UIL: immigrazione | Novità nel sito
Il nostro indirizzo e tutte le informazioni per contattarci

Immigrazione

INFORMAZIONI

Brescia, rischia il licenziamento chi ha il permesso da rinnovare

(da Metropoli-Repubblica)

Brescia, 10 giugno 2007 - Sindacati e imprenditori sono finiti dalla stessa parte della barricata. Chiedono un intervento urgente del governo, lo stop alle sospensioni dei contratti di lavoro provocato dalle Procure e l'approvazione di un decreto che sblocchi "l'assurda situazione" in cui sono finite le aziende e i lavoratori stranieri per i ritardi accumulati dalle questure sui tempi di rinnovo dei permessi di soggiorno. A guidare la rivolta è Brescia, città industriale con punte d'eccellenza nei settori metalmeccanico, agroalimentare, della chimica e della gomma. Qui il lavoro c'è. Gli stranieri sono occupati e, almeno nelle fabbriche, integrati. Da qualche mese, però, le cose sono cambiate. I contratti degli immigrati in attesa di rinnovo del permesso sono stati, in molti casi, congelati e le aziende stanno spedendo lettere di sospensione. Gli imprenditori fanno così per evitare guai giudiziari e sanzioni. La Procura della Repubblica di Brescia, infatti, non riconosce validità, ai fini legali, alla ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso (l'ex "cedolino") rilasciata dalle Poste, se fatta oltre i termini di legge (90 giorni prima della scadenza), né ammette la giustificazione dei ritardi amministrativi, anche se la colpa è delle questure. In realtà, una circolare del ministro Giuliano Amato ha equiparato la ricevuta della domanda di rinnovo al permesso vero e proprio per tutti gli usi di legge e modificato i termini entro i quali va presentata la domanda; ma secondo la Procura bresciana, una circolare ministeriale non ha valore di legge. E quindi chi non ha il permesso non può lavorare. Un'emergenza grave, perché la questura ha ricevuto dalle Poste 15mila domande di rinnovo da verificare, ma entro questo mese riuscirà a consegnare solo 620 permessi. Oltretutto, altre Procure stanno iniziando a seguire la stessa strada di quella di Brescia, mentre l'emergenza dei ritardi è diffusa in tutta Italia. Nonostante i correttivi apportati per velocizzare i tempi del rilascio, infatti, i dati nazionali del ministero dell'Interno parlano chiaro: su 613.121 domande presentate finora, sono stati rilasciati solo 37.199 permessi, di cui 11mila già ritirati. In alcune città si danno addirittura appuntamenti per gennaio 2008 e in questa situazione, senza provvedimenti urgenti, migliaia di lavoratori si vedrebbero mettere a rischio il posto. Per questo motivo, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e l'Associazione degli industriali di Brescia hanno firmato un protocollo d'intesa per tentare di fermare l'intervento delle Procure e degli ispettori della Direzione provinciale del lavoro nelle aziende: "Il governo -- dicono -- deve intervenire al più presto e trasformare la circolare Amato in un decreto legge".

La Procura di Brescia

L'iniziativa della Procura di Brescia contro le aziende nasce da un'interpretazione "rigida" della legge. L'articolo 22, comma 12, del Testo unico sull'immigrazione (legge Bossi-Fini) dice infatti che è punibile il datore di lavoro che ha alle proprie dipendenze "lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno (..) ovvero il cui permesso è scaduto e del quale non sia stato chiesto il rinnovo nei termini di legge". Se il rinnovo è stato chiesto quindi nei tempi previsti (90 giorni o 60 giorni prima, a seconda del contratto), lavoratori e aziende sono in regola. (10 giugno 2007)

Testo dell’ Art. 22 comma 12 (Dlgs 286/1998)

Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.

Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS! [Valid RSS]