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Sono gli operai stranieri la marcia in più del sindacato

(Metropoli-Repubblica, 13 maggio 2007) - Non c'è solo la Electrolux di Susegana dove, alle ultime elezioni della Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria), un candidato su 4 era straniero. La trasformazione del mondo del lavoro -- e del sindacato -- percorre tutta Italia. Se all'ufficio stranieri della Uil di Verona lavora la romena Gabriela Scintei, a Ragusa il delegato Flai- Cgil è tunisino. Per Mohamed Saady, co-presidente dell'Anolf Cisl nazionale, "il sindacato sta vivendo un forte rinnovamento, ma la partecipazione degli immigrati deve fare ancora un salto di qualità. Servono più stranieri in ruoli chiave per garantire vera rappresentanza". Samb Tidiane è delegato Rsu alla Nicma di Favria Canavese. "Nel nostro cantiere a Carmagnola -- dice -- su 25 lavoratori, 15 sono stranieri. Tutti convinti che sia indispensabile lottare insieme per difendere i propri diritti". Samb e i colleghi, grazie al sindacato, hanno ottenuto il diritto a cumulare le ferie e a prenderle solo ogni due o tre anni: "Una conquista fondamentale per chi, per rivedere la famiglia, deve affrontare un viaggio lungo e costoso". Anche alla Cooperativa bilanciai di Campogalliano, vicino a Modena (300 persone, il 10% stranieri), grazie al sindacato gli operai sono riusciti ad organizzare turni per passare le ferie in patria. "E anche se gli stranieri sono iscritti alla Cisl, come me, e gli italiani alla Cgil -- spiega Obeng Boateng, ghanese -- le assemblee le facciamo tutti insieme". Così in tutta Italia si creano alleanze inedite. Alla Mecaplast di Beinasco (Torino), che produce componenti per la Fiat, gli stranieri sono 20 su 200. "Ero l'unico straniero candidato -- racconta Jamal Kalli, marocchino -- . Sono stato eletto grazie ai voti degli italiani". Come è successo a Gustavo Coria, argentino, da poco scelto fra 13 candidati per la Rsu dell'Ikea di Genova, con 214 voti su 349. "Il 99% dei miei colleghi sono italiani. In 7 anni non mi sono mai tirato indietro; forse è questo che li ha spinti a votarmi. L'80% di loro ha meno di 35 anni e contratti di due mesi". Per Carla Pellegatta, segretaria generale di Cgil Verona, "il sindacato aiuta a trovare un'identità condivisa. Le differenze sfumano di fronte a problemi comuni come il precariato e il ribasso dei salari". Emiliano Noto, delegato Flai-Cgil, aggiunge che "in realtà come l'Aia, grande industria alimentare veronese, con 2.500 dipendenti di cui quasi metà stranieri, il problema più urgente è proprio il precariato". Come per Adolphe, operaio camerunense dell'Aia iscritto alla Cisl, che da 5 anni alterna contratti a termine e lunghi periodi di disoccupazione. "La scarsa conoscenza della lingua -- dice -- non facilita l'unità dei lavoratori e la tutela dei diritti". Ci sono realtà come Reggio Emilia, dove su 20.000 lavoratori stranieri la metà sono iscritti al sindacato. "Fra marocchini, indiani, pachistani le adesioni sono al 70%, fra i ghanesi anche all'80% -- spiega Joseph Walker, ghanese, dell'Ufficio stranieri della Cgil -- . Albanesi e cinesi invece sono più restii a tesserarsi". Tra le aziende più sindacalizzate c'è la Gfe (Gruppo facchini emiliano), 500 stranieri su 600 dipendenti, ma anche molte industrie tessili e metalmeccaniche dove gli immigrati sono l'80-90%. Invece in tutta la Liguria, secondo la Cgil, gli immigrati nelle Rsu sono solo una quindicina. Sono moltissime le cooperative e le piccole imprese composte perlopiù da stranieri; molti però scelgono di non avere un rappresentante per paura di ritorsioni. Anche Islam Din, bangladese, membro Rsu della Look 87 di Prato, ammette che "certi titolari non sono contenti che fra gli operai ci siano tante tessere sindacali". Racconta: "Ormai non passa giorno senza una telefonata: "Islam, mi hanno licenziato". E dietro a ognuna c'è una famiglia da mantenere". E' in situazioni come questa che il ruolo del sindacato diventa fondamentale. Perché "finché c'è lavoro nessuno protesta. Quando c'è crisi, cresce l'intolleranza", dice Camil Zeynati, albanese, segretario provinciale della Uilta Uil di Prato (1.300 iscritti di 19 etnie). Aggiunge che "per fare questo lavoro serve pelo sullo stomaco, soprattutto in un settore come il nostro, dove la concorrenza scatena una guerra tra poveri: oggi gli italiani emigrati dal Sud negli anni '60 se la prendono con gli albanesi, arrivati dopo. Gli albanesi ce l'hanno con i bangladesi, e tutti con i cinesi. Ognuno accusa gli altri di rubargli il lavoro". (ismail ali farah, domenica canchano, viorica nechifor, elisabetta norzi, chiara righetti)

Gli stranieri iscritti a CGIL, CISL e UIL

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