Si è tenuto lo scorso 27 Ottobre, presso la sede del Comitato Economico e Sociale Europeo in Bruxelles, la riunione del gruppo Migrazione ed Inclusione della CES. Molteplici i punti in discussione, che partivano dalla decisione della Commissione Europea, la scorsa estate, di adottare alcune bozze di direttive riguardanti l’immigrazione, senza per altro consultare preventivamente il sindacato europeo, come previsto dall’art. 154 del Trattato dell’Unione.
Ora, è ben nota la prudenza dell’Unione europea a legiferare sul tema immigrazione, in genere riservato alla giurisdizione degli Stati Membri. Da alcuni anni, comunque, la Commissione europea si è fatta promotrice del tentativo di regolare il tema migratorio. Lo ha fatto, però, su vari singoli aspetti ed in maniera inorganica, senza riuscire ad affrontare questa delicata tematica, attraverso l’uso di un quadro normativo organico.
Esempi, in particolare, sono due direttive UE già approvate a livello dell’unione e che anche l’Italia dovrà presto ratificare: la direttiva 115/2008 relativa ai rimpatri dei migranti irregolari e la 52/2009 intesa a introdurre norme più severe contro i datori di lavoro che assumono immigrati in nero.
Nel caso specifico della riunione del 27, comunque, all’ordine del giorno c’erano tre bozze di direttive in discussione in sede di Commissione UE e relative a cittadini di Paesi terzi:
a) Condizioni di ingresso e soggiorno per ragioni di lavoro stagionale (presentata il luglio 2010);
b) Condizioni di ingresso e soggiorno nel quadro di trasferimenti intra societari (presentata il luglio 2010);
c) Il permesso unico, per lavoro e soggiorno in Europa, (quest’ultima in discussione sin dal 2007).
Erano presenti all’incontro presso il CESE una trentina di sindacalisti provenienti dai vari Paesi, a cui si aggiungevano esperti della CES e del Comitato Economico Sociale. Per l’Italia, oltre al sottoscritto, erano presenti Piero Soldini della Cgil e Michele Berti per il CSI.
In una recente lettera scritta dal Segretario Generale della CES, John Monks al Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, il sindacato europeo ha spiegato per esteso le ragioni delle proprie perplessità sull’adozione di queste direttive proposte, chiedendo alla Commissione di ritirarle ed aprire un dibattito pubblico sul tema immigrazione da realizzarsi al Parlamento Europeo.
Monks fa notare come le direttive traggano la propria base legale dall’art. 79 del Trattato della UE, articolo che riguarda solo l’immigrazione, dimenticando l’enorme impatto che questi nuovi dispositivi rischiano di avere sia sul mercato del lavoro, sia sulle relazioni industriali, all’interno dei singoli Stati Membri della Unione.
Pertanto, la CES propone di aggiungere la politica sociale come base giuridica nella adozione delle direttive e di aprire un ampio confronto, al fine di evidenziare le conseguenze che questi dispositivi possono avere per l'evoluzione del mercato del lavoro.
Per quanto riguarda il quadro giuridico per la tutela dei diritti dei lavoratori stagionali, la CES segnala che questi sono esclusi dal permesso unico. La proposta di direttiva, inoltre, rischia di creare un livello di trattamento (normativo e salariale) differenziato rispetto agli altri lavoratori, con la conseguenza di intaccare il principio di uguaglianza e pari opportunità.
Ciò che serve, secondo il sindacato europeo, è uno strumento orizzontale che disciplini le questioni di principio riguardanti i lavoratori che operano all'interno dell'UE, nonché i lavoratori di Paesi Terzi che migrano verso l'UE, sulla base di principi fondamentali quali la parità di trattamento e la non discriminazione.
Per quanto riguarda i lavoratori trasferiti da un’impresa che abbia la casa madre all’esterno della UE, verso filiali operative all’interno dell’Unione, per la CES il rischio è che la direttiva consenta a questi imprenditori di reclutare manodopera a buon mercato a spese dei cittadini di paesi terzi ed in concorrenza sleale con i lavoratori dell’Unione.
La garanzia più importante contro la manipolazione e l'abuso, deve essere la parità di trattamento e la protezione dei lavoratori da un lato, e condizioni di parità per le imprese, dall'altro.
E’ pertanto della massima importanza che i cittadini di paesi terzi siano impiegati in conformità con il principio della parità di trattamento. Quindi un inserimento –sia degli stagionali che dei distaccati - nel permesso unico viene dal sindacato ritenuto necessario.
E ancora, per la CES un dibattito approfondito dovrebbe essere organizzato sulla tema del principio di sussidiarietà. Ha la Commissione europea la competenza per legiferare in questo campo?
Gli obiettivi avanzati dalle direttive proposte, non possono essere meglio realizzati dagli Stati membri stessi?
In questo senso, la CES chiedere agli Stati membri di sollevare la questione della sussidiarietà.
Ancora e importante, i lavoratori migranti provenienti da paesi terzi sono estremamente vulnerabili allo sfruttamento. La proposte di direttive sugli stagionali e lavoratori distaccati, non debbono consentire alle imprese di trarre vantaggio dal mercato unico a scapito dei lavoratori migranti provenienti da paesi terzi, né dei lavoratori locali, così come i lavoratori migranti provenienti da altri Stati membri all'interno dell'UE.
Infatti: una corsa verso il basso concernente i salari, le condizioni di lavoro, l’occupazione e sicurezza sociale, mediante l'importazione di manodopera a basso costo verso l'UE, finisce per danneggiare la manodopera locale ed i sistemi di relazioni industriali. Tutto questo è inaccettabile per la CES.
Il sindacato europeo ha sempre insistito sul fatto che una politica migratoria a due livelli, con diversi diritti, per i diversi gruppi di lavoratori, debba assolutamente essere evitata. Le direttive proposte, inoltre, non rispettano i contratti collettivi locali, né il principio della "lex loci laboris" (principio di territorialità della legislazione da applicare).
Ultimo ma non meno importante, è inaccettabile che, a seguito delle recenti decisioni della Corte di giustizia sulla Laval, Viking ecc, la Commissione Europea continui a legiferare con l'intenzione di liberalizzare il mercato del lavoro, favorendo la concorrenza sleale, minando il principio della parità di trattamento dei diversi gruppi di lavoratori e cercando di introdurre il principio di applicare le regole (ed i salari) del paese d'origine dei lavoratori trasferiti.
Il perseguimento di questi obiettivi, per la CES, è in contrasto con il nuovo quadro giuridico del Trattato di Lisbona, che intende garantire una economia sociale di mercato e che esige da parte del legislatore europeo di lavorare per il progresso sociale.
Va anche citata la Carta europea dei diritti fondamentali, che assicura l'uguaglianza (art. 20), la non discriminazione (art. 21 par.2) e la contrattazione collettiva e del diritto di sciopero (art. 28).
Queste posizioni sono state assunte formalmente dalla CES nel corso del suo ultimo esecutivo, realizzato alcuni giorni fa.
Nel corso della dibattito, tenuto alla riunione presso il CESE, si è entrato nel merito delle singole situazioni nazionali. Da parte italiana abbiamo ribadito la necessità di combattere ogni forma che legalizzi la diversità di trattamento tra i lavoratori (locali o migranti; stagionali o distaccati), anche perché questo introduce ulteriori condizioni di dumping sociale, già esistenti nei mercati del lavoro nazionale. E questo provoca elementi di tensione tra lavoratori e cittadini non estranei alla nascita di insofferenze o razzismo nei confronti dei migranti.
Per quanto riguarda la situazione italiana (ma vale anche per Paesi come la Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, ecc.) vista l’estesa presenza di economia sommersa e – conseguentemente – di migranti irregolari, abbiamo insistito per l’adozione di misure specifiche volte a combattere il lavoro nero e stimolare l’emersione attraverso misure punitive egli eccessi, ma anche premiali verso chi vuole regolarizzare le posizioni dei propri lavoratori.
Il rischio, si è detto, è che le misure europee in proposizione – buone o meno che siano – risultino ininfluenti in settori del mercato (agricoltura, costruzioni, commercio e servizi) dove il lavoro nero è consistente ed – in qualche caso – predominante.
Abbiamo anche illustrato il confronto aperto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil con le parti datoriali sul terreno dell’immigrazione e sulla necessità di arrivare ad un avviso comune sottoscritto da tutte le parti sociali da presentare a breve a Governo e Parlamento.
Come parte italiana, non abbiamo mancato di ricordare la necessità di avere a breve un momento di confronto e proposta in materia di politica migratoria della Confederazione, in vista del prossimo Congresso CES che si terrà nel 2011, e la necessità che il tema dell’immigrazione diventi un contenuto importante del dibattito e delle deliberazioni dello stesso.
In conclusione di questa prima parte dell’incontro, la CES ha chiesto a tutti i sindacati membri della Confederazione di lanciare una campagna informativa e di mobilitazione per impedire l’approvazione di queste direttive e, comunque, per sensibilizzare governi e parlamenti nazionali sui rischi di dumping sociale insite in questi provvedimenti comunitari.
Nell’ultima parte della riunione è stato presentato il progetto CES (approvato dalla Commissione Europea) dal titolo “a che prezzo i pomodori?”
Questo progetto si propone di sensibilizzare il movimento sindacale europeo sul fenomeno delle condizioni di abuso e sfruttamento cui sono sottoposti i lavoratori migranti irregolari e quale sia il collegamento tra il sistema economico attuale e le realtà del mercato del lavoro.
Il progetto, inoltre, intende fornire suggerimenti ed esempi di buone pratiche alle organizzazioni sindacali aderenti alla CES, ad attivisti sindacali, sul come prendere le misure appropriate contro lo sfruttamento dei lavoratori a tutti i livelli, nonché garantire che sindacati creino necessari collegamenti con i migranti irregolari, anche al fine di aiutarli a conoscere i propri diritti sociali fondamentali al lavoro, compresa la libertà di associazione.
Il progetto prevede raccolta di informazioni e dati e seminari informativi e formativi anche nazionali.
Abbiamo indicato l’opportunità che a far parte del gruppo di pilotaggio del progetto, sia un sindacalista italiano di origine immigrata, espresso dai sindacati dei lavoratori dell’agricoltura.
Giuseppe Casucci, 29 Ottobre 2010
>> La posizione della CES sulle direttive sul lavoro stagionale e lavoratori trasferiti;