Ilsole24ore.com - Roma, 10 maggio 2010. Sfiorano il milione, fermandosi a quota 963mila. Sono i lavoratori stranieri che, a fine 2009, erano in possesso di una tessera sindacale. Già oggi potrebbero essere di più. Stando ai dati forniti al Sole 24 Ore del lunedì dalle sigle confederali, alla fine dello scorso anno la Cisl contava poco più di 379mila lavoratori immigrati tra i suoi iscritti, la Cgil circa 378mila e la Uil 206mila. Se si aggiungono i 123mila del sindacato emigrati immigrati (Sei) di Ugl, ovvero coloro che, arrivati da poco in Italia, non sono ancora regolari, si arriva a un milione 86mila. La metà di tutti i lavoratori stranieri in Italia.
«Sei-Ugl è una sorta di "pronto soccorso" che offre tutela contrattuale e
sindacale, aiuto per la cittadinanza e la regolarizzazione, assistenza legale e
fiscale» spiega Luciano Lagamba, presidente del sindacato. Ugl non ha un elenco
degli iscritti immigrati perché, quando il lavoratore diventa regolare e se
decide di prendere la tessera, non viene più registrato il suo paese d'origine.
Rispetto al 2008, quando erano poco più di 800mila, gli iscritti stranieri ai
tre principali sindacati sono aumentati del 17 per cento. I lavoratori immigrati,
oltre a essere una voce portante per l'economia (il loro contributo equivale a
circa 122 miliardi di euro, il 9,7% del Pil nazionale), sono anche il motore
della crescita dei sindacati. Nel 2000, i tesserati extracomunitari erano
220mila: in dieci anni sono più che quadruplicati, rappresentando quasi il 15%
del totale degli iscritti in attività.
Costruzioni (l'Istat calcola che su 100 operai edili, 46 sono stranieri), servizi di cura alla persona e agroindustria sono i settori che raccolgono il maggior numero di iscritti stranieri. Tra questi, alcuni ricoprono ruoli dirigenziali all'interno del sindacato. Rando Devole, nato a Tirana 43 anni fa, in Italia da venti, laureato alla Sapienza di Roma in lettere e scienze sociali, è un esempio: da un anno è segretario nazionale della Fai-Cisl, la federazione agroalimentare. «La mia carica di segretario – spiega – è un segno del salto culturale che il sindacato ha fatto. Capiamo che i bisogni dei lavoratori stranieri sono diversi da quelli italiani, così cerchiamo di farli convivere». E per il suo impegno a favore degli immigrati all'interno del sindacato, Ciampi, da presidente della Repubblica, gli ha conferito l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Unendo le sigle confederali, in tutto sono circa 1.500 i responsabili immigrati impegnati nelle strutture sindacali. Alcuni anche nei patronati affiliati. «A Cagliari lavora un tunisino, a Roma un nigeriano e una peruviana, a Prato due albanesi – racconta Alberto Sera di Ital (Uil) –. Ora, in una sede della capitale, stiamo provando a coinvolgere anche cinque mediatrici culturali per assistere gli impiegati italiani e favorire il dialogo».
Il sindacato, sottolinea Devole, è la prima porta aperta per un lavoratore straniero perché «la politica è lontana e lo Stato si mostra solo attraverso gli sportelli della burocrazia». Così, per le pratiche essenziali come la compilazione del permesso di soggiorno, dei ricongiungimenti familiari, delle pratiche di mobilità e assegni familiari, i lavoratori si rivolgono ai sindacati e ai loro patronati che hanno accesso diretto al portale delle poste per la compilazione online dei moduli.
Dopo anni, le loro richieste iniziano a entrare nei contratti di lavoro nazionale. «Per esempio, in alcuni settori, è stata riconosciuta la possibilità di accumulare i giorni di ferie in un unico periodo per tornare nel paese d'origine» sottolinea Liliana Ocmin, origini peruviane, in Italia dal 1993, oggi segretario confederale Cisl per il dipartimento Politiche migratorie, donne e giovani, che aggiunge un ulteriore tassello: «All'interno del Testo unico sulla sicurezza sul posto di lavoro, i sindacati sono riusciti a far entrare nei piani di prevenzione per la tutela del l'incolumità e della salute dei lavoratori, anche le diversità culturali tra i criteri fondamentali».
Le differenze ci sono e vanno valorizzate. La sfida interconfederale per i prossimi anni, oltre alla lotta al caporalato "internazionale", è «la riforma della contrattazione di secondo livello – precisa Ocmin – lo strumento per conciliare le esigenze di lavoratori e datori di lavoro, italiani e immigrati».
I numeri
ISCRITTI STRANIERI
1.086.000
Secondo i dati forniti dai sindacati, aggiornati a fine 2009, sono i lavoratori
immigrati
in possesso di una tessera
LA QUOTA SUL TOTALE
15%
Oggi sono il 15% gli iscritti extracomunitari a Cgil, Cisl e Uil. Nel 2000 erano
poco meno del 6% dei tesserati in attività
NELLE COSTRUZIONI
200mila
Insieme a colf, badanti e impiegati nel settore agricolo-industriale,
gli iscritti del settore edile rappresentano la fetta maggiore
RECORD LOMBARDIA
14%
Con più di 140mila tesserati totali, è la prima regione, seguita da Veneto e
Lazio. Il 47,7% dei tesserati è concentrato al Nord