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Immigrazione

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Seminario CES, Strasburgo 20/09/2010 al 26/09/2010

ETUC/CES Migration: “Which perspectives for the European trade union movement?”

(Migrazione: quali le prospettive per il movimento sindacale Europeo?)

di Eschly Ramos

Dal 20 al 26 settembre scorsi, ci siamo ritrovati a Strasburgo in una ventina di ragazzi provenienti da 17 differenti Paesi UE. L’occasione, promossa dalla Confederazione Europea dei sindacati (ETUC), è stata organizzata nella città sede del Tribunale internazionale per i diritti umani, del Consiglio d'Europa e una delle sedi del Parlamento Europeo, per discutere di Migrazione, vista con i nostri occhi. I lavori, durante la settimana, si sono svolti nel European Youth Center, il centro giovanile che coopera con il Consiglio d'Europa, ed avevano come obiettivo far comprendere ed approfondire la migrazione nella UE.

Una settimana in cui paesi che affrontano e vedono vari aspetti della migrazione, si sono messi a confronto, cercando di spiegarne la definizione, analizzando il fenomeno, facendo esempi concreti di come migliorare l’azione dei nostri sindacati e creare una vera e solida cooperazione tra di noi. Suddivisi in vari gruppi e provenienti da realtà molto diversificate, alcuni di noi nelle loro organizzazioni non avevano mai affrontato il tema della migrazione mentre altri avevano molta più esperienza. Abbiamo tracciato un sentiero per la cooperazione poiché nessuno di noi si era mai messo a confronto con i paesi di provenienza o di arrivo della migrazione.

Ogni giorno ci focalizzavamo su un tema diverso come:

- Il significato di migrazione nel nostro paese di provenienza
- Se il sindacato affronti o meno e come la migrazione tra i suoi ranghi
- Il razzismo all'interno del sindacato
- Le famiglie che molte volte sono migranti, partendo dalle nostre.

Due grandi personalità come Patrick Taran, ILO (International Labour Organization), e Francesco Soriano ETUC, ci hanno illustrato come molte volte la nostra visione di migrazione sia correlata a pregiudizi che fanno si che, noi sindacalisti, ci ritroviamo ad essere per primi un ostacolo nei confronti delle persone migranti. Molte delle nostre organizzazioni sono affette da una possibile forma di “razzismo latente”, che in molti casi rallenta e/o totalmente ostacola la collaborazione ed integrazione dei lavoratori migranti nelle nostre categorie di appartenenza. Uno dei concetti emersi dal dibattito è che la migrazione e` sempre esistita nella storia della umanità e, probabilmente, esisterà sempre.

Non la si può fermare o ostacolare poiché fa parte del nostro processo di crescita sia personale che della società. Migliore sarà la condizione di lavoro dei migranti nelle nostre società, migliore sarà anche il lavoro degli stessi autoctoni perché quando ci saranno battaglie comuni per un diritto negato la coesione sarà unica ed anche più forte. I migranti che vivono nelle nostre comunità necessitano della nostra attenzione come chiunque, molte delle volte sono sfruttati e in qualche caso trattati come schiavi. Per questo motivo, ogni qual volta essi entrano nei nostri uffici, dobbiamo essere i primi a difenderli, anche indipendentemente dal loro status, regolare o meno. Inoltre, il termine ILLEGALE va cancellato dal vocabolario comune perché nessuna persona in nessun luogo del mondo e` illegale in quanto tale.

Casomai irregolare può essere la sua condizione, ma non è la stessa cosa in quanto quella condizione è per sua natura temporanea e soggetta agli avvenimenti ed alla possibile variazione delle norme. Tante sono state le domande sulla politica migratoria dell'Italia e sull’uso dei respingimenti nel Mediterraneo, di come il paese si dimostri sempre più razzista e poco accogliente, le risposte da parte mia non potevano che accogliere questa preoccupazione pur dimostrando che il sindacato attivamente e apertamente condanna le decisioni governative, quando esse contrastano con la normativa internazionale. Un altro aspetto dei miei interventi si e` concentrato sulla politica della cittadinanza italiana e di come molti ragazzi nati e cresciuti in Italia si sentano discriminati sulla carta e non abbiano potere di decisione a livello locale e nazionale.

Dopo questa settimana di studio una cosa e` certa: la nostra organizzazione deve totalmente aprirsi all'Europa non solo sulla carta ma anche concretamente, perché la libera circolazione delle persone all'interno del Continente è prevista dalle leggi europee e fa sì che questo sia uno dei posti più liberi al mondo. Va dunque condannata ogni politica di chiusura agitata all’insegna della paura, anche se naturalmente l’immigrazione va programmata e governata adeguatamente in modo che sia sempre una risorsa e non rischi di diventare un problema.

Eschly Borja

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