UNFPA: “Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2007”
L’italia perderà 7 milioni di abitanti
New York, 27 giugno 2007: qual’è il futuro della popolazione mondiale nei prossimi 43 anni? Allo stimolante (ed inquietante) quesito hanno cercato di rispondere i demografi di UNFPA – Fondo delle Nazioni Unite sulla popolazione, con il loro annuale rapporto sullo stato della popolazione nel mondo. Secondo UNFPA cambieranno molte cose, soprattutto in senso demografico. Il Continente africano ha oggi una popolazione vicina ai 945,3 milioni di persone, di cui oltre il 50% vive al di sotto della soglia di povertà. Le proiezioni sono di una crescita al 2050 di oltre il 100% che porterà la popolazione del continente nero a quota 1.937 milioni. Per converso, l’Europa dei 27 ha oggi una popolazione stimata in 707,7 milioni di persone che scenderebbe a 634,7 milioni nel 2060 (con un calo secco di 73 milioni di abitanti). La perdita maggiore dovrebbe avvenire per L’Europa dell’Est (- 71 milioni di abitanti) e in quella mediterranea:-11,5 milioni, persi soprattutto dall’Italia, che scenderà dagli attuali 58,2 milioni a 50,9 milioni di abitanti (- 7,3 milioni). Per quanto riguarda l’Africa, la crescita demografica, naturalmente sarà soprattutto in quella sub-sahariana. Anche i Paesi del Nord Africa, comunque, godranno di un forte incremento della popolazione. I 6 Paesi che compongono questa fascia (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Sudan e Tunisia) passano – secondo le Nazioni Unite - dagli attuali 197,7 milioni di abitanti a ben 311,9 (+ 97,7%). In particolare, i due Paesi che sono oggetto del presente intervento, in termini di attività, ma anche di studio (il Sudan e l’Egitto), registrano per il primo una crescita del 76,5% (da 37,8 a 66,7 milioni di abitanti), mentre per l’Egitto si va dagli attuali 76,9 milioni di cittadini a ben 125,9 milioni nel 2050 (+ 63,7%). Tutto questo ha a che vedere con il tasso di fertilità (numero di figli per coppia) che è valutato a quota 4,71 per l’Africa nel suo complesso (2,93 per il Nord Africa), contro un tasso di 1,43 media europea. In termini di crescita della popolazione questo si traduce in un tasso medio annuo che per l’Africa è stimato al 2,1 % (previsioni limitata al 2010), con punte del 2,7% nel Corno d’Africa, mentre per l’Europa nel suo complesso il tasso è negativo (-0,1%), con punte maggiori nell’Europa dell’Est (-0,5%). Per l’Italia il tasso è fermo a zero. Il tutto appena mitigato dall’aspettativa di vita che per l’Africa è ferma a 49,1 anni per i maschi e 50,4 per le femmine, mentre l’Europa è, rispettivamente, a quota 70,1 e 78,4. Se queste sono le previsioni degli esperti, a ben poco servono gli sbarramenti e le politiche restrittive adottate in molti Paesi europei per contenere questo fiume in piena. Come nel principio dei vasi comunicanti, un esercito di poveri, sfollati e disperati, in cerca di un un futuro si riversano e continueranno a riversarsi verso il Nord Africa e da lì, in parte verso l’Europa, un continente il cui reddito pro-capite è in media dieci volte superiore a quello africano, e la cui popolazione è condannata al declino. Pensare di contenere questo fiume semplicemente complicando le procedure d’ingresso o rendendo più rigide le procedure l’espulsione, “è come – per dirla con Sant’Agostino - il bambino che trattava di di svuotare il mare con un secchiello”.