Solidarietà «Non siamo missionarie. Ma non possiamo far finta di niente»
In un anno aiutate dieci famiglie. Borse di studio per i piccoli Una casa Tre papà e una mamma hanno ora un lavoro stabile, quattro famiglie hanno trovato una casa Le favelas «Nessuno difende le favelas. Ma le istituzioni potrebbero fare di più»
Di Foschini Paolo, il Corriere della Sera
Milano, 28 novembre 2010 - Un anno giusto pochi giorni fa. «Ricordo in particolare - dice - la foto di quelle due sorelline che piangevano. Erano già pronte col loro zainetto per andare a scuola, come facevano da mesi, e invece hanno visto arrivare le ruspe. Ho solo pensato che non potevo far finta di niente». Era l' indomani dello sgombero di via Rubattino, l' ennesimo di Milano. Per decine di famiglie rom, con i loro bambini, avrebbe potuto essere semplicemente una porta girevole tra una miseria e l' altra. Altre hanno avuto la fortuna di incontrare persone come Bianca Zirulia, e un piccolo gruppo di altre mamme e maestre: che la scorsa settimana nel quartiere Feltre, a dodici mesi di distanza, giusto in concomitanza con la Giornata dei diritti dei bambini, hanno festeggiato con loro l' inizio di una nuova vita. Bianca non è né una missionaria né una pia donna del volontariato: «Sono solo una mamma milanese di quel quartiere dice - con tre figli, una libera professione che mi impegna molto, un marito, una casa. Sempre un po' trafelata e con l' impressione di aver poco tempo per tutto, come tante altre». Una vita col pilota automatico come quella di tanti, diciamo così, fino al giorno in cui nella seconda elementare di sua figlia - due anni fa - arrivano quelle due gemelline provenienti appunto dalla favela di via Rubattino: iscritte con altri dieci bambini, grazie ai volontari della Comunità sant' Egidio, tra le scuole primarie Toti, Morante e Munari. Il primo giorno piangono: «Ma già alla recita di Natale - racconta Bianca - ridono e cercano con lo sguardo i genitori dal palco». Può anche non essere difficile, l' integrazione. «A fine anno i genitori arrivano a prendere la pagella eleganti e rispettosi. Sono contenti. L' anno successivo, in quelle stesse tre scuole, le iscrizioni dei bambini rom salgono a trenta: arrivano fratelli e cugini». Poi però arriva quel giorno di fine novembre. «Vengo a sapere dello sgombero mentre sono in studio - prosegue Bianca - e apro le pagine online dei quotidiani milanesi: nelle foto riconosco quelle due bambine in lacrime sul marciapiede, realizzo che non potranno più venire a scuola». E infatti per un mese, così come altri settanta bambini con le loro famiglie, dormono in strada. Niente più scuola. Finché Bianca e le altre mamme e maestre si muovono: «Eravamo sconvolti davanti a una violenza istituzionale così spudorata». Decidono di ospitare a casa loro almeno le famiglie coi bambini più piccoli, poi anche altre. «Nei mesi successivi abbiamo lavorato per ricucire il più possibile le loro esperienze interrotte. Genitori e maestre, con un gruppo di acquisto della zona Feltre e l'appoggio di Intergas, fanno partire una raccolta di fondi per avviare borse di studio per i bambini e borse-lavoro per le loro famiglie». Un viticoltore toscano ci mette i proventi della vendita del suo vino «Rom» (Rosso di Origine Migrante). Bilancio a distanza di un anno? «Con le nostre poche forze di semplici cittadini, il nostro poco tempo e i pochi soldi raccolti abbiamo coinvolto dieci famiglie rom di bimbi che vengono nelle nostre scuole in vari percorsi di reinserimento: tre papà e una mamma hanno ora un lavoro stabile, tre fratelli adolescenti frequentano "scuole bottega", quattro famiglie hanno trovato una casa». La morale di Bianca è allo stesso tempo una testimonianza che «se si vuole si può» e un atto d' accusa contro chi «evidentemente non vuole». Punta il dito contro la sequela di «sgomberi costosissimi senza nessun risultato: cosa si sperava di ottenere, che queste persone sparissero?». E la sua riflessione finale è semplicissima: «Mi guardo indietro e vedo quanta strada abbiamo fatto noi, con pochissime forze, nello spazio di un anno. Nessuno ovviamente difende la permanenza delle favelas che sono inaccettabili. Ma se abbiamo fatto tanto noi, semplici cittadini, quanto potrebbero fare le istituzioni di Milano se volessero veramente costruire un futuro più giusto e migliore per tutti?».
___________
*LA SCHEDA - Blitz Lo sgombero del campo rom di via Rubattino avvenne un anno fa. Il blitz fu realizzato il 19 novembre. Arrivarono con le ruspe, all' alba, vigili urbani, polizia e carabinieri in assetto anti sommossa Bambini Nelle baracche vivevano duecento persone, settanta i bambini, molti frequentavano le scuole della zona. Parrocchie e famiglie del quartiere offrirono ospitalità alle famiglie sgomberate