Di Felicitè Ngo Tonye, Segreteria UIltucs Lombardia
Bruxelles, 27/28 settembre 2010
Per potere esercitare il diritto alla libera circolazione, è essenziale che non venga leso il diritto alla sicurezza sociale.
E ‘ in questa prospettiva che si è tenuto a Bruxelles il 27 e 28 settembre, preso la sede del sindacato europeo, la conferenza finale dei Sindacati Europei per discutere e sviluppare strategie in modo di affrontare le sfide che incontrano i lavoratori in mobilità ed i migranti nel loro cammino di ricerca di una vita migliore. Si tratta di organizzarli e sostenerli per migliorare le loro condizione di lavoro e di vita. Con la recessione, l’accessibilità al mercato del lavoro e la parità di trattamento per tutti lavoratori rimangono per i sindacati, obiettivi da difendere. Il successo dei progetti presentati in certe regioni d’Europa hanno portato ad adottare buone pratiche.
Bisognerebbe:
A - Trovare efficaci vie e aree di cooperazione:
- Migliorare e rafforzare la cooperazione fra i sindacati europei, sapere di quali risorse e strategie dispongono, per un azione più efficace.
- Cooperazione più frequenti con i datori di lavoro (aggiornamento costante dei rapporti)
- Rapportarsi regolarmente con le ONG (organizzazioni non governative).
- Consultare le associazioni degli immigrati.
- Avere contatti costruttivi con i mass -media.
- Mantenere contatti continui con le istituzioni pubbliche e i rappresentanti dei Governi.
- Riconoscimento dei membri dei sindacati Europei.
B - Sviluppare da parte dei sindacati strategie efficaci a livello nazionale e internazionale.
- Migliorare le strategie di supporto, come l’organizzazione e la rappresentanza sindacale nazionale e internazionale, per dare un sostegno più efficace all’integrazione del migrante e alla creazione di opportunità per il futuro.
C - Fare nuove azioni future in seguito al trattato dell’UE:
- Approfondire la conoscenza delle regole dei altri paesi per operare in modo corretto e efficace.
- Avere un’approfondita e chiara interpretazione sulle direttive europee per una corretta formazione degli operatori sindacali.
- Scambiare informazioni, per una mutua assistenza transfrontaliera su basi bilaterali o multilaterali.
- Avere un controllo sociale sugli appalti e subappalti . La Ces chiede alle istituzioni dell’Ue di attuare ogni misura necessaria per chiarire i diritti e i doveri delle parti implicate nella catena del subappalto, evitando che i lavoratori siano privati dei propri diritti, in particolare nel caso di subappalto transfrontaliero. Rinnova l’appello per la creazione di uno strumento europeo che regolamenti la responsabilità congiunta ed individuale delle imprese e degli intermediari, almeno in caso di pagamento delle imposte, della previdenza sociale e dei salari.
- Informare più attivamente la popolazione sul quadro giuridico della libera circolazione dei lavoratori e i diritti dei lavoratori interessati.
- Fare e rafforzare accordi bilaterali con sindacati di altri paesi per realizzare una carta sociale per ogni affiliato, per un aiuto reciproco e più efficace.
- Realizzare per i transfrontalieri, una doppia tutela (doppia affiliazione) nei sindacati interessati.
- Fare accordi con l’Ispettorato del lavoro, per fare insieme ispezioni nel luogo di lavoro (rispetto dei diritti)
- Contribuire al rafforzamento delle strutture della CES, per raggiungere ad un tesseramento del Sindacato Europeo (passaporto sindacale europeo).
- Avere un appuntamento annuale per organizzare, coordinare e monitorare le azioni passate e future.
- Avere una piattaforma comune per eventuali rivendicazioni e buone prassi.
- Porre fine al dumping sociale.
- Introdurre uno standard minimo sociale da applicare a tutti per ogni paese dell’UE per migliorare la protezione sociale e i sistemi previdenziali.
- Avere rapporti e contatti con i paesi d’origine dei lavoratori migranti.
- Creare una rete (sito), al cui interno ci sia una pagina di allerta.
- Fare una mappatura di tutte le azione fatte.
- Sostenere la coesione e la solidarietà, Parità di diritti, trattamento e condizioni di lavoro dignitose nel luogo dove il lavoro viene svolto o fornito il servizio.
- Lotta al razzismo e xenofobia e promuovere una politica proattiva che apre canali legali per l’immigrazione e combatte lo sfruttamento salariale dei lavoratori migranti, compresi quelli irregolari.
- Applicazione dei testi esistenti
Il lavoratore mobile e migrante si trova ancora alle prese con una regolamentazione giuridica europea complessa mentre le leggi e regolamentazioni nazionali sono diversi fra di loro e per di più limitate. La Ces si batte per fissare un certo numero di diritti di base in un certo ambito e rendere possibile anche il coordinamento dei diversi quadri legislativi di riferimento dalla legislazione europea per vedere garantiti i diritti e doveri dei lavoratori . Pone l’attenzione sulla contrattazione collettiva, questo significa valorizzare la dimensione dei diritti della persona che lavora o in cerca di occupazione.
L’allargamento dell’Unione Europea ai paesi con bassi standard di protezione sociale e la recente giurisprudenza della corte di Giustizia che ha affermato una sorte di supremazia della libera prestazione dei servizi rispetto ai diritti sociale fondamentali, quali lo sciopero e le tutele previste dai contratti collettivi rischiano di esporre sempre di più i lavoratori mobili e migranti alle dinamiche di dumping sociale, poi con la crisi, portare all’aumento del lavoro nero , sfruttamento della mano d’opera e campagne razziste e xenofoba visto il riapparire nel quadro politico i movimenti nazionalisti e identitari.
Nell’attuale scenario di crisi economica con cui il mondo intero è chiamato a confrontarsi , il problema dei lavoratori mobili e migranti diventa primario. Bisogna prendere misure affinché sia trovato un equilibro tra regole del mercato interno e diritti fondamentali per fare sentire più sicuri i lavoratori. I diritti sociali fondamentali sono prioritari e non possono essere inferiori alle libertà economiche. Non sorprende allora, il fatto che la CES si mobilità per evitare che la comunità europea dia sostegno soltanto al mercato governato da una logica puramente economica a scapito dei diritti dei lavoratori mettendo cosi in evidenza le contraddizioni della commissione europea. Non si può quindi parlare di modello sociale Europeo, consapevoli di quanto diversi siano i percorsi dei singoli paesi.
Malgrado gli attacchi per indebolirli, i sindacati in tutta Europa lavorano duramente per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori che provengono da altri paesi, fornendo protezione, informazione e sostegno adeguati e efficaci, ma soprattutto dando loro voce e visibilità.