(UNHCR, 21 novembre 2007) - Secondo le stime dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) il numero di sfollati all'interno della Somalia è salito bruscamente, raggiungendo la cifra impressionante di un milione. Si ritiene che dal febbraio di quest'anno ad oggi il sessanta per cento della popolazione, cioè circa 600mila persone, sia fuggito da Mogadiscio, la capitale somala in preda all'illegalità. Quasi 200mila di queste persone sono state costrette a scappare nel corso delle ultime due settimane, lasciando vuoti interi quartieri dell'instabile capitale. Il numero dei nuovi sfollati di quest'anno va ad aggiungersi alle circa 400mila persone messe in fuga da combattimenti precedenti. Le cifre relative agli sfollati, regolarmente aggiornate in base ad informazioni ricevute da una rete di partner locali e compilate dall'UNHCR, mostrano che il numero di sfollati interni (IDPs) a Mogadiscio è salito ad un totale di circa 43mila persone, dalle 33mila di una settimana fa. Molti sfollati interni a Mogadiscio hanno trovato ospitalità presso parenti ed amici, condividendo stanze affollate con numerose altre famiglie. Un numero crescente di sfollati interni si è diretto anche verso insediamenti improvvisati sorti in quartieri di Mogadiscio come Madina/Wadajir, Dayniile, Waaberi, Dharkenley e Kaaran. Allo stesso tempo, le stime sul numero di sfollati interni che vivono in condizioni sempre più disperate in più di 60 insediamenti improvvisati lungo il tratto di strada lungo 30 chilometri che collega Mogadiscio alla vicina città di Afgooye sono balzate a quasi 200mila - un aumento del 50% solo nelle ultime due settimane. Si cominciano inoltre a registrare nuovi arrivi da Mogadiscio perfino in aree lontane come Afmadow, Sakow, Jillib e Bu'uale, nella Valle del Giuba, a circa 350 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio. Si stima che vi siano circa 8.500 sfollati interni in queste zone. Una missione congiunta organizzata da più agenzie Onu ad Afgooye sabato scorso ha nuovamente riferito di pessime condizioni di vita per gli sfollati interni in questa zona. Le famiglie continuano a mancare di ricoveri adeguati, e a ricorrere quindi all'uso di qualsiasi materiale - principalmente sacchi di plastica e stracci - per rappezzare i loro "tukul", fragili ricoveri a cupola. Gli sfollati interni hanno detto alla squadra congiunta che la loro necessità più urgente è il cibo, dato che molti bambini sono malnutriti. Hanno anche manifestato un pressante bisogno di cure mediche. Molti di loro si appoggiano ad un solo ospedale e su alcuni ambulatori mobili gestiti da ONG, ma le necessità sanitarie degli sfollati sono di gran lunga superiori ai mezzi di queste strutture. I bambini sfollati in questi insediamenti non frequentano corsi scolastici formali da mesi, anche se alcune scuole coraniche sono state istituite in alcune aree. Molti degli sfollati interni hanno riferito alla squadra delle Nazioni Unite che si sentono relativamente sicuri nella zona di Afgooye. Generalmente, i proprietari dei terreni che forniscono agli sfollati interni un minuscolo pezzetto di terra su cui erigere i loro ricoveri offrono loro anche misure di sicurezza. Di solito gli sfollati interni devono pagare mille scellini somali al giorno, cioè un dollaro e mezzo al mese - una somma che può sembrare minuscola, ma che costituisce un enorme peso per famiglie completamente indigenti. Alcuni sfollati devono anche consegnare parte degli aiuti umanitari che ricevono a dei guardiani, individui autonominatisi gestori di alcuni insediamenti. Inoltre, gli sfollati interni pagano per l'uso delle latrine, che spesso sono poche rispetto al numero di persone. Sebbene gli sfollati interni esprimano fiducia per le attuali condizioni di sicurezza nell'area di Afgooye, l'Agenzia ritiene che sia fonte di preoccupazione il verificarsi di episodi violenti nella zona nel corso degli ultimi giorni. Domenica scorsa, un'esplosione nella città di Afgooye ha ucciso sei persone, causando il panico tra gli sfollati interni. Venerdì, sempre nella zona, una pallottola vagante ha ucciso una operatrice umanitaria mentre stava collaborando alla distribuzione di aiuti agli sfollati bisognosi.
Altrove, un'altra squadra congiunta formata da più agenzie, con base a Galkayo, 700 chilometri a nord di Mogadiscio, ha visitato l'area di Dusa Mareb a Galgaduud, la prima visita in quell'area in quasi sei mesi. Si valuta che l'area di Galgaduud ospiti 120mila sfollati interni, alcuni dei quali sono fuggiti da Mogadiscio. La squadra ha visitato cinque cittadine nell'area e ha riscontrato che in alcune zone la popolazione era più che raddoppiata, aggravando fortemente le condizioni delle comunità ospitanti. Dal momento che l'area continua ad essere insicura, una regolare assistenza umanitaria in queste zone a sud di Galkayo è dipesa finora dalle circostanze e dalle condizioni di sicurezza. Le necessità idriche, sanitarie ed igieniche sono immense. L'UNHCR sta lavorando per stabilire una presenza nell'area.
Portavoce UNHCR: Laura Boldrini www.unhcr.it