L’assessore comunale di Roma Marsilio: “Non ci siamo inventati niente: applichiamo solo il regolamento del ‘96”. Che non parla di bambini stranieri ma introduce un tetto massimo di “cinque bambini dello stesso gruppo linguistico”
(DIRE) Roma, 26 gennaio 2010 – Il tetto per i bambini stranieri nelle scuole dell’infanzia di Roma non è una novità. “Non stiamo introducendo niente di nuovo, stiamo solo applicando un regolamento vigente, in linea con le indicazioni ministeriali: il regolamento della scuola dell’infanzia del comune di Roma del 1996”: è quanto precisa a Redattore Sociale l’assessore comunale alle Politiche educative e scolastiche Laura Marsilio. E, in effetti, il testo della domanda d’iscrizione per l’anno 2009/2010 riprende alla lettera l’articolo 1 del regolamento, che prevedeva che “l’assegnazione alle classi di bambini stranieri” fosse “effettuata, ove possibile, raggruppando bambini dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare, di norma, il numero di 5 per ogni classe”. Da notare che né il regolamento, né il bando che lo recepisce, parlano di “bambini stranieri”, ma di “bambini dello stesso gruppo linguistico”: ciò significa che, stando al testo del documento, non si prevede un tetto massimo nel numero di bambini immigrati, ma si limita la concentrazione di bambini della stessa nazionalità.
Un regolamento “mai applicato – riferisce la Marsilio – ma che noi vogliamo sia rispettato, facendo nostre le indicazioni del ministro Gelmini (circolare 2/2010, ndr)”. E a chi la accusa di aver forzato la circolare ministeriale, estendendo il tetto anche ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, l’assessore replica: “Quando parliamo di bambini stranieri parliamo di bambini che non hanno la cittadinanza italiana, in base alle norme vigenti. Dunque, anche quelli nati in Italia. E sbaglia chi dice che il ministro Gelmini non applica il tetto ai nati in Italia: questa sì che è una forzatura”.
Ed è proprio la mancata applicazione del regolamento del ’96 che, secondo la Marsilio, ha dato origine a “casi come quello della Pisacane, che noi vogliamo prevenire, d’accordo anche con i consiglieri aggiunti. Solo chi non conosce la normativa può pensare che questo provvedimento porti all’esclusione: noi facciamo tutto questo in favore dell’inclusione. Quando i processi sono governati rassicurano tutti: le famiglie italiane, che non fuggono dalla scuola, e le famiglie straniere, che capiscono che nei loro confronti c’è attenzione”.
Ma come si procederà all’applicazione del regolamento? E, soprattutto, quali indicazioni sono state date alle scuole, che proprio in questi giorni stanno ricevendo le domande d’iscrizione? L’assessore non sa se la circolare operativa sia stata già inviata o debba essere mandata nei prossimi giorni. Comunque le famiglie sono state avvertite: nel bando è scritto tutto. Il problema si porrà comunque a settembre, al momento della formazione delle classi. Allora, nei municipi promuoveremo accordi di ambiti e azioni di rete. Intensificheremo la presenza dei mediatori e comunque agiremo sempre in nome della flessibilità. Una problematica come questa non può essere affidata ai singoli dirigenti, né tanto meno al caso, come hanno fatto le precedenti giunte”. (cl)