comunità di colore, che rappresentano gruppi svantaggiati del mondo del lavoro poco sindacalizzati) e alla necessità di campagne più aggressive e coordinate contro le multinazionali che sostengono e praticano comportamenti anti-sindacali, quali la Wal-Mart.
Ha comunicato con poche parole e senza commento politico ed analitico, la non partecipazione al Congresso delle quattro categorie - considerata "un insulto ai lavoratori che rappresentano" - e la disaffiliazione di due di loro (la terza si è disaffiliata a Congresso chiuso). Questa mancanza si spiegazioni e soprattutto di analisi obiettiva di quanto stava accadendo e le conseguenze per il sindacato, ha stupito molte delegazioni straniere.
Andranno, inoltre, valutate le ripercussioni a livello delle Federazioni Internazionali di categoria, dove le categorie di settore americane uscite dall'AFL-CIO sono rappresentate ed hanno spesso incarichi rilevanti nelle Segreterie. E' indubbio che spingeranno per una maggiore autonomia delle categorie anche a livello internazionale, a scapito di un rapporto più stretto e strutturato con la ICFTU (CISL Internazionale).
Gli interventi dei rappresentanti del Partito Democratico
Alla sessione inaugurale sono intervenuti alcuni parlamentari democratici, che hanno lavorato e continuano a lavorare in stretta collaborazione con l'AFL-CIO su questioni chiave per i lavoratori: previdenza per tutti con un sistema a due pilastri, riforma sistema sanitario - iniquo e non garantito a circa 40 milioni di cittadini, non coperti da alcuna protezione sanitaria - istruzione pubblica. Particolare attenzione è stata rivolta alla necessità di far approvare dal Congresso il disegno di legge sulla libertà sindacale - che consentirebbe ai lavoratori di iscriversi più facilmente al sindacato - ed alla necessità di aumentare il salario minimo, nonostante l'azione contraria del partito repubblicano.
Il prossimo anno sono previste le elezioni di mid-term per il rinnovo di metà dei rappresentanti del Congresso; il sindacato è impegnato nella campagna elettorale e i democratici contano nel sostegno e nella partecipazione al voto dei lavoratori iscritti all'AFL-CIO e nella capacità del sindacato di allargare la base elettorale con campagne mirate. Infatti, sia nel documento congressuale che negli interventi della presidenza dell'AFL-CIO è stata sottolineata la necessità per il sindacato di alleanze politiche, ma non solo, l'impegno morale per il sindacato di schierarsi politicamente.
I parlamentari democratici intervenuti sono stati:
- Harry Reid senatore
- Nancy Pelosi, deputato
- Barack Obama, senatore
- John Edwards, senatore
- Edward Kennedy, senatore
- Jesse Jackson, senatore
Gli interventi più rilevanti sono stati quelli di Sen. Obama, Sen. Edwards e Sen. Kennedy.
Il Sen. Obama, unico senatore di colore per il partito democratico eletto al Congresso durante le elezioni di novembre 2004, ha sottolineato l'importanza della formazione per tutti, giovani e lavoratori, la necessità di un sistema di formazione continua, per tutto l'arco della vita, per preparare i lavoratori a muoversi da un lavoro all'altro e affrontare con una diversa professionalità i cambiamenti ineludibili del mondo del lavoro, che obbligano i lavoratori a muoversi da un lavoro all'altro più volte nella loro vita. Inoltre, ha fatto un riferimento chiaro alla delocalizzazione delle multinazionali, ma richiamando all'evidenza dei fatti, senza ricorrere a misure protezionistiche o di propaganda elettorale, ma piuttosto a mettere in piedi un sistema che consenta alte specializzazioni, nuove professionalità nel settore della ricerca e dell'innovazione, senza rincorrere una competitività verso il basso con i paesi emergenti o i PVS. Ciò che non può cambiare, è stato evidenziato con determinazione, è la garanzia di protezioni sociali per tutti i lavoratori: diritti sindacali, previdenza e sanità. Il Sen. Obama ha sottolineato la necessità di azioni forti per aumentare il salario minimo e maggiore attenzione alle battaglie contro le discriminazioni ed alla lotta per uguali opportunità per tutti.
E' stato, senza dubbio, un intervento meno demagogico di altri.
Il Sen Edwards, ex candidato alla Vicepresidenza USA con Kerry, grande comunicatore, ha lanciato i soliti messaggi cari al sindacato: riforma sanitaria con maggiore copertura pubblica, previdenza, salario minimo, il tutto condito da frasi ad effetto ed obiettivamente poco realistiche.
Edward Kennedy, ormai presenza abituale ai Congressi sindacali, ha ricordato l'impegno della sua famiglia per migliorare le condizioni di lavoro delle "working families" ed il suo personale impegno per l'approvazione del disegno di legge sulla libertà sindacale ed una nuova riforma del sistema di welfare. Nulla di nuovo, ma certo si palpava il carisma dell'uomo sui delegati dell'AFL-CIO e la sua forza trainante di infondere entusiasmo e coraggio, soprattutto quando ha richiamato all'unità sindacale ed alle grandi battaglie sindacali vinte da un movimento unito. Le sue parole d’ordine sono state: libertà, democrazia, pace, diritti, lavoro
Il Congresso ha rieletto John Sweeney, Presidente, Richard Trumka Vice-presidente tesoriere (che segue le politiche economiche ed il welfare) e Linda Chavez, vice-presidente (che segue le politiche sociali e quelle a favore delle minoranze, della comunità latino-americana e più in generale della sindacalizzazione nei gruppi vulnerabili) e approvato un lungo elenco di Risoluzioni e le modifiche statutarie proposte dalla Segreteria relative alla composizione ed alle funzioni degli organismi decisionali.
Cinzia Del Rio, 28 luglio 2005
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[1] Sono disponibili presso il Dip.to internazionale i documenti congressuali tradotti ed una nota UIL sui temi di confronto con le categorie uscite dall’AFL-CIO.